Rassegna Stampa

Perchè la CEI non vuole salire sulla barca
del cardinal Martini e di don Verzé


In un passaggio dell’intervista pubblicata due giorni fa sull’Osservatore Romano, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, ha parlato lungamente di famiglia e di centralità della pastorale del matrimonio. Nelle sue parole è naturale leggere un’implicita risposta alla richiesta di apertura, perché anche ai divorziati cattolici risposati siano concessi i sacramenti, avanzata dal cardinale Carlo Maria Martini e da don Luigi Verzé nel loro recente libro-dialogo intitolato “Siamo tutti nella stessa barca”. “Ritengo che la chiesa debba trovare soluzioni per queste persone” - afferma Martini nella conversazione con il fondatore del San Raffaele - persone “che soffrono perché si sentono emarginate”.

Sollecitato dal giornalista dell’Osservatore, il cardinale Bagnasco puntualizza che “il Vangelo della vita, della famiglia, del matrimonio sono questioni da sempre al centro dell’evangelizzazione. Certamente in questi ultimi anni, a seguito di quella diffusa fragilità che si individua in molte situazioni in cui purtroppo il matrimonio e la famiglia entrano in crisi, si richiede un investimento ancora più capillare. Quindi l’attenzione della chiesa, che da sempre è rivolta all’istituzione familiare, ritenuta cellula fondante della società e rispondente al disegno divino e al sacramento che Cristo ha istituito, deve essere ancora maggiore nelle nostre comunità cristiane”.

Non è affatto detto, tuttavia, che maggiore attenzione per la famiglia e il matrimonio significhi per Bagnasco concordare con Martini e Verzé. Al contrario, c’è chi in casa Cei ha accolto con preoccupazione l’annuncio della pagina sul Corriere nella quale Martini dialogherà mensilmente con i lettori. Il timore è che quella pagina possa diventare, di fatto, uno spazio di controcanto perenne a tutto quello che farà la chiesa italiana, quasi uno strumento di controcatechesi, improntato ad aperture che rischiano di diventare smentite delle posizioni ufficiali della chiesa, soprattutto per quello che riguarda la morale familiare.

Nella sua intervista all’Osservatore, Bagnasco ha sottolineato che nella chiesa “da sempre c’è attenzione verso la pastorale del matrimonio”, e il presidente della Cei sembra intenzionato a mostrare presto, nei fatti, che cosa significhi rafforzare quell’attenzione. In termini di presenza, radicamento, cura educativa “nelle comunità cristiane”, contro una cultura “fortemente segnata dall’individualismo e dal relativismo”, e da “un disagio che nasce dal vivere in una società e in una cultura molto liquida, friabile, dove non c’è nulla di solido su cui poggiare e costruire l’edificio umano”. Non su un cambio di rotta, quindi, ma piuttosto su un raddrizzamento del timone sembra volersi muovere la presidenza della Conferenza episcopale italiana, che dovrebbe annunciare tra breve la nomina di un nuovo responsabile della pastorale delle famiglie, al posto dell’attuale direttore, monsignor Sergio Niccoli.

E anche il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, cardinale Ennio Antonelli, nel suo incontro con i rappresentanti dell’associazione “Famiglie separate cristiane”, avvenuto domenica scorsa, ha annunciato un progetto “per promuovere ricerche sociologiche in vari paesi, allo scopo di quantificare costi e sofferenze - personali e collettivi - delle separazioni e dei divorzi”. L’iniziativa deve supportare la richiesta di sostegno alla famiglia, vale a dire quella che oggi “è la principale preoccupazione della chiesa”.

fonte: da "il Foglio" del 3 giugno 2009