Rassegna stampa

Lo stile della signora Merkel e della politica tedesca

di Claudio Magris



Lo stile della signora Merkel e della politica tedesca di CLAUDIO MAGRIS Angela Merkel o meglio il partito guidato da lei ha nettamente vinto le elezioni tedesche.


Personalmente sono dispiaciuto della sconfitta dei socialdemocratici e ancor pi del fatto che a prendere il loro posto, nella coalizione, sia il partito liberale, che anche in Germania, come ovunque, alberga pi anime ma è in generale pi a destra di quanto ci si attenderebbe da una formazione politica che si richiama al liberalismo.


Le prime avvisaglie del loro atteggiamento per quel che riguarda l'assistenza sociale sono poco rassicuranti. Ma bisogna riconoscere che il risultato elettorale ha premiato quello che è probabilmente il miglior governo che abbia guidato un Paese europeo negli ultimi anni.


Angela Merkel merita la stima non solo degli elettori della Cdu. il suo governo ha fronteggiato la crisi economica con fermezza e con ca1ma, senza isterie allarmiste e sena false rassicurazioni ottimiste, e soprattutto senza approfittarne per sferrare colpi bassi agli avversari. L'immigrazione che investe la Germania come ogni altro Paese europeo e che negli anni ha assunto proporzioni rispetto alle quali le preoccupazioni italiane sono quasi ridicole è stata e viene affrontata con pacata razionalità, senza ricorrere alla retorica delle scontro di civiltà e della calata dei barbari, ma con oggettiva e ferma attenzione al problemi concreti.


Anche e specialmente nel difficile momento della crisi, il governo Merkel ha difeso e ribadito quel modello tedesco di capitalismo che si suole definire pure renano e che, fin dai tempi di Bismarck, ha posto e pone l’accento sulla concreta, materiale realtà sociale, contrapponendosi al capitalismo di marca anglosassone, essenzialmente e negli anni recenti quasi esclusivamente finanziario, in parte responsabile della crisi che ora ha investito l'Occidente. Nella franca e dura discussione avuta -poco tempo fa col premier britannico Brown, Angela Merkel ha difeso una concezione umanistica, profondamente europe -continentale, dell'economia, della gestione delle sue crisi e dell'interesse delle categorie socialmente pi minacciate. 11 disaccordo su alcune singole misure non può riconoscere questo dato di fatto.


Ma la Germania ha dato soprattutto una lezione di stile. Nella coalizione del governo uscente, ha prevalso una sostanziale lealtà fra le varie componenti, ignota in Italia. I social-democratici non si sono sognati di boicottare il governo di cui facevano parte per indebolire il leader, mentre in Italia le pugnalate più letali e traditrici vengono inferte all'interno delle coalizioni di governo, fra i partiti che lo costituiscono. Inoltre e questa è forse la lezione pi grande Angela Merkel ha dimostrato che si può governare e vincere le elezioni continuando a far politica in modo serio e corretto, a differenza di quanto avviene in Italia e sta iniziando ad avvenire pure in Francia e in Spagna:
Non è detto, grazie a Dio, che la politica debba essere pop. Anche Angela Merkel, ovviamente, va in televisione e immagino si compiaccia di una buona audience, ma sa che l'audience è un metro del successo e non, come credono altri, il successo. Per distrarsi, la sera guarderà anche lei programmi scaccia- pensieri, ma sa bene che la politica e l'isola dei famosi sono due cose diverse. Non si sottrae a qualche dibattito televisivo, ma, a differenza che da noi, non lo sopravvaluta e sa bene che la politica si fa veramènte altrove e non in una o in un'altra trasmissione, ancorché stimolante e ben condotta. Allo stesso modo, in Germania i quiz televisivi e gli ex coniugi che discutono in tv le loro magagne, i loro odi viperini e le loro lacrimevoli riconciliazioni non occupano certo in analoga misura, con le loro noiose scemenze, lo schermo. Angela Merkel vive in (e governa) un Paese in cui si fanno ovviamente, come ovunque, costosi fumettoni cinematografici, utili a far passare un paio d'ore della vita senza pensare a come essa sia cos'i spesso invivibile. Ma ad esempio un ipotetico polpettone sui Nibelunghi non obbligherebbe, come il nostro Barbarossa, i leader politici a sorbirselo anche se non ne hanno voglia, come è toccato a Berlusconi e a Bossi, che magari quella sera avrebbero volentieri fatto altre cose.



Di Angela Merkel si conosce lo stato civile, ma non si sa niente di speciale sulla sua vita privata, come è. giusto, e lei non si sogna di esibirla e tantomeno di farne uno strumento di propaganda politica, come Berlusconi e anche Sarkozy, il cui divorzio e il cui successivo ultimo matrimonio sono stati orchestrati come una campagna elettorale. In Germania la politica non trascura l'immagine, ma mantiene in qualche modo ll senso della differenza tra la realtà o la politica e l'immagine, differenza che sembra svanita in Italia e comincia a confondersi pure in altri Paesi.
Berlusconi è il maestro di una politica ridotta ad immagine e ad audience, sino al punto di rischiare di diventarne vittima approfittando tuttavia pure di questa immagine di vittima. Una differenza abissale tra lui e Angela Merkel due esempi radicalmente opposti di fare politica è che a quest'ultima non verrebbe neppure in mente di cercare di boicottare la stampa che la critica, anche perché sa che in tal modo firmerebbe la propria condanna, così come non le verrebbe in mente di proclamarsi il pi grande Cancelliere della storia tedesca, se non altro per non diventare un personaggio ridicolo.



«La Germania che abbiamo amata», scriveva Croce alla fine della guerra, paragonandola malinconicamente all'infame Germania nazista. Si può forse tornare a dire con tutte le cautele, i distinguo, le critiche e le riserve del caso “La Germania che amiamo”?


fonte: Corriere della Sera – 12 ottobre 2009