Pensando

L’autogrill…
di Domenico Vestito*

L’Italia è bella. L’affermazione, forse, non è delle più originali, ma è l’esclamazione che sgorga dal cuore quando si ha la possibilità di attraversarla tutta, da nord a sud, così come mi è accaduto, nelle scorse settimane, venendo a Verona dalla Locride. Vedi scorrere sotto i tuoi occhi la dolcezza delle colline, la lucentezza del mare, l’asprezza e severità dei monti. E poi le città. Ognuna ricca di storia, arte, cultura. Un Paese veramente straordinario l’Italia.
Lo stupore, tuttavia, si fa ferma indignazione entrando nel profondo di questa Italia. Ti accorgi, infatti, che è una Nazione divisa, profondamente divisa. Diseguale, tra un nord avanzato, che guarda con fiducia al domani, e un sud stanco, affaticato, che arranca, che stenta a vivere il presente. Riesci a toccare con mano questo divario negli autogrill, questi enormi luoghi di sosta, ricchi di varia umanità.
In quelli del nord hai la possibilità di ristorarti in strutture moderne, ben organizzate, con una pulizia accurata. Scendendo lungo lo stivale lo spettacolo cambia. Tutto è precario, sporco, rovinato, brutto. Fai persino fatica a scegliere dove fermarti, tanto è difficile scegliere il meno peggio.
Gli autogrill per me, oggi, sono lo specchio di questo nostro buffo Paese. Il discorso, ovviamente, vale non solo per le strade ed autostrade, ma anche per i treni e per molti altri servizi pubblici. Al nord efficienza ed efficacia. Al sud inefficienza e inadeguatezza.
Possiamo rassegnarci di fronte a tutto questo? Possiamo continuare a dire che tanto è sempre stato così? La Scuola del Vivere Insieme, l’Università e il Monastero del Bene Comune ci insegnano che non è così, non può e non deve essere così.
Dobbiamo denunciare con forza la sistematica volontà, da parte di gruppi di potere ben strutturati ed organizzati, di escludere una parte dell’Italia dallo sviluppo, negandogli un “divenire”. Se non fosse così, infatti, non si spiegherebbe perché un’importante società italiana, quale è Autogrill, con investimenti in tutto il mondo, lascia nell’abbandono più totale le proprie strutture presenti nel mezzogiorno d’Italia. Se non fosse così non si spiegherebbe la circostanza che al nord si parla di alta velocità e al sud per fare 100 km in treno, da Locri a Lametia Terme, occorre impiegare quasi tre ore. Non stiamo parlando del terzo o quarto mondo, ma della civilissima Italia, uno dei sette grandi della terra. Certo molte delle responsabilità le abbiamo noi cittadini, che negli anni non abbiamo mai saputo apprezzare con concretezza e sincerità quanto di buono c’era e c’è dalle nostre parti. Qualcuno dovrà pur spiegarci perché, in questa parte dell’Italia, non si investe in strutture belle, adeguate ed efficienti. I nostri partner europei, per usare un’espressione che oggi va di moda, le sanno queste cose? Credo proprio di no.
Qualcuno, giustamente, dirà: ma voi al sud cosa fate? E’ vero, le nostre responsabilità sono grandi. Ci siamo lasciati sopraffare dall’idea del destino e dell’ineluttabile. Abbiamo vissuto per decenni sperando che altri risolvessero i nostri guai. Non abbiamo mai preso l’iniziativa. La società civile al sud non esiste, in Calabria in modo particolare. Qualcosa, però, si sta muovendo. Occorre, ora, non sentirci soli. Abbiamo bisogno come l’aria di sapere che qualcuno, dall’altra parte del Paese, è con noi e condivide le nostre stesse battaglie.
In queste ultime settimane sta emergendo con forza quanto più volte abbiamo denunciato: gli interessi delle mafie, di tutte le mafie, sono essenzialmente al nord e lì che bisogna colpire. L’autogrill, allora, specchio di questa realtà così distorta sia l’esempio. Non arrendiamoci di fronte alla sporcizia e all’approssimazione. Non fermiamoci di fronte a toilette inagibili ed indecenti. Emarginiamo chi fa il male e desidera asservire a se anche le coscienze. Attuiamo una protesta responsabile, che si faccia immediatamente proposta. Possiamo farlo, però, solo se saremo uniti. Non facciamoci dividere come gli autogrill: i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Consolidiamo le maglie della rete che ci unisce. E ancora, con forza, diciamo il nostro si ad un’UTOPIA di speranza e di liberazione per questo nostro Paese.

* Domenico Vestito, giovane avvocato della Locride, primo "Dottore honoris causa in Utopia" dell'Università del Bene Comune.