<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184</id><updated>2011-10-03T15:06:47.236-07:00</updated><title type='text'>COMUNITÀ STIMMATINI SEZANO</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>380</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8786106835644397605</id><published>2010-07-26T03:28:00.000-07:00</published><updated>2010-07-26T03:28:07.392-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div class="w300 fleft" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2010/07/20100720_312293.jpg" imageanchor="1" style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0pt; margin-right: 20px;"&gt;&lt;img border="0" class="fleft" height="320" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2010/07/20100720_312293.jpg" style="margin-top: 0pt;" width="234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="fleft w620 f30 grazie grigiotitolo" style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Un sindaco (donna) che resiste &lt;br /&gt;al far west Calabria&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="fleft w620 f14 lh14 nero grazie bold" style="text-align: center;"&gt; &lt;b&gt;Intimidazioni alla prima cittadina di Isola Capo Rizzuto: tre auto andate in fumo in poche notti sono il risultato della battaglia contro lottizzazioni e speculazioni&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;In Calabria c’è una cosa che non devi mai fare: metterti contro troppi poteri forti. La ‘ndrangheta, le imprese fameliche che vogliono mangiarsi il territorio e la malapolitica. &lt;strong&gt;Carolina Girasole&lt;/strong&gt;, professione biologa, madre di due bambine e sindaco di Isola di Capo Rizzuto per passione civile, ha fatto tutto ciò. Si è schierata contro, e nell’esclusivo interesse della sua comunità. Gli altri lo hanno capito e hanno risposto alla maniera di “certa” Calabria: minacciando. In quattro notti, dal 1 luglio in poi, sono andate in fumo la macchina del direttore dell’Ufficio urbanistico, quella del vicesindaco &lt;strong&gt;Anselmo Rizzo&lt;/strong&gt;, e quella del sindaco. Un falò dell’infamia. Da allora la sindaca Carolina vive “sotto vigilanza”, nel senso che ogni volta che deve uscire (per la sua attività di sindaco, per fare la spesa, per accompagnare le bimbe al mare, insomma, per vivere) deve avvisare i carabinieri che la scortano e la proteggono. Vanno così le cose nel Far West Calabria. Parliamo con la sindaca per capire chi c’è dietro quella notte dei fuochi, chi minaccia la sua amministrazione. “Ci stiamo interrogando, ma non riusciamo a concentrarci su un solo aspetto. Perché da due anni una sola cosa è certa: abbiamo colpito molti interessi”.&lt;br /&gt;Isola di Capo Rizzuto, 15 mila abitanti a ridosso di Crotone. L’isola del sole, la chiamano, per il mare e la bellezza delle coste. “Un patrimonio che qui fa gola a tanti – dice la sindaca –, soprattutto a chi vuole cementificare. Penso non solo al classico abusivo, ma a chi ha in mente la costruzione di villaggi turistici e si preoccupa poco del territorio”. Fermiamoci un attimo per ricordare che anni fa sulle coste di Crotone e dintorni qualcuno voleva tirar su “Europaradiso”, un megainsediamento per 14 mila turisti, un investimento da 7 miliardi di euro dietro il quale c’è il fondato sospetto di interessi mafiosi. “Quando due anni fa – ragiona la Girasole – vincemmo le elezioni sapevamo di andare incontro a una serie di conflitti. Abbiamo rimesso in discussione tutto: rifatto vecchi bandi di gara, rivisto appalti e concessioni e soprattutto abbiamo messo le mani su tutte le lottizzazioni, quelle sulla costa in modo particolare. Isola è bellissima, il mare ancora limpido, ma dobbiamo risanare le ferite che in questi anni sono state inferte al territorio, per questo abbiamo iniziato una serie di abbattimenti”. Insomma, una montagna da scalare nella Calabria delle devastazioni delle coste, degli abusivismi, del mare ridotto ad una fogna.&lt;br /&gt;Ma c’è anche altro ad aver dato fastidio: la confisca dei terreni del &lt;strong&gt;clan Arena&lt;/strong&gt;. La cosca che a Isola comanda tutto, una delle “famiglie” più potenti della ‘ndrangheta, con propaggini in Lombardia ed Emilia-Romagna. Poche settimane fa Carolina Girasole era sui terreni (cento ettari) strappati al clan, per mietere l’orzo. “Non si trovava una trebbiatrice – ricorda &lt;strong&gt;Antonio Tata&lt;/strong&gt;, responsabile di Libera -, tutti avevano paura, ma siamo riusciti lo stesso a salvare il raccolto”. A maggio, sempre sui terreni degli Arena, sindaco e &lt;strong&gt;don Luigi Ciotti&lt;/strong&gt; erano a raccogliere finocchi, quintali di prodotto subito entrato nel circuito di Libera e delle sue coop, ma anche regalato durante la manifestazione del Primo maggio a Rosarno. Segnali importanti che hanno dato fastidio alle cosche perché rappresentano il segno della loro impotenza. “Non siamo degli eroi – dice la sindaca -, ma se in Calabria vuoi amministrare in nome della comunità e non di interessi particolari non puoi fare diversamente: devi rompere schemi, colpire interessi, anche quelli grandi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carolina Girasole e i suoi amministratori hanno iniziato un lungo braccio di ferro con le potentissime imprese dell’eolico. “Qui – ci racconta – esiste il più grande parco eolico d’Europa, hanno occupato fette enormi del territorio, ma versano al Comune solo 350 mila euro l’anno, a prescindere del fatturato che realizzano e che è altissimo come si può immaginare. Non è giusto, stiamo tentando di ridefinire gli accordi. Con la società che gestisce l’altro parco, che fattura un terzo del precedente, ci siamo in parte riusciti portando la parte dovuta al Comune a 750 mila euro l’anno. Sono soldi che servono alla comunità, che investiremo in scuole, servizi e opere pubbliche”. Bracci di ferro, tensione, battaglie, anche per i parchi fotovoltaici. “Stiamo rivedendo tutto, al momento abbiamo bloccato le concessioni, soprattutto quelle sulla zona costiera”. Un’ultima domanda, la famiglia. Cosa è successo quando a casa hanno saputo della macchina incendiata? “Problemi, soprattutto con le bambine, ma alla fine la mia famiglia ha capito e ha risposto con grande dignità. Un valore eversivo in terra di Calabria, ma questa è una guerra che dobbiamo vincere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="grigioscuro grazie f12"&gt;di Enrico Fierro &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;em&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/em&gt; del 20 luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/20/un-sindaco-donna-che-resiste-al-far-west-calabria/41943/"&gt;http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/20/un-sindaco-donna-che-resiste-al-far-west-calabria/41943/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8786106835644397605?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8786106835644397605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8786106835644397605&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8786106835644397605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8786106835644397605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/07/rassegna-stampa_27.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-2399008623042115768</id><published>2010-07-26T03:13:00.000-07:00</published><updated>2010-07-26T03:13:50.174-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tutti zitti e gli sbarchi proseguono &lt;br /&gt;Maroni, elogio turistico di Lampedusa&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="fleft w620 f14 lh14 nero grazie bold" style="text-align: center;"&gt; &lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="fleft w620 f14 lh14 nero grazie bold" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Cambiano le rotte, ma gli arrivi di clandestini proseguono. Aumentano del 50% i clandestini che dalla Turchia passano in Grecia per arrivare in Italia&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="fleft w620 f14 lh14 nero grazie bold" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;L’invasione non è stata fermata. Gli sbarchi continuano. Ciò che cambia sono le rotte. Non più la Sicilia, ma il Salento. Cambiano anche le imbarcazioni. Non più solo carrette del mare, ma anche imbarcazioni di lusso. I nuovi sbarchi passano sotto traccia, coperti dalle parole del ministro dell’Interno &lt;strong&gt;Bobo Maroni&lt;/strong&gt; per il quale “l’accordo con la Libia ha restituito la vocazione turistica a Lampedusa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà, ma all’alba di ieri proprio a Lampedusa sono sbarcati trentasette migranti che dopo aver raggiunto l’approdo di Cala Francese, sono stati bloccati dalla Capitaneria di Porto. E ancora: 236 persone, quasi tutti eritrei, due settimane fa sono arrivate a Portopalo di Capo Passero nel siracusano. Dopo lo sbarco, la maggior parte è riuscita a disperdersi nel territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto prosegue come prima. C’è la Sicilia, ma anche la Puglia. A Otranto sono stati ben cinque gli sbarchi dall’inizio dell’estate. L’ultimo, avvenuto nella notte tra il 19 e il 20 luglio ha coinvolto sessanta persone. Quasi tutti cittadini iracheni, iraniani e afghani, tra cui dodici minori e due neonati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I numeri ci sono ed “è per questo che si può parlare a tutti gli effetti di una ripresa degli sbarchi”. &lt;strong&gt;Oliviero Forti&lt;/strong&gt;, responsabile Immigrazione della Caritas italiana, non ha dubbi e rilancia: “Gli arrivi a cui stiamo assistendo potrebbero presto aumentare”. La stretta sulle rotte siciliane sta deviando le imbarcazioni. “Il Salento si candida a diventare la nuova frontiera”, spiega ancora Forti. “Inoltre, i trafficanti stanno rivedendo la loro organizzazione. Per la prima volta ci troviamo di fronte a migranti trasportati su imbarcazioni di lusso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ stata la Questura di Lecce a chiedere il supporto delle Caritas diocesane pugliesi per assistere i migranti. Si tratta per la maggior parte di persone che vengono in Europa in cerca di asilo politico. “Tutti casi – conclude Forti – che richiedono un impegno più deciso da parte del governo e investimenti che consentano un’accoglienza dignitosa”. È la stessa Agenzia europea per la gestione delle frontiere dell’Unione, Frontex, a comunicare un aumento del 50% dei migranti che attraversano la frontiera turca per entrare in Grecia e da lì proseguire, anche verso l’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli stessi patti siglati con la Libia potrebbero riservare delle sorprese. Il negoziato per un accordo quadro in corso tra Libia e Unione europea sta incontrando ostacoli per il finanziamento delle apparecchiature che &lt;strong&gt;Gheddafi&lt;/strong&gt; intende installare lungo i confini meridionali del suo Paese. A oggi, l’Unione non intende coprire l’intero costo. Alle difficoltà nelle trattative si aggiungono i dissapori seguiti a una risoluzione approvata il 17 giugno, con cui il Parlamento europeo esprimeva preoccupazione e forti critiche verso i trattamenti dei migranti da parte della Libia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Del Grande&lt;/strong&gt;, fondatore Fortress Europe, l’Osservatorio sulle vittime dell’emigrazione, ritiene che potrebbero essere queste alcune delle ragioni che hanno portato nei giorni scorsi al rilascio dei 205 eritrei detenuti a Brak dopo la rivolta di Misratah del 29 giugno, e all’annuncio della possibile liberazione di altre tremila persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Libia non può mantenere queste persone”, ha detto &lt;strong&gt;Hafed Gaddur&lt;/strong&gt;, ambasciatore libico in Italia. “Il messaggio è chiaro – dice Del Grande – . Gheddafi non intende fare il cane da guardia per l’Europa se questa non lo finanzia nella misura da lui richiesta. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. Se le partenze dalle coste libiche dovessero riprendere – afferma Del Grande – significa che le nostre preoccupazioni erano fondate”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="grigioscuro grazie f12"&gt; &lt;i&gt;di Franz Baraggino&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="grigioscuro grazie f12 destra" style="margin-right: 10px;"&gt;23 luglio 2010 - "www.ilfattoquotidiano.it"&lt;/span&gt;&lt;span class="grigioscuro grazie f12"&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/23/tutti-zitti-e-gli-sbarchi-di-clandestini-proseguono-maroni-elogio-turistico-di-lampedusa/43482/"&gt;http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/23/tutti-zitti-e-gli-sbarchi-di-clandestini-proseguono-maroni-elogio-turistico-di-lampedusa/43482/&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-2399008623042115768?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/2399008623042115768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=2399008623042115768&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2399008623042115768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2399008623042115768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/07/rassegna-stampa_1550.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-2492245867675779183</id><published>2010-07-26T02:52:00.000-07:00</published><updated>2010-07-26T02:52:52.418-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Eritrei dimenticati in Libia. Nessun passo dell’ambasciata italiana&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Stanno morendo di fame. Dormono per strada. Nessun funzionario dell'ambasciata italiana né di altri Paesi terzi li ha visitati per sincerarsi delle loro condizioni. Continua l'odissea degli eritri ex segregati di Brak. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A sfamarli non serve quel documento valido tre mesi. Liberi. Di morire di fame. Liberi. Di vivere dormendo per strada, senza un soldo. È la condizione disperata della stragrande maggioranza (almeno 190 su 205) degli eritrei ex segregati del carcere libico di Brak. A raccoglierne la richiesta di aiuto è, come sempre, Mussie Zerai, l’infaticabile sacerdote eritreo responsabile dell’ong Habesha, l'associazione che si occupa di accoglienza dei migranti africani in Italia: «Ho lanciato un appello - dice don Zerai a l’Unità - a tutte le organizzazioni umanitarie internazionali, perché si attivino per aiutare queste persone a sopravvivere, permettendo loro almeno di pagarsi un trasporto da Sebah a Tripoli». SENZA ASSISTENZA «Tutti possono visitare i centri di accoglienza, che pure abbiamo chiuso, e sincerarsi delle condizioni degli eritrei...», così aveva affermato alcuni giorni fa l’ambasciatore della Libia in Italia, Hafed Gaddur. A ciò che risulta a l’Unità, nessuno dei possibili visitatori, ha potuto raggiungere Sebah. «Nessuno, proprio nessuno, né di una Ong, né un diplomatico di un Paese terzo, né un funzionario dell’Onu», conferma Zerai. La campagna di denuncia ha prodotto un risultato: i 205 eritrei non sono più segregati a Brak. E questo è positivo. Ma il loro presente e il loro futuro è segnato dalla disperazione e dall’incertezza. Nonostante le assicurazioni fornite dall’ambasciatore Gaddur, le notizie che filtrano da Tripoli e che l’Unità ha raccolto, danno conto di persistenti ostacoli alla libertà di movimento di persone operanti nell’ambito dell’Unhcr (l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati). Così come risulta che finora nessun funzionario dell’ambasciata o consolare italiano sia stato attivato per recarsi a Sebah. Un immobilismo tanto più ingiustificabile se si pensa che - come riportato da Il Manifesto e rilanciato da l’Unità - più di cento (103) dei 205 eritrei segregati a Brak erano stati respinti dall’Italia mentre provavano a raggiungere via mare Lampedusa. IMMOBILISMO «Aiutarli a raggiungere Tripoli è solo il primo passo - annota ancora Mussie Zerai - perché la soluzione a questa tragedia, come ad altre dello stesso segno, resta quella che dall’inizio avevano indicato i miei fratelli abbandonati: essere reinsediati in Italia o in un qualsiasi altro Paese dell’Europa che riconosce il diritto di asilo». L’alternativa non esiste. Se non sottoforma di una beffa atroce. Tra tre mesi, quando scadranno i permessi rilasciati dalle autorità libiche, i disperati di Sebah dovranno bussare alla porta dell’Ambasciata eritrea, per ottenere i documenti richiesti da Tripoli. Quello che i rifugiati eritrei non intendono fare. Perché dall’Eritrea sono fuggiti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Umberto De Giovannangeli &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Fonte: l'Unità&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;22 luglio 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-2492245867675779183?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/2492245867675779183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=2492245867675779183&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2492245867675779183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2492245867675779183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/07/rassegna-stampa_26.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4716572216236417733</id><published>2010-07-26T02:43:00.000-07:00</published><updated>2010-07-26T02:43:38.843-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;COMUNICATO STAMPA&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;1 milione e 400 mila firme raccolte, è record&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Adesso stop agli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, lunedì 19 luglio, il Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica consegna oltre un milione e quattrocentomila firme presso la Corte di Cassazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prossimo appuntamento del popolo dell'acqua è il prossimo 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l'assemblea dei movimenti per l'acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 19 luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;di Paolo Carsetti&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Segreteria Campagna Referendaria Acqua Pubblica&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.acquabenecomune.org/"&gt;www.acquabenecomune.org&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4716572216236417733?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4716572216236417733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4716572216236417733&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4716572216236417733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4716572216236417733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/07/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-5671784418760717350</id><published>2010-05-11T07:08:00.001-07:00</published><updated>2010-05-11T07:08:36.149-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="4"&gt;ASFALTO E CEMENTO TRA ALPI E LAGUNA&lt;/font&gt;       &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il progetto Motorcity sul tavolo del governatore Zaia&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;di Ferruccio Sansa&lt;/p&gt;  &lt;p align="left"&gt;   &lt;br /&gt;Chissà che cosa deciderà il Governatore “contadino”. Luca Zaia deve ancora mostrare la sua idea del nuovo Veneto, deve far capire se intende proseguire sulla strada del predecessore, che sarà pure ministro delle Politiche Agricole, ma ha cementificato la sua terra.    &lt;br /&gt;Sulla scrivania di Zaia presto arriverà un progetto che cancellerà 460 ettari di campi e modificherà per sempre la campagna veronese: l’autodromo di Motorcity, un progetto lanciato anni fa dalle società di Chicco Gnutti e Gianpiero Fiorani …sì, proprio i furbetti del quartierino. L’a u t o d ro m o sarà una delle più grandi opere del Veneto, insieme con il passante di Mestre e il Mose. Finora la Lega si è astenuta, ma adesso tocca a lei decidere.    &lt;br /&gt;Siamo a &lt;b&gt;Vigasio e Trevenzuolo&lt;/b&gt;, in provincia di Verona. A centocinquanta chilometri da Monza e Imola, due circuiti storici che in questo periodo non se la passano troppo bene.    &lt;br /&gt;Già, l’industria automobilista è in crisi, la Formula 1 annaspa e punta sull’Asia dove girano soldi e fioriscono piste su isole artificiali. Ebbene, che cosa si fa in Veneto? Un autodromo lungo 5,2 chilometri per oltre un miliardo di investimento.    &lt;br /&gt;Ma il punto è soprattutto un altro, andate a Vigasio per rendervene conto. A nord nelle giornate terse vedete le Alpi, a est il cielo sbianca verso la Laguna. Intorno è pianura a perdita d’occhio, quella terra spessa, scura che imbeve ogni cosa del suo colore.    &lt;br /&gt;Siamo al confine tra Veneto e Lombardia, dove la Lega affonda le sue radici, rurali più che metropolitane. Ora, però, all’immagine che avete davanti sovrapponetene un’altra: quella del &lt;b&gt;futuro autodromo &lt;/b&gt;elaborata nel “rendering” degli architetti (&lt;a href="http://www.motorcityvr.it" target="_blank"&gt;www.motorcityvr.it&lt;/a&gt;). Ecco, al posto della campagna comparirà il serpente d’asfalto della pista. Ma il grosso del progetto, e dell’affare, sta nel centro commerciale da 769 mila metri quadrati, nel parco tematico da 350 mila metri quadrati (il doppio della vicina Gardaland), nel polo tecnologico (268 mila metri quadrati), in alberghi, ristoranti e immancabili case. Poi caselli, strade e metropolitane. Insomma, cemento.    &lt;br /&gt;“E’ un progetto colossale che rischia di stravolgere i nostri paesi, di Vigasio e Trevenzuolo, che saranno divorati da Motorcity, diventeranno un’appendice della pista”, sospira Cesare Nicolis.    &lt;br /&gt;La sua storia racconta tante cose del Veneto di oggi che ha il record dei cantieri, ma anche dei comitati. Nicolis è un ex dirigente di banca, uno che sa maneggiare bilanci e che a 59 anni ha deciso di andare in pensione per dedicarsi alla sua terra. Nel suo archivio conserva migliaia di pagine con la strana vicenda M o t o r c i t y. Dall’inizio, quando si fece una gara tra i Comuni del Veneto per aggiudicare il progetto. Vinsero Vigasio e Trevenzuolo. E’ il luglio del 2004 quando Earchimede e Draco vengono indicate come società realizzatrici dell’opera. Dietro il progetto si intravvedono Emilio Gnutti, Hopa, la Popolare di Lodi guidata da Gianpiero Fiorani e Unipol, insomma, i protagonisti delle scalate dell’estate 2005. Il sogno di Gnutti, che divide il cuore tra finanza e motori, si realizza. Intanto, però, il progetto cambia faccia: intorno alla pista crescono i palazzi. Il resto della storia è scritto nelle visure camerali di Motorcity: i furbetti vanno a gambe all’aria e così l’autodromo passa in altre mani.    &lt;br /&gt;Oggi a tenere le redini sono le cooperative. Ma della società fanno parte anche enti locali.    &lt;br /&gt;Perfino la &lt;b&gt;Regione Veneto&lt;/b&gt;. Amministrazioni che con una mano firmano gli atti societari e con l’altra le autorizzazioni a costruire. E il progetto va avanti, nonostante i dubbi. Lo stesso Giancarlo Galan, allora Governatore, disse: “Quel progetto non mi convince”. Ma intanto la Regione dà via libera.    &lt;br /&gt;Nonostante le ombre delle valutazioni di &lt;b&gt;impatto ambientale&lt;/b&gt;. Carte che forse gli abitanti di Vigasio e Trevenzuolo non conoscono. La società realizzatrice promette che a Motorcity arriveranno fino a 106.483 persone nei giorni feriali; nei giorni festivi si toccheranno 180.995 presenze. Molti visitatori,    &lt;br /&gt;soldi, certo, ma anche inquinamento. E nel giugno 2008 l’Arpav mette nero su bianco le sue cautele: “La valutazione dell’impatto riguardo al Pm10 appare fortemente sottostimata. Dalle nostre stime l’aumento di traffico – anche realizzando sistemi di trasporto come la metropolitana – comporta un aumento delle    &lt;br /&gt;emissioni di sei volte”. Parliamo di particolato, di polveri sottili, quegli inquinanti che se finiscono nei polmoni provocano tumori. Che minacciano soprattutto anziani e bambini. Il progetto, però, va avanti. A trainarlo è la promessa dei posti di lavoro . Motorcity, sono certi gli investitori, “darà occupazione a 15 mila persone”. Possibile. Difficile dire se il calcolo tenga conto dei posti di lavoro che si perderebbero nell’agricoltura, oppure a Monza, Imola o Gardaland. La popolazione di Vigasio è divisa.    &lt;br /&gt;E anche la politica. Il centrodestra è favorevole (nella società siedono anche ex amministratori del Pdl), mentre il centrosinistra è contrario. Beppe Grillo e i suoi meet up si sono battuti contro la pista. Alle    &lt;br /&gt;elezioni di Vigasio, a marzo, vince il Pdl (41,4%), viene riconfermato il sindaco Daniela Contri che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per Motorcity (che tra l’altro risanerà le casse pubbliche con gli oneri di urbanizzazione):    &lt;br /&gt;“E’ una grossa opportunità per il Comune e i proprietari dei terreni. Oggi c’è una distesa di granoturco, di polenta… tiriamo via la polenta… l’agricoltura non ha grandi prospettive”.    &lt;br /&gt;Maurizio Fontanili, presidente della &lt;b&gt;Provincia di Mantova&lt;/b&gt; (Pd), contro Motorcity invece sta combattendo da anni: “Siamo una delle zone più fertili d’Italia, qui si alleva il 17 per cento dei suini, si produce il 23 per cento di Grana Padano. Vi rendete conto dell’impatto che avrebbero sulla nostra terra centomila persone al giorno?”. Mantova, però, è in Lombardia. A pochi passi da Motorcity, ma oltre la linea invisibile che divide le regioni. Insomma, rischia di dover subire le decisioni prese a Venezia. Ora    &lt;br /&gt;tutto è appeso a un ricorso al Tar presentato da Mantova. Alla linea che prenderà Zaia. Cesare Nicolis intanto si guarda intorno, guarda il paesaggio o forse immagina il panorama futuro, con i campanili della campagna veneta affiancati dalle torri dell’a u t o d ro m o.&lt;/p&gt;  &lt;p align="left"&gt;8 Maggio 2010- “il Fatto Quotidiano”&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-5671784418760717350?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/5671784418760717350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=5671784418760717350&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5671784418760717350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5671784418760717350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/05/rassegna-stampa_11.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8374877555241788382</id><published>2010-05-03T11:38:00.001-07:00</published><updated>2010-05-03T11:38:51.063-07:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>IL CASO CALDEROLI   &lt;br /&gt;&lt;font size="4"&gt;La Cei difende l'unità d'Italia &amp;quot;E' un tesoro che appartiene a tutti&amp;quot;    &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;  &lt;br /&gt;Il presidente cardinal Bagnasco: &amp;quot;Non deve essere bistrattata&amp;quot;. Duro editoriale sul sito della fondazione di Luca di Montezemolo: &amp;quot;Contro questa Lega la politica è troppo debole&amp;quot;. Urso contro il ministro: &amp;quot;Fini ha posto un problema reale&amp;quot;   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ROMA&lt;/strong&gt; - Ancora polemiche sulle parole di Calderoli e sul suo possibile forfait alle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia. 1 Prima un duro editoriale sul sito di Italia Futura, 2 la fondazione di Luca di Montezemolo. &amp;quot;E' tempo di archiviare la benevolenza verso la strategia leghista&amp;quot; . Poi una netta presa di posizione del finiano Adolfo Urso. Ed infine il monito del presidente della Cei, il cardinal Angelo Bagnasco: &amp;quot;L'unità d'Italia è tesoro per tutti, non va bistrattata&amp;quot;   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Italia Futura.&lt;/strong&gt; Scrivono Carlo Calenda e Andrea Romano sul sito della fondazione Italia Futura. &amp;quot;È solo l’inaudita debolezza storica della nostra politica, nelle sue classi dirigenti e nella sua capacità di prospettiva, che ha consegnato ad un partito votato da 2.750.000 cittadini (molti dei quali chiedono solo di non vedere i propri soldi inghiottiti da una spesa pubblica sempre più improduttiva) il timone dell’agenda politica e di governo dell’i ntero paese. Gli altri venti milioni e passa di italiani che non hanno votato Lega si trovano di fatto ostaggio di un’organizzazione straordinariamente coesa e lucida nelle sue intenzioni che non trova alcun argine né a destra né a sinistra dello schieramento politico. In un paese normale - scrivono Calenda e Romano - quale l’Italia continua a non essere, le ambizioni della Lega sarebbero state sepolte dal senso di responsabilità di alleati e avversari e le legittime istanze dei suoi elettori avrebbero trovato risposta nell’azione di governo delle altre forze politiche. Non è successo ieri e temiamo che non succederà neanche domani, persino alla vigilia della storica ricorrenza del 150° anniversario dell’unità nazionale&amp;quot;.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Finiani contro.&lt;/strong&gt; Interviene anche il viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso. &amp;quot;E' la dimostrazione che Fini ha posto un problema reale, al punto tale che La Russa ha dovuto criticare l'atteggiamento di Calderoli, il quale evidentemente, è andato troppo avanti. Ecco perchè il Pdl deve svolgere un ruolo non di controllo ma di guida&amp;quot;. ''La celebrazione in se' ha poco senso. L'anniversario deve essere il momento per approntare le soluzioni, non solo per alzare la bandiera'' aveva detto Calderoli. Affermazioni che alimentano la diffidenza dei finiani verso il Carroccio. &amp;quot;Metteremo la Lega alla prova, su questo non faremo sconti - aggiunge Urso -. Proprio per questo abbiamo chiesto che il Pdl debba essere il partito guida della coalizione, in un'ottica di solidarietà nazionale&amp;quot;.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Bondi difende Calderoli.&lt;/strong&gt; Al fianco di Calderoli si schiera invece senza se e senza ma il ministro della Cultura, Sandro Bondi: &amp;quot;Nessuna dissociazione, ha solo detto che il modo migliore di ricordare l'Unità d'Italia è quello di realizzare il federalismo&amp;quot;.   &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;tratto da &lt;a href="http://www.repubblica.it"&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt; del 3 maggio 2010&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8374877555241788382?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8374877555241788382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8374877555241788382&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8374877555241788382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8374877555241788382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/05/rassegna-stampa_3796.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7058271254281905130</id><published>2010-05-03T08:56:00.000-07:00</published><updated>2010-05-03T11:38:13.500-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family: arial, freesans, sans-serif; font-size: 11px" class="Apple-style-span"&gt;     &lt;h3 style="padding-bottom: 10px; margin: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; color: rgb(64,76,99); font-weight: bold; padding-top: 0px"&gt;&lt;span style="font-size: large" class="Apple-style-span"&gt;Rai/ Cdr Rainews24: Oscurati su Rai3, cancellata fascia in chiaro&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;   &lt;br /&gt;&lt;/div&gt; Roma, 3 mag. (Apcom) - &amp;quot;Il canale all-news della Rai perde uno storico spazio di visibilità in chiaro su Raitre dalle 7 alle 7.30 che da oggi 3 maggio verrà sostituito con un programma della Testata regionale&amp;quot;. E' quanto si legge in una nota del Cdr.  &lt;br /&gt;&amp;quot;Un altro colpo mentre, pur in assenza di adeguate risorse e mezzi, Rainews24 - prosegue il Comitato di redazione - continua a fare ottimi ascolti. Siamo all'ennesima prova dell'assenza di un progetto editoriale per Rainews24. Il quadro si fa ancora più confuso con le voci non confermate, ma neanche smentite, di 'prove tecniche di all-news' da parte della Tgr. La confusione diventa totale quando la Rai senza chiarirne i motivi cambia anche il nome e il logo del canale che dal 18 maggio si chiamerà solo Rainews, perdendo il numero '24' che ormai è il tratto distintivo delle all news di tutta Europa&amp;quot;.  &lt;br /&gt;&amp;quot;Il Cdr di Rainews24 - prosegue la nota - chiede ancora una volta che il Direttore Generale e il Consiglio di Amministrazione della Rai chiariscano il ruolo e la missione editoriale del canale all-news, e risposte sulle risorse e mezzi indispensabili a garantire la competitività della Rai sull'informazione all news, anche in vista dell'arrivo sul digitale terrestre di Sky e dell'all-news di Mediaset. Di fronte a questo colpevole silenzio continuiamo a pensare che le decisioni sulla Rai vengano prese non più a Viale Mazzini, ma altrove&amp;quot;.    &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7058271254281905130?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7058271254281905130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7058271254281905130&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7058271254281905130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7058271254281905130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/05/rassegna-stampa_03.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8363911736259408500</id><published>2010-05-02T06:20:00.001-07:00</published><updated>2010-05-12T06:15:10.090-07:00</updated><title type='text'>Proposte Estate 2010</title><content type='html'>&lt;table border="0" width="749"&gt;&lt;tbody&gt;     &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&lt;strong&gt;28 giugno – 3 luglio 2010&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;         &lt;p align="justify"&gt;&lt;font color="#cc0000" size="5"&gt;Tre passeggiate nel bosco biblico&lt;/font&gt;             &lt;br /&gt;&lt;font color="#cc0000"&gt;settimana di studio biblico con &lt;strong&gt;p. Jean-Louis Ska&lt;/strong&gt; (gesuita, biblista)               &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000" size="2"&gt;Il seminario si propone come strumento di formazione biblica per chi guarda alla Sacra Scrittura come a riferimento essenziale per la propria vita, per chi svolge un servizio educativo nelle scuole o pastorale nelle parrocchie, per chi sa di trovare nella Bibbia il “grande codice” su ci leggere la nostra cultura.              &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;Dove: “Casa Alpina” degli Stimmatini viale Alpino 11, Malosco (Trento)&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;Costi: iscrizione 10 €, pensione completa 40/45 € al giorno&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;Iscrizioni: p. Caludio Montolli t. 0742 510330 e-mail: &lt;a href="mailto:claudiomontolli@tiscali.it"&gt;claudiomontolli@tiscali.it&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&lt;a href="http://sites.google.com/site/mbcarchivio/documenti/seminariobiblico10.doc?attredirects=0&amp;amp;d=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;scarica programma&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&lt;strong&gt;29 agosto - 4 settembre 2010&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&lt;font color="#cc0000"&gt;&lt;font size="5"&gt;In religioso ascolto della Parola di Dio&lt;/font&gt;             &lt;br /&gt;&lt;font color="#cc0000"&gt;settimana di esercizi spirituali con &lt;strong&gt;Mons. Gualtiero Sigismondi&lt;/strong&gt; (vescovo di Foligno)&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;/font&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;Dove: “Casa Alpina” degli Stimmatini, viale Alpino 11, Malosco (Trento)&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;Costi: iscrizioni 10 €, pensione completa 230/280 €&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;Iscrizioni: p. Caludio Montolli t. 0742 510330 e-mail: &lt;a href="mailto:claudiomontolli@tiscali.it"&gt;claudiomontolli@tiscali.it&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&lt;a href="http://sites.google.com/site/mbcarchivio/documenti/Esercizi29ago4set.doc?attredirects=0&amp;amp;d=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;scarica programma&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="747"&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;   &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8363911736259408500?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8363911736259408500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8363911736259408500&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8363911736259408500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8363911736259408500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/05/proposte-estate-2010.html' title='Proposte Estate 2010'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-5686027298658555330</id><published>2010-05-02T01:17:00.001-07:00</published><updated>2010-05-02T01:17:19.208-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;font size="5"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;“Basta dighe, il Cile resta senz’acqua”          &lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Il vescovo “verde” all’assemblea degli azionisti Enel&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;intervista a Mons. Luis Infanti*, a cura di Giacomo Galeazzi&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;in “La Stampa” del 29 aprile 2010&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;Monsignor Infanti, perché lei, che è vescovo di una città lontana, Aysen, nella Patagonia cilena, partecipa oggi all’assemblea dell’Enel?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;«Le istanze di chi non ha voce sono ignorate là dove si decide: ora i condannati al silenzio parleranno per bocca mia. In maniera illecita la Costituzione varata nel 1980 da Pinochet ha concesso a tempo indeterminato l’80% dell’acqua del Cile alla società spagnola Endesa, poi acquistata da Enel. Neppure un referendum può cambiare le cose. La mia diocesi è grande un terzo dell’Italia e, grazie ai ghiacciai, è la seconda riserva di acqua dolce del mondo. La proprietà dell’”oro blu”, però, non è dei cittadini ma appunto dell’Enel, che adesso vuole costruire cinque enormi dighe per fornire energia idroelettrica alle miniere del Nord».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;Perché la Chiesa si oppone?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;«Quella dell’Enel è una scelta non rispettosa della natura, che a mio avviso incarna una politica neo-imperialista. In America Latina 130 milioni di persone, il 25% della popolazione, non ha accesso all’acqua potabile. E’ un dovere per la diocesi contrastare la distruzione del creato, un’appropriazione indebita di un bene collettivo, ma anche un’ingerenza straniera, una moderna forma di colonizzazione. Il governo italiano controlla Enel, quindi ha in mano una risorsa vitale del Cile. Spero che la mia richiesta di incontrare Berlusconi e Tremonti venga accolta, nel frattempo sono arrivato a Roma per rappresentare in assemblea la protesta popolare».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;Ha informato il Vaticano?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;«Purtroppo la Chiesa gerarchica in Cile non è molto sensibile ai temi ambientali, perciò ho trasmesso direttamente alla Santa Sede la mia lettera pastorale “Dacci oggi l’acqua quotidiana”. Inoltre ho parlato con il Papa nella visita “ad limina” e ho incontrato il cardinal Bertone durante il suo viaggio in Cile. E’ una questione etica ed economica di assoluta emergenza. Le tariffe sono aumentate e ai contadini è proibito persino innaffiare i campi con l’acqua dei fiumi che li attraversano. L’Enel in Cile può fare ciò che vuole. Sono qui per chiedere di restituire l’acqua ai cileni e di non distruggere l’ecosistema della Patagonia con le dighe. In Cile la gente può protestare democraticamente quanto vuole, ma poi le decisioni sono in mano a un’élite. I vescovi della Patagonia argentina ci stanno sostenendo perché il problema è mondiale».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;«L’acqua è di Dio. Privare popoli di un elemento essenziale per la vita è un grave peccato sociale. Nel pianeta l’acqua dolce non manca, ma è mal distribuita a causa delle privatizzazioni, della massimizzazione dei profitti delle imprese e di una struttura sociale, politica ed economica che salvaguarda gli interessi dei potenti. Le dighe progettate dall’Enel produrrebbero energia per impianti minerari che si trovano a 2.500 chilometri di distanza. Da noi rimarrebbe soltanto il danno, cioè un devastante impatto ambientale».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;Qual è l’alternativa?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;«La nazionalizzazione del patrimonio idrico. Servono proposte operative, secondo il metodo “vedere, giudicare, agire”. La gestione deve coinvolgere lo Stato, i privati e soprattutto le comunità locali».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;*Mons. Luis Infanti&lt;/b&gt; è nato a Udine appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e da 35 anni vive in Cile. Da 8 anni è vescovo vicario di Aysén.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-5686027298658555330?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/5686027298658555330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=5686027298658555330&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5686027298658555330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5686027298658555330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/05/rassegna-stampa_02.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-3880958987715437409</id><published>2010-05-01T13:57:00.001-07:00</published><updated>2010-05-01T13:57:48.852-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="5"&gt;I vescovi dell'acqua e dei beni comuni&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Acqua pubblica, no oil, raccolta differenziata, tutela dei più deboli contro la crisi. Sono i temi di un duro messaggio diffuso dai vescovi di Abruzzo e Molise. E il primo maggio saranno centinaia i banchetti per la raccolta firme sul referendum acqua&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il movimento per i beni comuni, quello che ad esempio sta raccogliendo migliaia di firme per il &lt;a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/"&gt;referendum sull’acqua&lt;/a&gt; [il primo maggio saranno moltissimi i banchetti per la festa dei lavoratori], resta un arcipelago complesso e in costante espansione. Lo dimostra anche questo messaggio dei vescovi di Abruzzo e Molise [di cui pubblichiamo ampi stralci], che sta facendo molto discutere.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;«’Come pastori della Conferenza episcopale Abruzzese-Molisana sentiamo di non poter restare indifferenti rispetto ai problemi che riguardano il fazzoletto di terra che ci è stato affidato. Negli ultimi anni infatti, il territorio locale è stato teatro di pericolose emergenze ambientali che mettono a grave rischio ecologico le nostre regioni, da sempre considerate un polmone verde’. Così scrivevamo, noi Vescovi dell’Abruzzo e del Molise, due anni fa, il 25 luglio 2008. Se oggi interveniamo nuovamente in materia è sempre per amore del nostro popolo, per promuovere il rispetto dell’ambiente attraverso una spiritualità tanto vigile verso il prossimo, quanto impegnata nell’adorazione del Creatore…&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;1. Una prima minaccia cui facevamo riferimento riguarda la costruzione del cosiddetto Centro Oli di Ortona. Il nostro allarme non è restato inascoltato, al punto che lo stesso Governo regionale ha varato una legge a tutela del territorio, nei confronti di un’attività considerata tra le più inquinanti per le risorse naturali, con conseguenze anche gravi sulla salute degli abitanti. Purtroppo, questa legge è stata impugnata a livello nazionale perché si occupa anche di ciò che riguarda il mare, materia che non è di competenza regionale. Auspichiamo che si attivi una collaborazione efficace fra Governo nazionale e Regione al fine di mantenere gli impegni assunti e tutelare tanto il nostro territorio, quanto il nostro mare, risorsa e patrimonio prezioso della nostra gente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;2. Un’ulteriore preoccupazione riguarda l’acqua, bene comune la cui fruizione è un diritto fondamentale e inalienabile di tutti. Ribadiamo la nostra preoccupazione riguardo a progetti di privatizzazione della gestione di questo bene, mentre richiamiamo l’urgenza di una costante ed efficace vigilanza da parte delle Autorità responsabili sulla qualità dell’acqua che beviamo. Esprimiamo inoltre il nostro convinto appoggio all’impiego di fonti energetiche “pulite”, quali l’eolico e il fotovoltaico, a condizione che ciò avvenga in modo rispettoso dell’impatto ambientale e a norma di legge. In tal senso sta intervenendo anche il Governo regionale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;3. L’emergenza rifiuti sembra sempre più preoccupante. Se ribadiamo la nostra volontà a cooperare attraverso la rete delle parrocchie all’educazione alla raccolta differenziata, oltre che ad adottare stili di vita ispirati alla sobrietà, chiediamo tempestività, organicità, legalità e chiarezza di interventi in questo campo da parte delle Autorità competenti. Ci viene segnalata in particolare la minaccia costituita in alcune zone da un inadeguato smaltimento di materiali tossici come l’amianto. Invitiamo tutti ad una mobilitazione morale e spirituale per tenere alta la vigilanza e la corresponsabilità per la diagnosi dei rischi e le terapie da adottare in questo campo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;4. La crisi economica ed occupazionale ci preoccupa in modo grave:… Molte famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese e la mancanza di lavoro suscita timore e sconforto quanto mai fondati. Ai responsabili della cosa pubblica e agli imprenditori chiediamo uno slancio di coraggio e di generosità a tutto campo: è tempo di sacrifici per tutti, ma è giusto che un prezzo maggiore sia pagato non dai più deboli, ma da chi più ha e più deve investire per il bene comune. …».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte &lt;a href="http://www.carta.org"&gt;Carta.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-3880958987715437409?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/3880958987715437409/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=3880958987715437409&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3880958987715437409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3880958987715437409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/05/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-1743367966829023880</id><published>2010-04-09T02:54:00.001-07:00</published><updated>2010-04-09T02:54:46.078-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h4&gt;&lt;font size="2"&gt;L'associazione Astalli presenta il Rapporto 2010 sulle condizioni di vita dei migranti      &lt;br /&gt;&amp;quot;Diminuiscono le domande d'asilo ma crescono gli utenti che usufruiscono dei Centri&amp;quot;&lt;/font&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h3&gt;&lt;font color="#000000"&gt;In fuga da guerra e povertà il dramma dei rifugiati in Italia&lt;/font&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;h5&gt;In 19mila senza accoglienza. Molti gli uomini afgani e le donne africane&lt;/h5&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;ROMA -&lt;/strong&gt; Ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, formano una coda di uomini e aspettano di entrare nella mensa. Si rivolgono agli sportelli dedicati all'orientamento al lavoro, chiedono assistenza legale o partecipano ai corsi di lingua per imparare l'italiano. Gli uomini provengono soprattutto da Afghanistan, Eritrea e Somalia. Le donne dall'Africa nera. Il 67% ha tra i 21 e i 30 anni, mentre sono pochissimi quelli che superano i 40.     &lt;br /&gt;E' questa la fotografia, aggiornata al 2009, sulle condizioni dei 19mila richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Non immigrati ma &amp;quot;migranti forzati&amp;quot;, perché scappati dalla guerra. A scattare la foto è il Centro Astalli, un'associazione di gesuiti presente a Roma, Vicenza e Palermo che opera da centro polifunzionale per l'assistenza e la protezione dei rifugiati in Italia. E grazie al monitoraggio dei loro spostamenti in ogni settore della vita quotidiana, il Centro fornisce in esclusiva il Rapporto 2010: un'interpretazione statistica delle condizioni di vita dei rifugiati &amp;quot;italiani&amp;quot; che da gennaio a dicembre 2009 sono entrati in contatto con l'Associazione.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I numeri.&lt;/strong&gt; I numeri sono conseguenza delle misure del governo in materia di immigrazione. La flessione delle domande d'asilo seguìta alla politica dei respingimenti nel Mediterraneo si è avvertita fin dal giugno 2009: il calo registrato rispetto all'anno precedente era del 35,5%. Ma rispetto al 2008, gli utenti che hanno usufruito dei servizi dei centri Astalli sono aumentati. L'afflusso nelle mense, passaggio obbligatorio per conoscere e accedere agli altri servizi dei Centri, è cresciuto del 33%. Di pari passo si sono estesi i tempi di permanenza: il periodo medio di frequentazione delle mense per ogni utente si è allungato, superando in molti casi i sei mesi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Uomini.&lt;/strong&gt; Dei quattro centri presenti a Roma, quello di via degli Astalli è il più grande. Qui, i rifugiati maschi in attesa di pasti caldi sono principalmente afgani (6mila 851), eritrei (2mila 275) e somali (2mila 159). E anche considerando scenari &amp;quot;micro&amp;quot;, le proporzioni non cambiano. Nel piccolo centro di San Saba, sempre a Roma, sono 81 gli ospiti accolti nel 2009. Di questi, 40 sono afgani, 7 iraniani, 6 della Costa d'Avorio, 3 dell'Eritrea e 3 dell'Iraq. Anche qui, l'età media è piuttosto bassa: il 74% ha meno di 30 anni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Donne.&lt;/strong&gt; Le donne rifugiate in Italia sono invece quasi tutte africane. Il 38% viene dal corno d'Africa (Eritrea, Etiopia, Somalia) e l'80% del totale ha un'età media compresa tra i 21 e i 40 anni, mentre più della metà ne ha meno di 30. Dal 2008 poi, c'è un cambiamento. Il periodo di permanenza delle donne nei centri si è allungato. Rispetto agli uomini, ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato è diventato più difficile. E le donne sono poche anche negli ambulatori medici messi a disposizione dai centri stessi: i pazienti sono per il 95% uomini, giovani afgani, o provenienti dai paesi del corno d'Africa ( 1/4 del totale).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Bambini.&lt;/strong&gt; Aumenta la presenza di bambini in rapporto agli adulti: rispetto al 2008, i piccoli rifugiati hanno superato il 44% del totale. Di questi però, solo l'11% del numero complessivo dei rifugiati ospitati è riconosciuto dalla Stato italiano. Nel 38% dei casi si tratta infatti di minori in attesa di audizione in commissione. Al contrario degli adulti, i rifugiati-bambini vengono dal Kosovo, dall'Eritrea ma anche dalla Colombia e dalla Romania.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lavoro.&lt;/strong&gt; Diminuiscono le domande d'asilo ma crescono i rifugiati bisognosi di ascolto e orientamento legale: nel corso del 2009 il numero di persone che si è rivolto almeno una volta a uno dei Centri Astalli dedicati all'orientamento o al lavoro è cresciuto del 60% rispetto all'anno precedente. Il totale, 735 persone: 3/4 uomini, 1/4 donne e tutti titolari di protezione sussidiaria o di protezione umanitaria. Un dato, questo, che rivela una crescente difficoltà da parte degli stranieri a rivolgersi autonomamente ai servizi pubblici e privati, con analoga finalità, che operano sul territorio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nord-Sud.&lt;/strong&gt; Nel 2008 si erano trasferiti nelle città del Nord Italia ma nel 2009 sono stati costretti a tornare sui loro passi. E' questo quello che emerge dal Rapporto 2010: uomini e donne del Bangladesh, del Marocco, dello Sri Lanka, della Somalia, del Ghana e della Costa d'Avorio, dopo aver perso il lavoro trovato al Nord, sono tornate in massa al Centro Astalli di Palermo. Costretti a chiedere, di nuovo, aiuto e assistenza. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte &lt;a href="http://www.repubblica.it"&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt; del 8.04.2010&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-1743367966829023880?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/1743367966829023880/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=1743367966829023880&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1743367966829023880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1743367966829023880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/04/rassegna-stampa_09.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8629856969668940132</id><published>2010-04-09T02:32:00.001-07:00</published><updated>2010-04-09T02:32:10.930-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h5&gt;PARLA MONS. MARCHETTO, NUMERO DUE DEL DICASTERO VATICANO DEI MIGRANTI&lt;/h5&gt;  &lt;h3&gt;Migranti, critiche dal Vaticano:   &lt;br /&gt;«Gli accordi con la Libia violano i diritti»&lt;/h3&gt;  &lt;h4&gt;«Nessuno può essere estradato dove c'è il pericolo che la persona sarà condannata a morte o torturata»&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;MILANO -&lt;/b&gt; «Nessuno può essere trasferito, espulso o estradato verso uno Stato dove esiste il serio pericolo che la persona sarà condannata a morte, torturata o sottoposta ad altre forme di punizione o trattamento degradante o disumano». A ricordarlo è monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale delle Migrazioni, che contesta la decisione italiana di intercettare in mare gli immigrati «respingendoli forzatamente in Libia, come previsto da un accordo bilaterale con quel Governo, e ciò senza valutare la possibilità che vi fossero fra di loro rifugiati o persone in qualche modo vulnerabili».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;«CONDIZIONI DISUMANE» - &lt;/b&gt;«In Libia - ricorda Marchetto - esistono centri di detenzione e di rimpatrio dove le condizioni variano da accettabili a disumane e degradanti. E l'accesso a questi centri è difficile per cui è arduo monitorare il rispetto in essi dei diritti umani, tenendo poi conto che tale Paese non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951, nè al relativo Protocollo del 1967, e non riconosce l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati». «Confermo - ha sottolineato l'arcivescovo in una nota - la mia posizione di condanna a chi non osserva il principio di 'non-refoulement', che sta alla base del trattamento da farsi a quanti fuggono da persecuzione. E mi domando se in tempo di pace non si riesce a far rispettare tale principio fondamentale del diritto internazionale umanitario, come si farà a richiederne l'osservanza in tempo di guerra. E la domanda si può estendere alla questione della protezione dei civili durante i conflitti, che viene così indebolita nella sua radice, comune, umanitaria». Secondo il presule, «un altro diritto violato nell'atto di intercettare e respingere i migranti sulle coste africane del Mediterraneo è quello al &amp;quot;giusto processo&amp;quot;, che comprende il diritto a difendersi, a essere ascoltato, a fare appello contro una decisione amministrativa, il diritto ad ottenere una decisione motivata, e quello di essere informati sui fatti su cui si basa la sentenza, il diritto ad una corte indipendente ed imparziale». Secondo monsignor Marchetto, inoltre, «le intercettazioni addirittura vanno contro allo stesso Codice frontiere Schengen, dove si dichiara che tutte le persone alle quali è stato negato l'ingresso al territorio avranno il diritto di appello». «Le persone respinte - spiega il presule citando un recente rapporto dell'&lt;i&gt;Human Rights Watch&lt;/i&gt; che denunciava l'intercettazione da parte delle guardie costiere italiane di migranti e richiedenti asilo africani che navigavano nel Mediterraneo - non hanno possibilità di esercitare questo diritto d'appello, non sono informate su dove e come esercitare questo diritto, e ancor più, non esiste per loro nemmeno un atto amministrativo che proibisca ad essi di proseguire nel loro viaggio di disperazione per raggiungere acque internazionali e che disponga il ritorno al luogo di partenza o ad un altro destino sulla costa africana».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img src="http://oas.rcsadv.it/5/corriere.it/pp/cronache/L-23/843693378/Bottom1/RCS/PF_TEST_COR_PP_RCT_010410/code_simply.html/5744637a386b692f3243414143416e46?_RM_EMPTY_&amp;amp;kw1=http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_09/marchetto-no-accordi-libia_28068a00-43b4-11df-9c20-00144f02aabe.shtml&amp;amp;XE&amp;amp;Category=ATTUALITA&amp;amp;SubCategory=News&amp;amp;tax23_RefDocLoc=http://www.corriere.it/&amp;amp;if_nt_CookieAccept=Y&amp;amp;XE" width="1" height="1" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;LE VIOLAZIONI - &lt;/b&gt;«Altri diritti violati - elenca il numero due del dicastero vaticano per i migranti - sono quelli all'integrità fisica, alla dignità umana e persino alla vita», come dimostrano i tanti che non superano la traversata dei quali il Mediterraneo è diventata la tomba, ma anche quelli che muoiono nella traversata del deserto per tentare la sorte partendo da Paesi affacciati sul Mediterraneo meno severi della Libia. Nella lotta contro l'immigrazione irregolare non bisogna dimenticare che «circa tre-quarti degli immigrati in situazione irregolare arrivano di fatto con un visto o permesso d'ingresso valido, e poi rimangono nel Paese scelto dopo la sua scadenza, confermano i dati in nostro possesso relativi a Italia e Spagna, principali Paesi di prima destinazione in Europa mediterranea». E in ogni caso - conclude mons. Marchetto - si «devono rispettare la Convenzione di Ginevra del 1951, e il relativo Protocollo del 1967, sullo status dei rifugiati, i trattati interni sulla estradizione, transito e riammissione di cittadini stranieri e asilo (in modo particolare la Convenzione di Dublino del 1990) e quella del 1950 sui Diritti Umani». (&lt;i&gt;Fonte Agi&lt;/i&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;tratto da &lt;a href="http://www.corriere.it"&gt;www.corriere.it&lt;/a&gt; del 9.aprile.2010&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8629856969668940132?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8629856969668940132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8629856969668940132&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8629856969668940132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8629856969668940132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/04/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-2383231200527542698</id><published>2010-04-05T09:19:00.000-07:00</published><updated>2010-04-06T04:00:02.491-07:00</updated><title type='text'>Pensando</title><content type='html'>&lt;div style="margin: 1ex;"&gt;      &lt;div&gt;    &lt;h1&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;OMELIA DI PASQUA 2010&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Abbiamo scelto l’immagine  della danza come immagine della risurrezione. Non è solo  una  immagine bella ma crediamo sia anche una immagine che dice qualcosa &lt;b&gt; a Dio&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;su Dio&lt;/b&gt;. &lt;b&gt;&lt;i&gt;A Dio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dice il nostro desiderio  di vivere, di danzare la vita, di condividere il senso di una fede che  ci libera dalla paura e dalla morte. Ma dice anche qualcosa &lt;b&gt;&lt;i&gt;di  Dio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: ci rivela un Dio che per primo rompe il muro della morte,  spezza le catene della schiavitù, e torna a danzare la vita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Gli studiosi delle religioni  dicono che l’esperienza religiosa della vita sia nata &lt;b&gt;prima come  danza&lt;/b&gt; e solo poi &lt;b&gt;sia diventata discorso&lt;/b&gt;. Uno di loro nel  1930 ha scritto un saggio dal titolo quanto mai suggestivo “ Nel cielo  c’è una danza”  ( G. Van der Leeuw). Vi sono culture che hanno  nel sangue la danza, forse noi oggi, soprattutto nella chiese non viviamo  l’esperienza  reale della danza che  rimane per noi più  una metafora, un simbolo… Oggi però  la presenza dei nostri fratelli  africani, ad esempio, nelle nostre città riporta il linguaggio della  danza con tutta la sua forza e la sua bellezza. Ma basterebbe fermarsi  in intorno al fuoco con una comunità zingara per vedere come lo spirito,  il “ dunede” come lo chiamava Garcia Lorca sa farsi corpo, un corpo  che danza. Anche noi, soprattutto nelle espressioni più popolari, abbiamo  sperimentato che le nostre feste di famiglia, le feste di nozze, le  feste nelle contrade non potevano finire se non con una danza, finivano  ballando…( da bambino ricordo le feste di casa, con mamma e papà,  zii che ballavano ed era una allegria immensa…) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Nella tradizione ebraica la  danza è una delle espressioni più intense per raccontare  Dio. Basterebbe leggere i salmi e il continuo invito a danzare. Vi sono  due immagini che nel Primo Testamento possono aiutarci a cogliere il  senso della danza: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;La prima è presa dall’Esodo  e parla proprio della Pasqua, del passaggio del Mar Rosso. Si dice che  passato il mare, Miriam, profetessa sorella di Aronne e di Mosè con  le altre donne si mette a danzare in riva al mare. Ma perché Miriam  danza? Danza per esprimere, per raccontare la liberazione che Dio ha  compiuto per il suo popolo tenuto schiavo nella terra di Egitto. La  memoria di questa liberazione, la memoria della pasqua è affidata alla  danza ed è una profezia al femminile. Ogni volta che la fede si trasforma  in un discorso le donne ci invitano a dare corpo alla fede, ci invitano  a danzare la nostra liberazione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Un’altra  pagina della Bibbia ci mostra una danza. Quella del Re Davide che balla  davanti all’Arca del Signore. Mentre Davide danza, sua moglie Mikol  ride di lui, lo guarda con disprezzo dalla finestra. Davide esprime  una fede che danza, che fa festa, mentre Mikol sembra ricordarci una  religione immobile e che immobilizza, la religione dei devoti e benpensanti  che guardano il mondo e perfino Dio dalla finestra ma non entrano mai  nel ballo. Fa riflettere come Mikol non avendo danzato e non essendosi   nemmeno rallegrata della danza del suo sposo, si rimasta sterile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Anche il nostro Romano Guardini ( battezzato  qui a San Nicolò nel 1885) commentava questa scena di Davide che danza  davanti all’Arca come un atto gratuito d’amore, come espressione   di libertà e freschezza dello spirito.&lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:small;"&gt;  (&lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;cfr.&lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;i&gt;Lo Spirito della Liturgia&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Una fede che  non danza, una religione che guarda dalla finestra il mondo e non sa  godere della vita, del passo leggero delle donne e degli uomini, è  una religione che non genera più la speranza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Estromettere  la danza dalla fede significa impedire che l’uomo sia felice. Essere  in qualche modo contro la felicità dell’uomo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Della danza  di Gesù non sappiamo molto. Ma da buon ebreo e da frequentatore  di feste e banchetti certo lo possiamo immaginare un uomo che amava  la danza e che godeva fino alla commozione nel vedere la danza degli  altri, nel vedere l’uomo felice. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;C’è   però una danza non visibile agli occhi, ma che ha ispirato gli artisti  e i poeti. Una danza che nessuno, se non Dio solo, può immaginare,   ha visto: quella della risurrezione. Gesù vince l’immobilità della  morte e danza la risurrezione. Dio fa rotolare la pietra immobile del  sepolcro, libera Gesù  dalle fasce della morte e lo invita alla danza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Il filosofo  Nietzsche ha detto : “ &lt;b&gt;&lt;i&gt;Potrei credere solo a un Dio che danza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;”.  Vorremo dirlo anche noi questa notte. Ma è possibile che Dio danzi  oggi? E se non danza, cosa impedisce a Dio di danzare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;b&gt;Noi vorremmo  danzare davanti a Dio&lt;/b&gt;: come fece Davide. Ma davanti a quale Dio  si può danzare? Non si può danzare davanti a un Dio che non vuole  che l’uomo sia felice, un Dio che ci carica di precetti ma che non  sa abbracciare e baciare nessuno. Non si può danzare davanti a un Dio  diventato solo un’idea, un sistema, un apparato. Non si può danzare  davanti a un Dio che ha perso il corpo e non conosce le ferite e nemmeno  le carezze. Stanotte Gesù ci rivela l’umanità di Dio. Un Dio che  ama la danza. Un Dio che sa piangere e sa ballare fino al mattino. La  prima vera risurrezione è quella che restituisce a Dio l’umanità  che gli è stata rubata, l’umanità che spesso la religione gli ha  negato per non sentine più né il pianto né il riso. Stanotte noi  vogliamo che Dio si riprenda tutta la sua umanità, il suo corpo, &lt;b&gt; noi vogliamo stanotte che Dio sia felice&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;b&gt;Noi vorremmo  danzare in mezzo al mondo e dentro la città&lt;/b&gt; : Ma come è possibile  danzare davanti al mondo oggi?  Come è possibile danzare nella  nostra città?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;La Pasqua è  un inno alla vita, è lo sbocciare della primavera nel cuore della  terra. Uno dei simboli che parla di vita, di un diritto essenziale e  gratuito per tutti è l’acqua. Nella veglia pasquale si benedice  l’acqua che fecondata dallo Spirito fa rinascere la vita nuova. In  questa notte il segno della fonte da cui scaturisce il dono del Battesimo  è quella stessa acqua che oggi &lt;b&gt;si vuole privatizzare&lt;/b&gt;. La mercificazione  dell’acqua è espressione della mercificazione della vita. L’acqua  è un bene essenziale ed è un diritto per tutti. Oggi solo chi si identifica  con il proprio potere e la propria ricchezza sente  che l’acqua &lt;b&gt; sarebbe un merito e non un dono&lt;/b&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Noi stanotte  chiediamo di  lasciare libera l’acqua, noi stanotte chiediamo  la risurrezione dell’acqua. Chiediamo che nessuno metta le mani sull’acqua  e ne faccia sua proprietà. E ricordiamo le parole del Vangelo là dove  dice che Dio fa piovere dal cielo la pioggia sui buoni e sui cattivi,  così gratis, per amore. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;La pasqua è  il canto della vita che esplode e si propaga in tutto l’universo.  Oggi vi sono paladini della “vita”, che strumentalizzano questa  causa e tirano la chiesa per la giacca, per averne appoggi e consensi.  E’ singolare: che gli stessi che difendono la vita sono poi ciechi  davanti a quelli stessi uomini e donne che, venuti al mondo, non possono  vivere da uomini nel nostro Paese e nella nostra città. Una logica  di esclusione, che svilisce  i diritti dei più deboli, e umilia  la dignità di chi  vive in modo disumano anche  nel nostro  Paese. Noi stanotte ricordiamo a chi vuole farsi paladino della vita  di far risorgere  la vita di tutti, dei neri e dei bianchi, dei  regolari e degli irregolari, dei cristiani e dei musulmani. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;b&gt;Noi vorremmo danzare nella  Chiesa&lt;/b&gt;. Ma come è possibile danzare nella Chiesa? Non possiamo  nasconderci come sia difficile oggi stare nella Chiesa. Come sia difficile  accettare una struttura che sembra così preoccupata di difendere se  stessa da mettere in imbarazzo i profeti della libertà e della speranza.  Forse potremmo sentire vere per noi le parole di un testimone del 900  nato proprio cento anni fa, Carlo Carretto: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;i&gt;Quanto sei contestabile  chiesa , eppure quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire, eppure  quanto a te devo! Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della  tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire  la santità,! Nulla ho visto al mondo di più  oscurantista, più compromesso, più  falso, e nulla ho toccato di più puro, generoso e bello. Quante volte  avrei voglia di sbatterti la porta in faccia e quante volte ho bisogno  del tuo abbraccio…Non posso liberarmi di te perchè  sono te, pur non essendo completamente te&lt;/i&gt;…”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;Quando pensiamo alla Chiesa  noi pensiamo a tutti voi: a voi che cercate il volto di Dio nella vita,  a voi che volete essere felici ma che volete anche la felicità degli  altri, a voi che vi battete per i diritti dei più piccoli. Quando pensiamo  la Chiesa pensiamo a tutti quelli che in questa città custodiscono  il volto: dei vecchi, dei giovani a cui sembra negato un futuro, degli  stranieri, dei malati di mente, dei disperati. Pensiamo a voi che sperate  la primavera. Voi che piantate il seme e attendete mentre dorme sotto  la neve. E stanotte il seme è germogliato. &lt;b&gt;Perché  siamo qui stanotte&lt;/b&gt;? Ha chiesto una bimba all’inizio della nostra  celebrazione. Siamo qui perché il seme ha dato frutto, perché il bruco  è diventato farfalla, perché la morte è stata vinta dalla vita. Il  Signore Gesù ci viene incontro con un fiore di pesco e ci  invita  alla danza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt; In questa notte Dio ci invita  nel cuore della danza  e ci dice “ &lt;b&gt;Danzate ovunque voi siate,  Io sono il Signore della danza”!&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;b&gt;donMarco&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal; font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;b&gt;donRoberto&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:Times New Roman;font-size:large;"&gt;&lt;b&gt;San Nicolò all'Arena - Verona&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-2383231200527542698?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/2383231200527542698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=2383231200527542698&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2383231200527542698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2383231200527542698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/04/pensando.html' title='Pensando'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-3094811705729512591</id><published>2010-03-29T15:43:00.000-07:00</published><updated>2010-03-29T15:46:35.836-07:00</updated><title type='text'>Pensando</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-large;"&gt;C’era una volta l’apartheid…&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;‘Apartheid’ significa ‘sviluppo separato’: nel vecchio Sud Africa si trattava di dividere il Paese in aree (bianche e nere – e poi quelle per i meticci e per gli indiani), ‘sviluppando’ indipendentemente le diverse etnie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;In realtà, poi, le aree agricole più produttive e quelle minerarie erano zone bianche, mentre quelle industriali venivano sviluppate ‘in mezzo’, nelle zone bianche al confine con quelle nere, per consentire l’accesso sia dall’una che dall’altra parte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Gli autobus erano divisi, le entrate nei negozi divise, le panchine nei parchi, i servizi igienici, le spiagge del mare, tutto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Nel 1975 il presidente Verwoerd inaugura una nuova era con l’istituzione delle ‘homelands’ (= aree semi-indipendenti, distribuite secondo le etnie: Batswana – Bapedi – Basotho – Zulu – Xhosa – Ndebele – Venda): ogni etnia  aveva il suo ‘posto’ e la cartina del Sud Africa divenne una specie di ‘collage’ in cui c’erano tante macchie corrispondenti a queste isole. All’occhio del cittadino comune si presentava come una schiena di leopardo: un fondo biancastro con tante macchie nere irregolari. Si decise di dare a queste ‘homelands’ un nome, un presidente, un governo, un parlamento, una bandiera… per farne degli ‘stati satelliti’… il problema fu che nessun Stato straniero mai riconobbe ufficialmente le ‘homelands’. La realtà era che questi presidenti e governi non erano che la ‘longa manus’ del governo centrale di Pretoria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Le conseguenze pratiche del sistema erano visibili: stipendi diversificati per bianchi e per neri (lo stesso lavoro era pagato in maniera diversa secondo il colore della pelle), strutture sociali (ospedali, cliniche, amministrazione pubblica, ecc.) differenti, modo di pianificare il territorio completamente diverso. Allora succedeva che partivi dalla zona bianca e ti sembrava di essere in Svizzera: villette con giardino e piscina… 20-30-&lt;/span&gt;&lt;st1:metricconverter productid="40 km" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;40 km&lt;/span&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; più in là: vere e proprie bidonville: il primo mondo e il terzo mondo a pochi chilometri di distanza. Brits ne era l’esempio più visibile: una cittadina rurale con tutte le comodità e le fontane artistiche – a due chilometri molte baracche di lamiera per qualche migliaio di persone, senza acqua (se non per un certo numero di rubinetti sparsi qua e là nella ‘location’), senza fognature (si usavano secchi che venivano ritirati durante la notte), senza luce. A Legonyane, in zona nera, a &lt;/span&gt;&lt;st1:metricconverter productid="40 chilometri" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;40 chilometri&lt;/span&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; circa da Brits, c’era un solo pozzo per tremila persone e la gente andava a scavare per trovare l’acqua nel letto del torrente secco che scorreva solo durante la stagione delle piogge.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Per mantenere tutto questo sistema era stata sviluppata una propaganda spietata per giustificarlo (anche a livello religioso!), con un servizio di sicurezza tra i più efficienti del mondo e un’educazione separata, in cui nelle scuole dei ‘neri’ si insegnava poca storia e poca geografia per evitare che qualcuno guardasse oltre… (si chiamava ‘Bantu Education System’).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;L’apartheid era un fenomeno complesso, che è difficile spiegare in poche parole. L’apartheid si respirava… diventava un modo di pensare ‘in bianco e nero’ che ti chiudeva in te stesso, sia che tu fossi bianco, sia che tu fossi nero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Anche il parlamento era diviso e c’erano tre camere: per i bianchi, per i meticci e per gli indiani residenti nel Paese. Nessuna rappresentanza politica nazionale per gli allora (se ricordo bene) 25 milioni di africani che avevano rappresentanti solo a livello locale nelle ‘homelands’. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;… che per fortuna finì.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Quando nel 1987 arrivai in Sud Africa, la situazione era ormai ‘alla frutta’ – non sarebbe andata avanti per molto. C’era molta paurafra la gente di una rivoluzione e di una guerra civile, come era successo nella Rhodesia che da poco era diventata Zimbabwe. Gli attacchi ‘terroristici’ (come venivano definiti dal governo centrale) si stavano moltiplicando, la crisi economica dovuta alle sanzioni e all’embargo si faceva sentire a tutti i livelli. L’autocrazia sudafricana non poteva più sopravvivere in un mondo che stava diventando globalizzato. Nel 1989 l’allora ministro degli interni De Klerk insieme con quello degli esteri, Pik Botha, deposero il Presidente PW Botha che aveva avuto una paresi e indissero le elezioni e ai bianchi si chiese se incominciare un processo di cambiamento e di democratizzazione del Sud Africa. La maggioranza disse sì al cambiamento. Il primo frutto fu la liberazione di Mandela (11 febbraio 1990) e il riconoscimento del suo partito, l’ANC, e di altri partiti che fino ad allora erano stati banditi come associazioni terroristiche. Più tardi con il referendum tra i bianchi del marzo ’92, il cammino incominciato da De Klerk e Mandela venne ufficialmente accettato. Si incominciò poi con l’assemblea costituzionale che doveva ri-scrivere &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Costituzione." st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;la  Costituzione.&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="La Commissione Verit￠" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="La Commissione" st="on"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;La Commissione&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; Verità&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; e Riconciliazione (Truth and Reconciliation Commission - TRC)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Il presidente De Klerk, nel passaggio dal precedente sistema al nuovo Sud Africa, chiese che fosse emanata un’amnistia per tutti i funzionari del vecchio sistema che si erano macchiati di crimini contro l’umanità in nome della vecchia ideologia. La società civile rispose di no. C’era allora il pericolo che si ripetesse ciò che avvenne dopo il &lt;/span&gt;&lt;st1:metricconverter productid="1945 in" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;1945 in&lt;/span&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; Germania con i criminali nazisti che si sparsero in tutto il mondo. Si voleva risolvere il problema all’interno del Paese. Dal dibattito che ne seguì emerse la volontà di istituire una commissione formata da membri rappresentativi della legge e della chiesa che aiutasse nella riconciliazione nazionale. Si comprese che il semplice processo legale di giustizia non bastava: occorreva un rinnovamento spirituale e morale profondo. Occorreva, prima di tutto, stabilire la verità dei fatti e iniziare un processo di guarigione interiore della Nazione. Si decise che la commissione fosse formata da 17 membri e presieduta dal premio nobel per la pace, l’arcivescovo anglicano di Città del Capo, Desmond Tutu. Le vittime e i sopravvissuti erano invitati a raccontare le loro storie. I criminali a chiedere l’amnistia in un processo di auto-accusa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Fu evidentemente un passo oltre la giustizia retributiva: le ‘pene’ inflitte non furono mai ‘giuste’ in questo senso: i criminali se la cavarono con una ‘brutta figura’ pubblica e le vittime ebbero la soddisfazione di testimoniare le loro sofferenze. Risarcimenti e restituzioni furono fatte solo a coloro che soffrivano economicamente a causa dei crimini del vecchio sistema, i più poveri, e questo creò dei problemi di popolarità della Commissione. Ma i Commissari si chiesero: ‘quanto costa la vita di un uomo? Si può fare un tariffario?’ Quanto potevano costare – per esempio – le mani di quel ministro anglicano che ricevette una lettera bomba dal servizio di sicurezza dell’allora ministero degli interni e le perse per sempre?  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;22,500 casi circa furono aperti e conclusi e questo, inaspettatamente (fu un vero miracolo!) portò ad una profonda guarigione interiore sia delle vittime che dei perpetratori dei crimini. Si capì che il male era stato fatto ed era irreversibile ed era impagabile. Bisognava andare oltre, voltare pagina, iniziare un nuovo capitolo. Non bisognava dimenticare, ma far sì che la memoria non fosse più fonte di vendetta: e questa è la vera riconciliazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="La TRC" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;La TRC&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; può essere considerata, nella storia dell’umanità, come una grande storia di giustizia ed un esempio per ricostruire una Nazione dal di dentro. I filosofi del diritto, i giuristi e gli storici la giudicheranno dal loro punto di vista. Dalla parte della gente, &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="La TRC" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;la  TRC&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; ha svolto un ruolo fondamentale nella riconciliazione nazionale e nel riaprire il futuro del Sud Africa, una nazione ‘arcobaleno’ formata da molte grandi etnie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;L’esempio della TRC è stato poi esportato in Rwanda, Burundi, Costa d’Avorio e Israele con svariati risultati. Ma &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="La TRC" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;la TRC&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; a mio parere costituisce una chiaro esempio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;di attuazione del famoso detto evangelico: ‘la verità vi farà liberi’.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;La giustizia politica in Sud Africa è stata raggiunta nel 1994 con le prime elezioni democratiche e con la presidenza Mandela. La giustizia economica e quella sociale sono ancora in difficile costruzione. Ma il passaggio dal vecchio al nuovo Sud Africa è un grande modello di integrazione per l’intera umanità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;   &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;di &lt;i&gt;p. Stefano Senaldi&lt;/i&gt;, stimmatino, ha vissuto in Sudafrica 17 anni &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-3094811705729512591?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/3094811705729512591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=3094811705729512591&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3094811705729512591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3094811705729512591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/pensando_29.html' title='Pensando'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8705746231461982111</id><published>2010-03-29T15:42:00.001-07:00</published><updated>2010-03-29T15:42:50.741-07:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-large;"&gt;&lt;b&gt;SUDAFRICA, QUANDO IL RAZZISMO ERA DI STATO&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;di Maria Vittoria Adami&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;I Campionati del mondo di calcio del Sudafrica, quest’anno, avranno un significato particolare. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2010 si festeggia infatti il ventesimo anniversario dalla scarcerazione di Nelson Mandela e l’inizio del percorso di abbattimento della politica dell’apartheid, che divise la popolazione nera da quella bianca, in modo sistematico, nel 1948. Richiameranno anche l’atmosfera vissuta, nel 1995, in occasione dei Mondiali di rugby del Sudafrica, vinti dalla squadra di casa e celebrati dal film di Clint Eastwood, Invictus. Allora l’evento sportivo fu un’occasione di incontro e di abbattimento delle barriere e la vittoria sudafricana si arricchì di un molteplice significato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fu un momento memorabile, che forse tornerà con i Mondiali di calcio: un’occasione per insegnare alle giovani generazioni l’inutilità delle separazione, termine espresso dalla lingua afrikaans con “apartheid” appunto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lasciare un’ispirazione d’integrazione e di unione per il futuro era anche l’intento del convegno di sabato scorso, organizzato a Sezano dalla Comunità degli Stimmatinic on Redani (la rete della Diaspora africana nera in Italia), Pangea-Casa delle culture e Cisl: &lt;b&gt;1990-2010, 20 anni dalla fine dell’apartheid in Sudafrica. Inizio del cammino di libertà e dignità.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La giornata ha passato in rassegna i momenti cruciali di costruzione e di smantellamento della politica di separazione, adottata con la vittoria del Partito nazionalista del Sudafrica. Oggi s’inorridisce davanti a quel corpo di leggi che classificò i cittadini per gruppi razziali: la minoranza bianca, i neri africani (bantu) e i coloured (a discendenza mista). Eppure il divieto di relazione tra razze, l’interdizione ai neri di luoghi pubblici, tipologie di lavoro o scuole non è molto distante sulla linea temporale. La popolazione di colore, senza rappresentanza politica, ha vissuto relegata in zone determinate, fino ad un ventennio fa. La voce della coscienza civile e della rabbia fu appannaggio di letterati e poeti. C’erano poi gli oppositori dell’apartheid, riuniti sotto l’African national congress (Anc), fondato nel 1912 e capeggiato, a metà del Novecento, da Nelson Mandela. La risposta alla loro azione fu la persecuzione e l’istallazione di uno Stato di polizia. Nel 1960, una fitta serie di contestazioni culminò nel massacro di Sharpeville e nella messa al bando di tutte le organizzazioni politiche nere. Dimostrazioni, scontri e scioperi proseguirono per tutti gli anni Settanta. Seguì un decennio di riforme che&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;permise alle rappresentanze nere (il 75 per cento della popolazione) di organizzarsi e svolgere una limitata attività politica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma il riconoscimento costituzionale – nel 1984 – di una rappresentanza solo di asiatici e di coloured (ma non nera), inasprì il clima di tensione, proiettando il pessimo esempio sudafricano sul piano internazionale. Nel 1990 il presidente Frederick de Klerk revocò, così, la messa al bando dell’Anc e liberò il suo leader, Mandela, in carcere da 25 anni. Con quest’ultimo, nel 1993 sottoscrisse un accordo sulle modalità della transizione del Sudafrica alla democrazia. Alle prime libere elezioni del 1994, Mandela uscì primo presidente nero nella storia del Sudafrica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si chiuse un capitolo di storia recentissima e lontanissima dalla percezione democratica del mondo. I suoi testimoni, oggi, sono vivi e giovani e possono raccontare quanto hanno visto, bianchi e neri, ciascuno dal suo punto di vista, «per lasciare – dice il consigliere dell’ambasciata sudafricana a Roma, Dancan Mobelo Sebefelo – una storia comune di tragedia, ma anche di trionfo».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-large;"&gt;«Io c’ero, io ci sono»&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;&lt;b&gt;Testimonianze in bianco e nero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Franco Marangoni&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt; ha nome italiano, pelle bianchissima e capelli biondo-rossi. Ed è sudafricano. Nato 33 anni fa da genitori italiani immigrati negli anni Sessanta in Sudafrica, parla un italiano viziato dall’accento straniero. Infanzia, adolescenza e gioventù li ha trascorsi in Africa, spettatore bambino dell’apartheid.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Mi sembra strano, quasi impossibile, di averlo vissuto. Ho frequentato una scuola multietnica, perché le private erano costose. Tuttavia l'educazione scolastica per i neri era di qualità inferiore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La separazione era qualcosa che respiravi e capivi. Un giorno, tornando da scuola, a casa con i miei genitori vidi alcuni padri stimmatini. Con loro, l’autista nero. Guardai mia mamma e dissi: “C’è un uomo di colore nel salotto”. Era un’immagine inusuale per me, nonostante molte persone nere facessero parte della mia vita e vi fossi affezionato. Non ero abituato all’immagine di un uomo di colore seduto in salotto a bere caffè».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Un’altra volta, a scuola, ci fu un allarme bomba. Ci fecero evacuare. Poi ritornammo, avevo paura di rientrare. La polizia tempo a ispezionare lo stabile e lasciò solo un poliziotto e un cane. Ricordo poi le segnaletiche nei bagni dei locali, sulle spiagge e negli alberghi; i luoghi per bianchi e la zona abitativa riservata alla popolazione nera: una baraccopoli con le postazioni militari vicine. Area degradata che contrastava con quella ricca dall’altra parte della strada. Ci portarono in gita lì, una volta. Io la vedevo sempre dalla finestra della fabbrica di mio padre, ma non ero mai stato dentro. Non c’erano marciapiedi, mentre da noi c’erano cemento e aiuole verdi. C’erano mucchi di immondizie e un bagno che serviva per tutto il vicinato. Un rubinetto ogni tot di case. Alla fine degli anni Ottanta sentivamo che le cose stavano cambiando. Durante il referendum del marzo 1992, per la popolazione bianca, restavamo attaccati alla televisione a scuola, durante le pause tra una lezione e l’altra, a guardare i risultati: il 68 per cento fu favorevole alle riforme per abbattere l’apartheid. Indimenticabili i Mondiali di rugby del 1995. Lo sport unì la gente, era come una favola e i festeggiamenti per la vittoria del Sudafrica furono stupendi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il consigliere degli affari multilaterali dell’ambasciata sudafricana a Roma, &lt;b&gt;Dancan Mobelo Sebefelo&lt;/b&gt;, ha vissuto l’apartheid dall’altra parte della linea di confine, ma nelle sue parole c’è soprattutto speranza per il futuro. «La testimonianza di Franco Marangoni è importante. A chi oggi dice “io non avevo visto o capito”, rispondono i ricordi di un bambino che si accorse della situazione anomala dettata dall’apartheid. Chi voleva vedere la verità, la vedeva. Eravamo separati in maniera sistematica». «Quando Mandela fu rilasciato, eravamo pieni di entusiasmo giovanile. Sembrava un passo troppo lungo e noi giovani pensavamo di risolvere la questione con l’insurrezione armata, avevamo una visione piccola. Lui invece rispose col perdono ».&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«L’apartheid era un sistema anomalo, barbaro. Ci si chiede perché non sia stato fatto nulla per osteggiarlo: perché era economico quanto politico. Per i benefici che produceva c’era l’interesse a farlo restare in piedi. Dopo il 1994 e il discorso ufficiale di Mandela, è stata istituita la democrazia ed è iniziato un modo nuovo di fare le cose. Abbiamo fatto progressi: una nuova Costituzione e una carta dei diritti hanno tutelato la libertà umana. Abbiamo costruito l’uguaglianza, realizzato abitazioni per gli svantaggiati, provveduto al lavoro, all’educazione e alla salute della popolazione. Nell’arco di quindici anni si è cercata l’integrazione e i giovani hanno un futuro brillante davanti. C’è stato un progresso profondo, anche se abbiamo sfide enormi davanti, a cominciare dall’economia. La nostra bandiera è simbolo di negoziazione, ha dei bellissimi colori e ci unisce tutti. Siamo orgogliosi di non essere solo un esempio, ma anche un successo politico e culturale, un’ispirazione per altre comunità».&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;fonte &lt;i&gt;Verona Fedele&lt;/i&gt; del 28.03.2010&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8705746231461982111?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8705746231461982111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8705746231461982111&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8705746231461982111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8705746231461982111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/rassegna-stampa_29.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4268723820401774427</id><published>2010-03-29T12:33:00.000-07:00</published><updated>2010-03-29T12:38:13.302-07:00</updated><title type='text'>Pensando</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Il TG1 ha censurato i 150.000 di Milano&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Lettera di protesta di  Libera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così il TG1 tradisce il ruolo del Servizio Pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al  Presidente della Rai Paolo Garimberti&lt;br /&gt;Al Consiglio di Amministrazione della  Rai&lt;br /&gt;E per conoscenza alla Federazione Nazionale della Stampa  Italiana&lt;br /&gt;All'Usigrai&lt;br /&gt;Al Comitato di redazione del Tg 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  Fondazione Libera Informazione denuncia fermamente il modo vergognoso in cui il  Tg 1, principale giornale televisivo del Servizio Pubblico, ha trattato la  Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle Vittime delle mafie che  si è svolta a Milano il 20 marzo su iniziativa di Libera e di Avviso  Pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'edizione delle 13:30 il Tg 1 ha ignorato l'evento, mentre  in quella delle 20:00 vi ha dedicato una notiziola di meno di trenta secondi,  coperta da generiche immagini, in coda al notiziario e addirittura dopo la  notizia dell'estrazione del lotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è ignorato così in  modo offensivo  e grottesco un grande corteo di 150.000 persone (cifre riportate dalla stampa di  opinione come il Corriere della Sera e La Stampa) che si è svolto nel cuore di  Milano riempiendo piazza Duomo, in ricordo delle Vittime delle mafie, presenti  centinaia di familiari, per denunciare l'avanzata degli interessi criminali che  mettono in pericolo la democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Tg 1 è venuto meno al fondamentale  dovere di rappresentare la realtà nella completezza dell'informazione e al ruolo  della Rai come Servizio Pubblico finanziato da tutti i cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Roberto  Morrione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Presidente della Fondazione Libera Informazione&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;fonte &lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:'Times New Roman';font-size:medium;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="mailto:1"&gt;peacelink.it&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4268723820401774427?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4268723820401774427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4268723820401774427&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4268723820401774427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4268723820401774427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/pensando.html' title='Pensando'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4562578116081993681</id><published>2010-03-10T00:33:00.001-08:00</published><updated>2010-03-10T00:33:21.658-08:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;&lt;strong&gt;La Cei: &amp;quot;altamente scorretto&amp;quot; cambiare le regole in corsa       &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;di Marco Tosatti&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente per gli Affari Giuridici della Cei, intervistato da Radio Vaticana critica gli ultimi sviluppi del pasticcio liste&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cambiare le regole del gioco in corsa è «altamente scorretto»:&lt;/strong&gt; lo sostiene monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente per gli Affari Giuridici della Cei, intervistato da Radio Vaticana: «La democrazia è una bella forma di partecipazione della gente della vita pubblica, ma è una realtà fragile, che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme e regole, perché altrimenti non riusciamo più a orientarci - ha detto monsignor Mogavero - Se dovesse essere frutto dell’arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno, mancherebbe la ricerca dei rapporti, del diritto e delle prospettive. Le regole non sono un aspetto accidentale del vivere insieme, ma dettano il binario su cui incamminarsi per poter finalizzare la democrazia».&amp;#160; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il caos delle liste elettorali per le Regionali in Lazio e Lombardia&lt;/strong&gt;, che sta tenendo banco in questi giorni - che monsignor Mogavero ha definito, con le parole di Napolitano «un pasticcio» - e il conseguente decreto “salva-liste” hanno determinato «una circostanza nella quale il valore della partecipazione è messo in discussione dalla non osservanza delle regole, che sono una garanzia a tutela di tutti. Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto è altamente scorretto da parte di tutti, perché si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono in gioco un valore, il valore della partecipazione».&amp;#160; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;«Ci sono state leggerezze, manchevolezze e approssimazioni&lt;/strong&gt; nell’affrontare il gioco democratico che non sono a favore di nessuno - ha aggiunto ancora monsignor Mogavero nell’intervista, trasmessa lo scorso 5 marzo scorso, il giorno dell’approvazione del decreto - Forse questo vuole dire che siamo impreparati alla democrazia sostanziale. Ci nutriamo di parole come “partecipazione” e “consenso”, poi, quando tutto questo confligge con qualcosa che ci penalizza, invochiamo altri valori e altre soluzioni estemporanee per riparare ai guasti di chi ha improvvisato e sbagliato».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte &lt;a href="http://www.lastampa.it"&gt;www.lastampa.it&lt;/a&gt; del 7.marzo.2010&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4562578116081993681?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4562578116081993681/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4562578116081993681&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4562578116081993681'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4562578116081993681'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/rassegna-stampa_7050.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-52970311187931017</id><published>2010-03-10T00:22:00.001-08:00</published><updated>2010-03-10T00:22:26.759-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h4&gt;&lt;font size="2"&gt;Appello su Famiglia Cristiana dei prelati di frontiera contro i &amp;quot;collusi e corrotti&amp;quot;      &lt;br /&gt;Da Mogavero a don Riboldi, tra le proposte anche uno &amp;quot;sciopero elettorale&amp;quot;&lt;/font&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h3&gt;Mafia, la protesta dei vescovi del Sud    &lt;br /&gt;&amp;quot;Basta feste religiose nei comuni collusi&amp;quot;&lt;/h3&gt;  &lt;h5&gt;&lt;i&gt;di ALESSANDRA ZINITI&lt;/i&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;PALERMO&lt;/strong&gt; - Basta con la timidezza della Chiesa, basta con il sostegno ai politici che scendono a patti con la criminalità, basta con la falsa religiosità dei mafiosi. Dopo il documento della Cei sul Mezzogiorno, scendono in campo i presuli di trincea con due proposte forti: uno &amp;quot;sciopero elettorale&amp;quot; che sottolinei l'inadeguatezza della classe politica e l'abolizione delle feste religiose nei paesi in cui regna la criminalità mafiosa.     &lt;br /&gt;Da Locri ad Acerra, da Mazara del Vallo ad Agrigento: i vescovi di frontiera parlano dalle colonne di Famiglia cristiana e fanno autocritica per le timidezze del clero. Così Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Conferenza episcopale italiana, teme una Chiesa &amp;quot;icona dell'antimafia&amp;quot;, che sollevi i singoli dalle proprie responsabilità e lancia il guanto di sfida per non lasciare lettera morta il recente documento della Cei sul Mezzogiorno. &amp;quot;Se dopo Pasqua nessuno ne parlerà, avremo fallito. Anche nelle nostre comunità - dice - occorre riflettere sul senso della parola terribile citata nel documento: collusione&amp;quot;. Monsignor Mogavero, che nei giorni scorsi era intervenuto con durezza sul decreto per la riammissione delle liste del Pdl per le Regionali e sulle leggi &amp;quot;ad personam&amp;quot;, ora invita i fedeli ad azioni dimostrative: &amp;quot;Ogni comunità - propone - scelga un argomento in relazione alla situazione del proprio territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia devota che offre soldi per le feste popolari&amp;quot;.     &lt;br /&gt;Invita invece ad uno sciopero elettorale don Riboldi. &amp;quot;Adesso tocca a noi - dice il vescovo di Acerra - Ai politici bisogna dire: o ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più. I cristiani al Sud devono svegliarsi. Oggi sono continuamente assistiti. Il Mezzogiorno non è l'Italia, oggi si può dire che è una zona annessa. Sarà brutto, ma è così. In 50 anni al Sud ho visto solo parole ed errori: fabbriche nate e morte, terreni agricoli devastati, turismo in abbandono. Le mafie hanno avuto terreno fertile, arato dallo Stato e da un sistema di corruzione e di collusione impostato con straordinaria efficacia. E la gente ha subito e si è rassegnata&amp;quot;. Don Riboldi non risparmia dure critiche ai rappresentanti delle istituzioni: &amp;quot;La cultura dell'illegalità è stata diffusa dallo Stato. E non mi consola vedere che proprio chi ha contribuito alla logica della corruzione propone una legge contro di essa. La camorra domina i cuori e le menti. Impedisce ai ragazzini di andare a scuola, perché è lei che li vuole educare. Eppure tagliamo i fondi alla scuola. Bisogna tagliare i ponti, anche quelli tra le nostre chiese e la cultura mafiosa, che spesso dimostra di essere devota&amp;quot;. Un concetto che sta molto a cuore al vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, quello che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta: &amp;quot;respinti alla frontiera&amp;quot; come immigrati clandestini. Oggi dice: &amp;quot;Aboliamo ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto se poi nessuno denuncia e la cultura mafiosa è l'unica ammessa&amp;quot;.&amp;#160; E Giuseppe Morosini, vescovo di Locri, ammette le responsabilità: &amp;quot;Bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida&amp;quot;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;fonte &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.larepubblica.it"&gt;&lt;font size="2"&gt;www.larepubblica.it&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size="2"&gt;, del 10.marzo.2010&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-52970311187931017?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/52970311187931017/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=52970311187931017&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/52970311187931017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/52970311187931017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/rassegna-stampa_10.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6961202494291568101</id><published>2010-03-01T09:23:00.001-08:00</published><updated>2010-03-01T09:23:46.300-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p&gt;I vescovi vogliono politici nuovi&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di Marcello SORGI&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Di per sé, un documento antimafia della Conferenza episcopale dei vescovi non sarebbe una grande novità. E’ dal 1989 che la denuncia del degrado imposto dalla criminalità organizzata nei territori che tiene sotto controllo ha cessato di essere patrimonio di parroci e vescovi coraggiosi (alcuni dei quali ci hanno rimesso la vita), per trovare posto nei documenti dell’episcopato.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ma il modo in cui la Cei ieri è tornata sull’argomento merita di essere analizzato anche per altre ragioni. Oltre a segnalare l’escalation e la trasformazione in potenza economica delle mafie, i vescovi dicono che le classi dirigenti del Sud sono inadeguate a contrastarle. Possibile, specie di questi tempi. Ma si dà il caso che il Mezzogiorno, dove peraltro si gioca la partita più importante delle elezioni del 28 marzo, sia amministrato quasi esclusivamente dal centrosinistra, e in questo senso il documento della Cei possa essere letto anche come un invito a un ricambio, peraltro diffuso a un mese dal voto.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Come sempre in questo genere di interventi, non c’è, nella presa di posizione dei vescovi, una spinta diretta all’alternativa, che peraltro al Sud si presenta difficile viste le numerose contiguità presenti anche nel centrodestra con le organizzazioni criminali. E se si segue il filo del discorso cominciato qualche tempo fa, fermo restando che il documento danneggia di più le amministrazioni di centrosinistra, non si può trascurare il fatto che la Cei da tempo stia insistendo, più in generale, sulla necessità di preparare una nuova classe dirigente per il Paese, più vicina ai valori cattolici, per farla subentrare a quella attuale che mostra segni evidenti di logoramento.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Un’impostazione del genere insomma non necessariamente presuppone una scelta di campo. Potrebbe anzi essere mirata anche ad altri scopi, a cominciare dalla scelta dei candidati da inserire nelle liste che dovrebbero essere completate in questa settimana. Al di là del giudizio negativo su chi è attualmente al governo al Sud, è come se i vescovi premessero sui partiti, tutti i partiti, fin qui impegnati solo a parole sulla scelta di candidature pulite, per convincerli a dare una prova effettiva di rinnovamento. Ed è come se questo richiamo fosse rivolto, insieme, alle forze politiche e ai loro elettori: per farli scegliere, a prescindere dagli schieramenti, solo i candidati affidabili, e in grado di garantire la loro estraneità al sistema politico-mafioso. Che ai vescovi ormai appare come una sola cosa, e sembra condividere gli stessi obiettivi, contrari agli interessi della comunità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.lastampa.it/"&gt;www.lastampa.it&lt;/a&gt; - 25/2/2010&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6961202494291568101?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6961202494291568101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6961202494291568101&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6961202494291568101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6961202494291568101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/i-vescovi-vogliono-politici-nuovi-di.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8706998542215579521</id><published>2010-03-01T09:17:00.001-08:00</published><updated>2010-03-01T09:17:08.137-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p&gt;«Sbagliato vietare i luoghi di culto islamici»&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;di Elena Zuppini&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Verona. All'ingresso tè alla menta, offerto in segno di benvenuto; nell'aria suoni arabi; in platea clergyman mescolati a copricapi islamici. C'erano tutti gli ingredienti di «atmosfera» lunedì sera al teatro Stimate di piazza Cittadella per una serata di confronto e di dialogo, voluta dal gruppo «Le 2facce-giovani musulmani e cristiani in cammino», in collaborazione con le associazioni «Il deserto fiorirà» e «Monastero del bene comune» e con il Consiglio islamico di Verona. Ma soprattutto c'era molta sostanza.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A cominciare dal tavolo dei relatori, dove erano seduti Hamza Roberto Piccardo, ligure, convertitosi all'Islam nel 1975 e tra i fondatori dell'Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii); e padre Paolo Dall'Oglio, gesuita, priore del monastero di Mar Musa in Siria, dove sono approdati nell'agosto del 2006 un gruppo di giovani veronesi, gli stessi che stanno cercando, con i loro coetanei fedeli all'Islam, di costruire anche nella loro città quel clima di armonia tra musulmani e cristiani che hanno respirato nella comunità monastica in mezzo al deserto. Quello di ieri sera è stato infatti il terzo incontro pubblico dell'associazione, ma negli anni il dialogo si è dipanato con visite reciproche nei luoghi di culto e momenti di convivialità.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L'incontro si è aperto con il racconto appassionato di Piccardo del pellegrinaggio a La Mecca, che ha svolto a fine novembre, dopo 22 anni dal primo. Un obbligo per il fedele musulmano, da ottemperare almeno una volta nella vita, se i suoi mezzi glielo consentono, in quanto rappresenta il quinto pilastro dell'Islam. Anche a Mar Musa, un monastero incastonato fra le rocce sui rilievi desertici a nordi di Damasco, arrivano ogni giorno molti pellegrini, musulmani e cristiani, «tutti attratti dalla stessa tensione di Abramo verso Dio», ha detto padre Dall'Oglio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma ben presto il tema della serata, il pellegrinaggio appunto, ha lasciato il posto alla questione della libertà di culto dei musulmani in Italia. «Non si neghi il diritto sancito universalmente di avere un luogo dove pregare per dei semplici cavilli burocratici», ha sottolineato Piccardo. «A volte ci vediamo negare l'apertura di una moschea o imporre la chiusura perché il locale è di pochi metri inferiore a quelli stabiliti per legge, o magari perché i tappeti non sono ignifughi: ve lo assicuriamo, nelle moschee non fuma nessuno! Dateci tempo», ha proseguito, «siamo una comunità debole socialmente e politicamente, nessuno ci viene a trovare in campagna elettorale per raccogliere voti... Chiediamo solamente un po' di comprensione».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Piccardo ha raccontato di una comunità musulmana che si sta chiudendo sempre più pericolosamente in se stessa. «L'80% dei libri che io vendo come editore», ha affermato, «vengono acquistati da musulmani per spiegare, attraverso il dono di essi, chi noi siamo. Non nell'intento di convertire, questo non ci interessa perché Dio fa quello che vuole, ma di farci conoscere al di là di quello che scrivono i mass media e le paure che agitano i politici. Dopo il 2000 questo sforzo di comunicare con l'esterno è venuto meno: me ne accorgo dal grosso calo di vendite che ho avuto. La comunità si sta ripiegando su se stessa, perché così crede di proteggersi».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;«Si possono vincere le elezioni solleticando gli istinti più bassi della gente (sempre che poi si riesca a governarli)», è intervenuto padre Dall'Oglio, «ma si può anche costruire le comunità sulla voglia di bene comune e questo dà di gran lunga frutti migliori. Quel che è certo è che la paura dell'Islam produce un Islam che fa paura».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il gesuita non ha risparmiato nemmeno «alcune guide spirituali cattoliche locali, che da un lato lanciano messaggi politicamente corretti, poi raccomandano di non concedere le sale per la preghiera ai musulmani, perché bisogna fermarli. In questo modo non si fa altro che ghettizzarli: le èlite si ritirano e quel che resta è la parte più fragile della popolazione musulmana, la più pericolosa perché la più disposta a cedere alla rabbia. E motivi di collera ce ne sono molti, qui in Italia come nel resto del mondo. Solo una moschea alla luce del sole produce concordia e prosperità». &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fonte: &lt;i&gt;L’Arena - 24/02/2010&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8706998542215579521?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8706998542215579521/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8706998542215579521&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8706998542215579521'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8706998542215579521'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/rassegna-stampa_1805.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4306484323030556328</id><published>2010-03-01T09:14:00.001-08:00</published><updated>2010-03-01T09:14:10.530-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h3&gt;«Mafia e corruzione paralizzano il Mezzogiorno»&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;di Andrea Tornielli&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il «cancro» della mafia, diffuse forme di corruzione e di illegalità, «meccanismi perversi» o «semplicemente malsani» nell’amministrazione della cosa pubblica, le inadeguatezze «presenti nelle classi dirigenti» paralizzano lo sviluppo del Mezzogiorno «il complesso panorama politico ed economico nazionale e internazionale» lo sta trasformando «in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo».   &lt;br /&gt;È forte la denuncia contenuta nel documento Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, reso noto ieri dalla Cei dopo una lunga gestazione. Un documento che chiede di investire sull’educazione dei giovani e invita la società civile a un rinnovato protagonismo. I vescovi dedicano molto spazio alla mafia nella loro analisi, ma spiegano che «l’economia illegale» nel Mezzogiorno non si identifica totalmente con il fenomeno mafioso, «essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie», come «usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero». Ciò rivela - spiega la Cei - «una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando anche in questo caso un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale».    &lt;br /&gt;Riprendendo le condanne già espresse nel passato, ma senza riferimenti espliciti alla scomunica degli affiliati, la Chiesa italiana definisce la mafia «un vero e proprio cancro», una «tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona» che avvelena la vita sociale, perverte la mente di tanti giovani e soffoca l’economia.    &lt;br /&gt;«Il controllo malavitoso del territorio - si legge nel documento - porta a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento di corruzione, collusione e concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale». I vescovi scrivono che negli ultimi vent’anni «le organizzazioni mafiose, che hanno messo radici in tutto il territorio italiano» sviluppando attività economiche con tecniche e metodi del capitalismo più avanzato. La Cei chiede «un preciso intervento educativo, sin dai primi anni di età, per evitare che il mafioso sia visto come un modello da imitare» e nel documento definisce le mafie come «strutture di peccato». Non manca un cenno autocritico, quando si ricorda che «le Chiese debbono ancora recepire sino in fondo la lezione profetica di Giovanni Paolo II e l’esempio dei testimoni morti per la giustizia», dato che «tanti sembrano cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile».    &lt;br /&gt;Impietosa anche l’analisi sulla politica meridionale: «Il cambiamento istituzionale provocato dall’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato». E «l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti» porta i vescovi ad auspicare una nuova classe di laici cristiani impegnati, per aiutare i giovani «ad abbracciare la politica, intesa come servizio al bene comune».    &lt;br /&gt;Il documento - che dedica spazio anche all’immigrazione, alla disoccupazione, alla condizione della donna - affronta il tema del federalismo, che sarebbe «una sconfitta per tutti» se accentuasse la distanza tra le diverse parti d’Italia, ma che potrebbe rappresentare «un passo verso una democrazia sostanziale» se «solidale, realistico e unitario».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte: &lt;a href="http://www.ilgiornale.it"&gt;www.ilgiornale.it&lt;/a&gt; - 25 febbraio 2010&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4306484323030556328?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4306484323030556328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4306484323030556328&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4306484323030556328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4306484323030556328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/rassegna-stampa_01.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-2176936597354371975</id><published>2010-03-01T09:11:00.001-08:00</published><updated>2010-03-01T09:11:57.901-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h3&gt;L’asilo di Goito e il razzismo istituzionale&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di &lt;a href="http://cerca.unita.it/?f=fir&amp;amp;orderby=1&amp;amp;key=Giuseppe%20Civati%20Ernesto%20Maria%20Ruffini"&gt;&lt;i&gt;Giuseppe Civati&amp;#160; - Ernesto Maria Ruffini&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In provincia di Mantova, a Goito, il Consiglio comunale, a maggioranza di centrodestra e capeggiato da un sindaco di area Udc, ha approvato un regolamento che prevede l’accesso all’asilo pubblico comunale ai soli bambini che provengono da famiglie che accettano «l’ispirazione cristiana della vita». La giustificazione sarebbe quella per cui «pur essendo l’asilo pubblico, da sempre viene gestito secondo criteri che si ispirano al cristianesimo». A questo punto è il caso di fornire a quegli amministratori locali delle brevi istruzioni per l’uso della cosa pubblica.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Primo: la nostra Costituzione vieta ogni discriminazione fondata su motivi religiosi (art. 3) e garantisce a tutti, senza alcuna distinzione, l’accesso alla scuola pubblica (artt. 33 e 34). La scuola infatti, come ci rammentano gli stessi Costituenti, dovrebbe rappresentare una «aperta palestra di tutte le idee» (Preti), in cui si dovrebbe «entrare con animo tranquillo», perché dovrebbe rappresentare un «asilo di tutte le coscienze e... di tutti i cittadini» (Marchesi) e dovrebbe essere laica e «al di sopra d’ogni confessione» (Nenni).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Secondo: se non bastasse la Costituzione, rammentiamo ai consiglieri comunali di Goito che il Testo unico sull’immigrazione definisce discriminatorio ogni comportamento che comporti «una distinzione, esclusione o preferenza basata sulle... convinzioni e le pratiche religiose» (art. 43 D.lgs. n. 286/1998) e che il d.l. n. 122/1993 (legge Mancino) punisce con la reclusione fino a tre anni chi «commette atti di discriminazione per motivi... religiosi» (art. 1).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Terzo: la Convenzione europea sui diritti dell’uomo vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sula religione e impone agli Stati di rispettare la diversità culturale e religiosa delle persone (artt. 21 e 22).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quarto: quali sarebbero i criteri cristiani cui sarebbe ispirata la gestione dell’asilo comunale di Goito? Ma il Vangelo non dovrebbe invitare tutti all’accoglienza e alla condivisione? Nel Vangelo, a proposito di bambini, perché di bambini che dovrebbero andare all’asilo stiamo parlando, non c’è forse scritto che «chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me»? (Mt. 18, 5).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Adesso un consiglio agli altri, esponenti politici (più o meno) democratici: smettiamola di credere che si tratti di uscite innocue e insignificanti. Per dirla con Bobbio, siamo di fronte a forme di razzismo istituzionale e non è il caso si sottovalutarle, ma di segnalarle e di pretendere il rispetto dei valori sui quali la nostra comunità si fonda. In nome del rispetto che dobbiamo nei confronti chi è diverso da noi e verso noi stessi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte: L’unita - 25 febbraio 2010, &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-2176936597354371975?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/2176936597354371975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=2176936597354371975&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2176936597354371975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2176936597354371975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-1996573145920924468</id><published>2010-03-01T09:07:00.001-08:00</published><updated>2010-03-01T09:08:10.553-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h3&gt;La Cei contro l'uso elettorale del tema immigrazione&lt;/h3&gt;&lt;p align="justify"&gt;I vescovi italiani auspicano, in una nota, che le prossime elezioni amministrative in Italia «siano un'occasione importante perché i temi della giustizia sociale e dell'integrazione tornino al centro dei programmi e delle politiche locali, evitando che la tematica dell'immigrazione sia usata pregiudizialmente e ideologicamente per scopi elettorali». &lt;br /&gt;La conferenza episcopale ribadisce anche che è «inappropriata e falsa ogni criminalizzazione pregiudiziale degli immigrati».&lt;br /&gt;Il comunicato dei vescovi, firmato dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni (Cemi) e dalla Fondazione Migrantes è stato pubblicato oggi dall'Osservatore Romano sotto il titolo «L'integrazione torni al centro delle politiche locali». Nella nota, gli organismi della Cei esortano altresì ad «un impegno educativo e sociale del mondo del laicato cattolico, perché anche il tema dell'immigrazione sia al centro dell'interesse comune e della vita delle nostre città».&lt;br /&gt;Continuano poi le scintille sul tema del rapporto tra immigrazione e criminalità: la Cemi e la Fondazione Migrantes ribadiscono quanto già evidenziato dal segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, sul fatto che non esiste alcuna coincidenza tra immigrazione e criminalità e, «pertanto, risulta impropria e falsa ogni criminalizzazione pregiudiziale degli immigrati». Inoltre, si osserva ancora nel comunicato, dall'apposito capitolo del Dossier Caritas-Migrantes del 2009 (estrapolando le denunce presentate contro autori noti ed equiparando le classi di età tra italiani e il numero effettivo di immigrati) si evince un uguale tasso di criminalità tra italiani e stranieri residenti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;fonte: &lt;a href="http://www.ilsole24ore.it/"&gt;http://www.ilsole24ore.it&lt;/a&gt; - 18.02.2010&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-1996573145920924468?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/1996573145920924468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=1996573145920924468&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1996573145920924468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1996573145920924468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/la-cei-contro-luso-elettorale-del-tema.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-3155730670945066392</id><published>2010-03-01T09:01:00.001-08:00</published><updated>2010-03-01T09:03:06.392-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;b&gt;IL DOCUMENTO CEI&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Chiesa e Mezzogiorno: «Sviluppo nella coesione»&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di &lt;b&gt;Lorenzo Rosoli&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il «cancro» delle mafie. L’inadeguatezza delle classi dirigenti. Il dissesto ambientale. La disoccupazione, il lavoro nero, la povertà delle famiglie, l’emigrazione dei giovani. Ma anche il mix fra modernizzazione acritica e gli «antichi germi» del familismo e dell’omertà: quante ferite, nella carne viva del Sud. Problemi drammatici – denunciano i vescovi italiani – aggravati dalla crisi economica e dall’«egoismo individuale e corporativo» cresciuto in tutto il Paese, che rischiano «di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo». Ma non è del male l’ultima parola. Nella Chiesa e nella società del Sud ci sono risorse di socialità, cultura, spiritualità, che alimentano la speranza del riscatto oltre «ogni forma di rassegnazione e fatalismo». Un riscatto che prenda forza dall’«umanesimo cristiano», riconosca la «sfida educativa» quale «priorità ineludibile» e abbia nel federalismo solidale uno strumento efficace.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fra magistero e «testimoni».&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Proprio con un invito «al coraggio e alla speranza» si conclude il documento della Cei &lt;em&gt;Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno&lt;/em&gt;, diffuso ieri (testo integrale al centro del giornale), che riprende «la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese» a vent’anni dalla pubblicazione del documento &lt;em&gt;Sviluppo nella solidarietà&lt;/em&gt; (1989) e alla luce del convegno &lt;em&gt;Chiesa nel Sud, Chiese del Sud&lt;/em&gt; (Napoli, 12-13 febbraio 2009). Il documento si apre passando in rassegna le emergenze «vecchie e nuove» del Mezzogiorno; nella seconda sezione, &lt;em&gt;Per coltivare la speranza&lt;/em&gt;, i vescovi additano risorse ed espressioni del «nuovo protagonismo della società civile e della comunità ecclesiale» (come il &lt;em&gt;Progetto Policoro&lt;/em&gt;); la terza sezione, &lt;em&gt;Le risorse della reciprocità e la cura per l’educazione&lt;/em&gt;, mette a fuoco missione e ruolo della comunità ecclesiale. Pagine ricche di citazioni e riferimenti. Alla dottrina sociale della Chiesa, anzitutto, ma anche a quei &lt;em&gt;testimoni&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;maestri&lt;/em&gt; che con la parola e la vita hanno aperto spazi di profezia e di liberazione: figli del Sud come Pino Puglisi, Giuseppe Diana, Rosario Livatino, Luigi Sturzo, Aldo Moro. E "padri" venuti da lontano come il Giovanni Paolo II che il 9 maggio 1993, nella Valle dei Templi, ad Agrigento, disse parole definitive sulla mafia.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La nuova questione meridionale.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A muovere la riflessione dei vescovi è la «constatazione del perdurare del problema meridionale» che oggi, come vent’anni fa, chiama la Chiesa italiana agli «ineludibili doveri della solidarietà sociale e della comunione ecclesiale». Le «genti del Sud» siano «le protagoniste del proprio riscatto, ma questo non dispensa dal dovere della solidarietà l’intera nazione», disse Wojtyla nel 1995 al Convegno ecclesiale di Palermo. Che cos’è cambiato in questi vent’anni?&lt;br /&gt;La geografia politica, il sistema di rappresentanza nel governo degli enti locali, l’avvio della privatizzazione delle imprese pubbliche, il venir meno del sistema delle partecipazioni statali, la fine dell’intervento straordinario della Cassa del Mezzogiorno («di cui non vogliamo dimenticare gli aspetti positivi», sottolineano i vescovi). Inoltre: tanti migranti giunti dall’Africa, dall’Asia, dall’Est Europa hanno trovato nel Sud «il primo approdo della speranza»; e il Sud è «laboratorio ecclesiale in cui si tenta», dopo aver dato soccorso e accoglienza, «un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati e dai profughi».&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La sfida del federalismo solidale.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La realtà del Sud, scrivono i vescovi, è quella di uno «sviluppo bloccato» dove gli aiuti che arrivano non sempre "aiutano" davvero; dove l’elezione diretta degli amministratori locali «non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica»; dove la condizione femminile soffre ancora emarginazione e discriminazioni, mentre ci sono donne salite ai vertici delle mafie; dove ecomafie, crisi dell’agricoltura, fragilità del territorio e dell’economia pongono ulteriori ipoteche sulla via del riscatto e impediscono al Sud di assumere il ruolo che gli compete nel cuore del Mediterraneo e in Europa. Queste emergenze invocano un «federalismo solidale, realistico e unitario» capace di responsabilizzare il Sud rafforzando l’unità del Paese: un orizzonte cruciale, nell’imminenza «del 150° anniversario dell’unità nazionale».&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mafia, struttura di peccato.&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;La criminalità organizzata, ormai ramificata in tutto il Paese, «non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese». «Le mafie sono la configurazione più drammatica del male e del peccato», scrivono i vescovi: non mera «espressione di una religiosità distorta» bensì «strutture di peccato», «forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione».&lt;br /&gt;«Solo la decisione di convertirsi e di rifiutare una mentalità mafiosa permette di uscirne veramente», a costo di «subire violenza e immolarsi. Si deve riconoscere – ammettono i vescovi – che le Chiese debbono ancora recepire sino in fondo la lezione profetica di Giovanni Paolo II e l’esempio dei testimoni morti per la giustizia».&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Educazione e riscatto.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nella società e nella Chiesa ci sono risorse culturali e spirituali per il cammino del riscatto. La Chiesa, in particolare, sta con «quanti combattono in prima linea per la giustizia sulle orme del Vangelo e operano per far sorgere», come chiese Benedetto XVI il 7 settembre 2008 a Cagliari, «una nuova generazione di laici cristiani» al servizio del bene comune. Consapevole di essere «fattore di sviluppo e di coesione» sociale, la Chiesa si sente chiamata alla sfida educativa e alla trasformazione delle coscienze, testimoniando lo stile della condivisione e della comunione anzitutto al proprio interno. Il problema della sviluppo non è solo economico: è «etico, culturale, antropologico». Perciò la Chiesa si impegna ad «alimentare costantemente le risorse umane e spirituali» da investire nella «cultura del bene comune, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità».&lt;br /&gt;Dunque: «L’esigenza di investire in legalità e fiducia sollecita un’azione pastorale che miri a cancellare la divaricazione tra pratica religiosa e vita civile e spinga a una conoscenza più approfondita dell’insegnamento sociale della Chiesa, che aiuti a coniugare l’annuncio del Vangelo con la testimonianza delle opere di giustizia e di solidarietà».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;fonte: Avvenire del 24.02.2009&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-3155730670945066392?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/3155730670945066392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=3155730670945066392&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3155730670945066392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3155730670945066392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/03/il-documento-cei-chiesa-e-mezzogiorno.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8195613298424665454</id><published>2010-02-26T08:51:00.001-08:00</published><updated>2010-02-26T08:51:41.408-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;b&gt;PROFETA DI POVERTÀ E LAICITÀ&lt;br /&gt;UN LIBRO RICORDA CARLO CARRETTO A 100 ANNI DALLA NASCITA &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;di V&lt;em&gt;alerio Gigante&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;ROMA-ADISTA&lt;/strong&gt;. 100 anni fa, il 2 aprile del 1910, nasceva &lt;strong&gt;Carlo Carretto&lt;/strong&gt;, tra maggiori i protagonisti di quella temperie politico ecclesiale che ha accompagnato le trasformazioni del dopoguerra ed ha alimentato e portato a (parziale) compimento l’evento conciliare. Ma Carretto è anche tra le personalità del movimento cattolico italiano che più hanno lasciato traccia nella Chiesa del post Concilio. Proprio nel centenario della sua nascita, un libro di &lt;strong&gt;Gianni Di Santo&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Carlo Carretto. Il profeta di Spello&lt;/em&gt;, 2010, pp. 175, 12 euro) ne ripercorre la vita, attraverso una ricostruzione puntuale degli eventi fondamentali che hanno scandito la sua vicenda umana, religiosa e politica, i ricordi di chi lo ha conosciuto, una lettura della sua corrispondenza privata, due testi inediti.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La narrazione si concentra soprattutto sul periodo successivo al 1946, anno in cui Carretto diviene presidente centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (Giac). Due anni dopo, nel settembre 1948, in occasione dell’80.mo anniversario della fondazione dell’Azione Cattolica, Carretto organizza una grande manifestazione dei giovani di Ac a Roma: è la famosa adunata dei 300mila “baschi verdi”. Dalla diversa funzione che quella nuova generazione di giovani cattolici avrebbe dovuto avere nella Chiesa e nella società italiana nasce la frattura con Luigi Gedda (a quel tempo presidente del ramo maschile di Ac), che intendeva imprimere all’associazione una forte svolta in senso conservatore e clericale, soprattutto in seguito all’esito delle elezioni dell’aprile di quell’anno ed al rapporto sempre più teso tra le istituzioni ecclesiastiche e la sinistra di ispirazione marxista (e infatti nel 1949 arrivò, puntuale, la scomunica di Pio XII ai comunisti). “Noi avevamo - racconta nel libro uno dei ‘compagni di viaggio di Carretto, &lt;strong&gt;fratel&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Arturo Paoli&lt;/strong&gt; - una visione laica dell’impegno temporale dei cattolici nella vita pubblica. Altri, compreso Gedda, un po’ meno”: “A quel tempo i giovani cattolici erano visti come coloro che dovevano amare e voler bene al Papa. E basta. Ciò era il retaggio di un certo anticlericalismo vissuto sulla breccia di Porta Pia. I giovani cattolici dovevano difendere il Papa da questi attacchi”. Invece, spiega Paoli, “con Carlo capimmo subito che si poteva fare di più: preparare i giovani a impegnarsi nella costruzione del regno di Dio, qui, oggi, sulla terra”. Per questo “reclutammo i migliori giovani in giro per l'Italia”. Tra loro “Umberto Eco, Pietro Pfanner, Cesare Graziani, Emanuele Milano, Luciano Tavazza, Wladimiro Dorigo, tutta gente con qualità intellettuali e cominciammo a scrivere e a cambiare le nostre riviste, i giornali dell'associazione. Furono anni bellissimi. Il nostro &lt;em&gt;Gioventù&lt;/em&gt; era il miglior giornale dei giovani che si potesse leggere in Italia. Nuove rubriche di spiritualità, editoriali sulla politica, sulla società civile, notizie”.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Una visione del ruolo del laicato cattolico nell’Italia del dopoguerra che portò Carretto in rotta di collisione con il papa stesso: “Certi episodi - racconta ancora Paoli nel libro - sono rimasti famosi: ricordo, per esempio, che qualche volta il papa lo mandava a chiamare per rimproverargli certe intemperanze di alcuni giovani dell’Ac. Quando gli chiedevamo come era andata la visita, lui rispondeva sempre ‘benissimo’, gli brillavano gli occhi, ma noi sapevamo che dovevano passare un po' di ore prima che ci dicesse anche delle osservazioni critiche; comunque minimizzava, ma da altre vie sapevamo che il papa era stato anche piuttosto duro con lui. Cominciavano tempi difficili e Carlo li sentiva molto”. Ma Carretto tirava dritto per la sua strada. Fino a quando nel 1952 si trovò nell’impossibilità di proseguire con coerenza il suo impegno in Ac. Si dimise e nel 1954, avvicinatosi alla spiritualità di Charles de Foucault, divenne Piccolo Fratello del Vangelo. Dopo alcuni anni trascorsi in eremitaggio in Algeria, nel deserto del Sahara, nel 1965 si trasferì a Spello, in Umbria, dove diede vita ad una originalissima fraternità di preghiera e di accoglienza. Spello divenne così meta di migliaia di persone (soprattutto giovani), credenti e non, desiderose di un’esperienza di fede vissuta attraverso un’intensa (ma non “disincarnata”) spiritualità, vita comunitaria, povertà, lavoro manuale e condivisione. Spello fu però anche un importante luogo di riflessione ed azione politica ed ecclesiale, soprattutto grazie agli stimoli di Carretto, che anche dal suo eremo umbro non rinunciò mai ad intervenire sui più scottanti temi di attualità. Il libro ripercorre quelle prese di posizione: dai richiami alla povertà nella Chiesa, all’opposizione alla guerra, all’adesione al gruppo dei “cattolici per il No” che difesero nel 1974 il diritto al divorzio (“Voterò ‘No’ – scrisse in una intensa &lt;em&gt;Preghiera sul referendum&lt;/em&gt;, pubblicata sulla &lt;em&gt;Stampa&lt;/em&gt; il 7 maggio 1974 – perché spero che dopo una buona lezione ricevuta sarà l’ultima volta che noi cattolici oseremo presentarci in pubblico come difensori di un passato compromesso e senza l’afflato della profezia e dell’amore per l’uomo”). Fino alla &lt;em&gt;Lettera a Pietro&lt;/em&gt;, nella quale Carretto interveniva per sostenere la “scelta religiosa” dell’Azione Cattolica, fortemente minacciata dall’azione pastorale di &lt;strong&gt;Giovanni Paolo II&lt;/strong&gt; e dalle critiche del papa alla presidenza di &lt;strong&gt;Alberto Monticone&lt;/strong&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;fonte: www.adista.it&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8195613298424665454?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8195613298424665454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8195613298424665454&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8195613298424665454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8195613298424665454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/02/profeta-di-poverta-e-laicita-un-libro.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7099312483265860694</id><published>2010-02-26T08:44:00.001-08:00</published><updated>2010-02-26T08:45:45.281-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Gheddafi: «Guerra santa contro la Svizzera per il no alle moschee»&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;«Miscredente» e «apostata» per aver l’approvato il referendum costruire minareti nel paese elvetico&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;MILANO&lt;/b&gt; - Il colonnello libico Muammar Gheddafi ha invitato alla Jihad (la guerra santa, &lt;i&gt;ndr&lt;/i&gt;) contro la Svizzera, da lui definita «miscredente» e «apostata», dopo l’approvazione del divieto di costruire minareti nel paese elvetico. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;IL DISCORSO &lt;/b&gt;- «È contro la Svizzera miscredente e apostata che distrugge le case di Allah che la jihad deve essere proclamata con ogni mezzo», ha dichiarato il colonnello Gheddafi in un discorso a Bengasi, nell’est della Libia, in occasione della Festa del «Mouloud», che commemora la nascita del profeta Maometto. Per il numero uno libico, «la jihad contro la Svizzera, contro il sionismo, contro l’aggressione estera (...), non è terrorismo». «Qualunque musulmano nel mondo che tratta con la Svizzera è un infedele ed è contro l’islam, contro Maometto, contro Dio, contro il Corano», ha aggiunto il leader di Tripoli davanti a migliaia di persone. Boicottate la Svizzera: boicottate i suoi prodotti, boicottate i loro aerei, le loro navi, le loro ambasciate, boicottate questa razza miscredente, apostata, che aggredisce la case di Allah», ha insistito Gheddafi, parlando in veste di capo del Commando popolare islamico internazionale, ente da lui creato nel 1991. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;LA CRISI &lt;/b&gt;- Sulle dichiarazioni del leader libico, un portavoce del ministero svizzero degli Affari esteri non ha voluto rilasciare commenti. Le relazioni tra Tripoli e Berna sono tesissime dopo l’arresto a luglio 2008 a Ginevra del figlio di Gheddafi, Hannibal, arrestato a Ginevra con l’accusa di aver maltrattato i suoi domestici. L'episodio ha scatenato una serie di ritorsioni a catena. La Svizzera lo scorso autunno ha inserito nella lista nera di Schengen i nomi di 188 alti dirigenti libici, tra cui anche quello del colonnello Muammar Gheddafi, inasprendo la crisi. Poco dopo le autorità libiche hanno arrestato due imprenditori svizzeri, di cui uno, Max Goeldi, è ancora detenuto in Libia. L’intervento «delirante» di Gheddafi avviene mentre proseguono le trattative tra i due paesi per la sua liberazione. Il 29 novembre scorso gli svizzeri hanno votato a larga maggioranza (57,5%) per vietare la costruzione di nuovi minareti, in un referendum promosso dalla destra populista.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;DIRITTO DI USARE SCHENGEN&lt;/b&gt; - Intanto la Svizzera si è difesa giovedì dall’accusa di aver usato l’accordo di Schengen a fini politici, per risolvere la sua controversia con la Libia. «Noi siamo membri dello spazio Schengen e come ogni altro membro noi abbiamo il diritto di applicare queste disposizioni», ha detto il ministro della Giustizia svizzero Eveline Widemer-Schlumpf al termine di una riunione a Bruxelles con il ministri degli Interni dei Ventisette membri dell’Unione Europea. Widemer-Schlumpf si è in particolare difesa dalle accuse lanciate dal ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, il quale poco prima aveva detto ai giornalisti che non si può usare questo strumento di cooperazione internazionale «per risolvere controversie bilaterali come quella tra Berna e Tripoli». &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.corriere.it/"&gt;http://www.corriere.it/&lt;/a&gt; - &lt;strong&gt;25 febbraio 2010&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7099312483265860694?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7099312483265860694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7099312483265860694&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7099312483265860694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7099312483265860694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/02/gheddafi-guerra-santa-contro-la.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-1758989754375483443</id><published>2010-02-26T08:39:00.001-08:00</published><updated>2010-02-26T08:39:47.036-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;b&gt;I vescovi difendono il Sud:&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;b&gt;«La politica lo usa per i voti e trascura il suo sviluppo»&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;i&gt;«Mafia, cancro che avvelena Meridione», il quale rischia di essere «tagliato fuori» da ridistribuzione delle risorse. Nel documento su Chiesa e Mezzogiorno: «Negli ultimi 20 anni la mafia ha messo radici»&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;CITTÀ DEL VATICANO&lt;/b&gt; - Nell'attuale crisi politica e sociale, il Sud dell'Italia rischia di essere «tagliato fuori» dalla ridistribuzione delle risorse, e ridotto a un «collettore di voti per disegni politici ed economici estranei al suo sviluppo»: è quanto denunciano i vescovi italiani in un nuovo documento su Chiesa e Mezzogiorno. La Cei (Conferenza episcopale italiana) denuncia con forza che «negli ultimi vent'anni le organizzazioni mafiose hanno messo radici in tutto il territorio italiano, hanno sviluppato attività economiche, mutuando tecniche e metodi del capitalismo più avanzato, mantenendo al contempo ben collaudate forme arcaiche e violente di controllo sul territorio e sulla società».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;ATTIVITÀ ILLECITE&lt;/b&gt; - Nel documento i vescovi italiani stigmatizzano la presenza della malavita organizzata al Sud, ma anche le più diffuse forme di corruzione e illecito, che - scrivono - arrecano «un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale» al Sud Italia. «L’economia illegale - scrivono i vescovi nel documento Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno - non si identifica totalmente con il fenomeno mafioso, essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero...). Ciò - proseguono i vescovi - rivela una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale». Il «controllo malavitoso del territorio», prosegue la Cei, «porta a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento di corruzione, collusione e concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;MAFIA=CANCRO&lt;/b&gt; - Nel documento la Cei riafferma, come fece già nel 1989, che la «mafia è un vero e proprio &amp;quot;cancro&amp;quot;, una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona, avvelena la vita sociale, perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l'economia, deforma il volto autentico del Sud».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;FEDERALISMO&lt;/b&gt; - I vescovi parlano anche di federalismo e ammoniscono che «la prospettiva di riarticolare l'assetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti, se il federalismo accentuasse la distanza tra le diverse parti d'Italia. Potrebbe invece rappresentare un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all'interno di un &amp;quot;gioco di squadra&amp;quot;».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;IMMIGRAZIONE&lt;/b&gt; - Il documento tocca anche lo scottante tema dell'immigrazione. Servono «urgenti nuove forme di solidarietà» per fronteggiare il massiccio sbarco di immigrati nel Sud, chiedono i vescovi. «La massiccia immigrazione dall'Europa dell'Est, dall'Africa e dall'Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.corriere.it/"&gt;www.corriere.it&lt;/a&gt; - 24 febbraio 2010&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-1758989754375483443?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/1758989754375483443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=1758989754375483443&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1758989754375483443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1758989754375483443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/02/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8540809757194191424</id><published>2010-02-26T08:27:00.001-08:00</published><updated>2010-02-26T08:30:17.024-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h4 align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Asilo a Goito&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;h4 align="center"&gt;&lt;em&gt;di Elisabetta Reguitti&lt;/em&gt;&lt;/h4&gt;&lt;p align="justify"&gt;A Goito nel Mantovano c’è un asilo comunale, dunque pubblico, che accetta solo i bimbi di famiglie che professano la religione cristiana. E’ la prima volta dunque che un’amministrazione pubblica (in questo caso comunale) subordina all'ispirazione religiosa l'accesso o meno a un servizio pubblico.&lt;br /&gt;Tutto scritto nell’articolo 1 – del nuovo regolamento dell’asilo comunale – che pone come condizione all’iscrizione del figlio l'accettazione di una sorta di preambolo religioso: la provenienza da una famiglia cattolica o cristiana.&lt;br /&gt;Nel dettaglio: che possano essere iscritti solo bambini appartenenti a famiglie che accettano "l'ispirazione cristiana della vita". Il che significa prima di tutto escludere sicuramente una gran fetta degli immigrati per lo più di religione islamica, indù oppure sihk vista la massiccia presenza di lavoratori impegnati nelle imprese agricole del mantovano e nel veronese.&lt;br /&gt;Ma non si tratta solo di questo. Il regolamento potrebbe escludere anche molti italiani. La domanda infatti è: che significa una famiglia di "ispirazione cristiana"? I divorziati sono considerati tali? E i genitori separati? Senza contare magari i figli nati da coppie di conviventi.&lt;br /&gt;Detto questo resta il fatto che il nuovo regolamento sia stata approvato a maggioranza dal Consiglio comunale di Goito il cui sindaco &lt;strong&gt;Marchetti &lt;/strong&gt;ha commentato che "pur essendo l'asilo pubblico, da sempre viene gestito secondo criteri che si ispirano al cristianesimo" e di conseguenza non c'è nulla di incostituzionale dal suo punto di vista nell'approvazione di questo regolamento.&lt;br /&gt;Si tratta dunque di una motivazione giustificata dalla tradizione quella sostenuta dal sindaco. Ancora una volta un’ amministrazione locale di centro-destra (sindaco &lt;em&gt;Udc&lt;/em&gt; Anita Marchetti appoggiata da &lt;em&gt;Pdl&lt;/em&gt; e Lega) si distingue per la creazione di una normativa discriminatoria e soprattutto indirizzata ai bambini.&lt;br /&gt;La minoranza politica dell’amministrazione comunale ha inviato un esposto all'Anci (associazione nazionale comuni italiani) chiedendo di fare pressione sul Comune affinchè questo regolamento non venga applicato. In seconda battuta ci si è chiesti come un asilo comunale possa comportarsi come se fosse privato imponendo vincoli alle iscrizioni dei bambini tanto più se si tratta di orientamento religioso.&lt;br /&gt;Un aspetto questo sollevato in aula dagli stessi esponenti d’opposizione che hanno peraltro sottolineato anche come la Costituzione italiana stabilisca, tra l’altro, che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge "senza distinzione di religione".&lt;br /&gt;Ma nonostante questo si moltiplicano i casi di scelte di governo locale che con la scusa di sostenere qualcuno escludono altri in particolare quando si parla di bambini stranieri: minori nati in Italia da genitori stranieri che però in base al principio del cosiddetto "&lt;em&gt;ius soli&lt;/em&gt;" non acquisiscono la cittadinanza italiana per nascita sul territorio nazionale.&lt;br /&gt;Tutto quindi sembra andare nella direzione di un sempre maggiore distinguo dunque tra bambini italiani e stranieri da praticare subito: fin dai primi anni di vita. E sulla vicenda dell’asilo discriminatorio i parlamentari del&lt;em&gt; Pd &lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Enzo Carra &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Emanuele Fiano &lt;/strong&gt;hanno presentato un’interrogazione al ministro &lt;strong&gt;Roberto Maroni&lt;/strong&gt;. Fiano interviene dicendo: "Apprendo incredulo che non potrò mai trasferirmi con la mia famiglia nella cittadina di Goito, in provincia di Mantova, perché se avessi bisogno di far frequentare l’asilo comunale ai miei figli ebrei non potrei. Evidentemente, la storia non è stata maestra di vita per tutti". &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;fonte: &lt;a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/"&gt;http://antefatto.ilcannocchiale.it&lt;/a&gt; - &lt;strong&gt;24 febbraio 2010&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8540809757194191424?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8540809757194191424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8540809757194191424&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8540809757194191424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8540809757194191424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/02/asilo-goito.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7200518923429694717</id><published>2010-02-04T09:33:00.001-08:00</published><updated>2010-02-04T09:34:53.095-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Chi ruba la terra e il cibo all’Africa&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;di Carlo Petrini &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Le nuove forme dello sfruttamento colonialistico proseguono la distruzione delle civiltà, con la connivenza dei governi corrotti.     &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;   &lt;br /&gt;Nel mese di agosto del 2009 il re saudita Abdullah ha festeggiato il primo raccolto di riso realizzato in Etiopia. E al riso seguiranno orzo e grano. Cresciuta in mezzo al deserto come tutti gli Stati del Golfo, l’Arabia Saudita ha scelto di risolvere il problema del cibo accaparrandosi terre coltivabili sull’altra sponda del Mar Rosso, nel Corno d’Africa: in Paesi come l’Etiopia, con 10 milioni di affamati, o come il Sudan, che non riesce a uscire dall’immensa tragedia del Darfur. È un fenomeno nuovo (iniziato circa 15 mesi fa) e ancora poco studiato (anche perché la maggior parte degli accordi è segreta): è il diabolico furto di terra e cibo al continente più affamato e povero del mondo.    &lt;br /&gt;Milioni di ettari in Etiopia, Ghana, Mali, Sudan e Madagascar sono stati ceduti in concessione per venti, trenta, novant’anni alla Cina, all’India, alla Corea, in cambio di vaghe promesse di investimenti. Seul possiede già 2,3 milioni di ettari, Pechino ne ha comprati 2,1, l’Arabia Saudita 1,6, gli Emirati Arabi 1,3.    &lt;br /&gt;I protagonisti e anche questa è una novità – sono i governi: da una parte ci sono Paesi che hanno soldi e bisogno di terra. Dall’altra governi poverissimi – e spesso corrotti – che, in cambio di un po’ di denaro, tecnologia e qualche infrastruttura, mettono a disposizione senza indugio il bene più prezioso di un continente ancora prevalentemente agricolo: la terra.    &lt;br /&gt;D’altra parte quasi nessun contadino africano può provare di possedere un terreno. Il diritto formale di proprietà (o di affitto) riguarda dal 2 al 10% delle terre. Nella maggioranza dei casi ci si affida a norme tradizionali, riconosciute localmente, ma non dagli accordi internazionali. E così terre abitate, coltivate e usate come pascolo da generazioni sono considerate inutilizzate.    &lt;br /&gt;C’è chi si porta da casa anche la manodopera, come la Cina, che ormai dal 2000 sta incentivando l’emigrazione in Africa come soluzione al problema demografico. Nel loro nuovo far west, 800 mila cinesi gestiscono imprese, costruiscono ferrovie, strade, dighe, si appropriano delle materie prime (petrolio, minerali, legno) e piazzano prodotti a buon mercato. Accanto ai governi, ci sono gli investitori privati: dopo la crisi finanziaria, molti hanno iniziato a guardare a beni di investimento più tangibili: il settore in cima alla lista è la terra (cibo e biocarburanti). Non a caso, nell’agosto del 2009, a New York, si è svolta la prima conferenza del commercio mondiale di terre coltivabili...    &lt;br /&gt;Che cosa succede nelle terre africane quando arrivano gli investitori stranieri? Si passa dall’agricoltura tradizionale – basata sulla diversità, sulle varietà locali, sulle comunità – all’agroindustria: che significa monocolture destinate all’esportazione (riso, soia, olio di palma per biocarburanti...) e ricorso massiccio alla chimica (fertilizzanti e pesticidi). Quando i terreni saranno completamente impoveriti, gli investitori stranieri potranno facilmente spostarsi da un’altra parte. Una formula vecchia, che riporta indietro di cinquant’anni, alla cosiddetta "rivoluzione verde", avviata negli anni Sessanta con i soldi della Fondazione Ford, della Fondazione Rockefeller e della Banca Mondiale per aumentare la produzione di cibo nei Paesi poveri, puntando su tecnologia e monocolture.    &lt;br /&gt;Le prove del completo fallimento di questa strategia sono incontrovertibili. Un dato su tutti: nel 1970 i sottoalimentati in Africa erano 80 milioni. Dieci anni dopo questo numero è raddoppiato, per raggiungere i 250 milioni di persone nel 2009.    &lt;br /&gt;Eppure, in nome della sicurezza alimentare, si sta cercando di rilanciarla con il programma Agra (acronimo di "Alliance for a Green Revolution in Africa", ovvero "alleanza per una rivoluzione verde"). Uno dei suoi prodotti simbolo è il riso Nerica ("New Rice for Africa", "nuovo riso per l’Africa"). Un riso che dà alte rese solo se coltivato con tecniche industriali e sostanze chimiche. I semi (venduti in esclusiva da pochissime aziende che fanno soldi a palate) devono essere riacquistati ogni anno. Un sistema impraticabile per i piccoli contadini di Paesi come il Mali o la Liberia, che possiedono e si tramandano da generazioni decine di ecotipi tradizionali di riso. Chi c’è dietro questa strategia? I soliti nomi – la Fondazione Rockefeller, la Banca Mondiale, l’Usaid (l’agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti) – e poi un nuovo, potentissimo protagonista: Bill Gates, che ha deciso di dedicarsi alla solidarietà...    &lt;br /&gt;Il riso è solo un esempio: Agra sta promuovendo decine di varietà selezionate e brevettate (nuove varietà di cassava, sorgo, mais...); le aziende sementiere nascono come funghi; i contadini ricevono pacchetti di sementi e fertilizzanti (gratis per un anno, scontati per altri tre o quattro anni). E i prodotti tradizionali, che hanno nutrito generazioni di contadini africani, scompaiono.    &lt;br /&gt;Nel 1960 – all’alba della decolonizzazione – i Paesi africani producevano cibo a sufficienza per il consumo domestico, anzi riuscivano addirittura a esportare. Oggi, invece, sono costretti a importare la maggior parte degli alimenti. A Sandaga, il più grande mercato alimentare nell’Africa occidentale (nel cuore di Dakar) si possono comprare frutta e ortaggi portoghesi, spagnoli, italiani, greci a metà del prezzo degli equivalenti locali. E questo vale per tutti i prodotti: dalle ali di pollo degli allevamenti industriali europei al cotone americano al riso tailandese. L’agro-industria occidentale, grazie a giganteschi sussidi pubblici, piazza le proprie eccedenze sottocosto sui mercati poveri, rovinando i contadini locali.    &lt;br /&gt;In mare la situazione non è meno grave. Le flotte di Europa, Cina, Giappone e Russia devastano i litorali africani, comprando le licenze di pesca dai governi locali e pescando in modo indiscriminato. E così si disgregano le comunità costiere (in Africa vivono di piccola pesca nove milioni di persone): i pescatori si trasformano in operai per le fabbriche del pesce (gestite da compagnie straniere) e spesso sono costretti a vendere le barche a prezzi stracciati ai passeurs di esseri umani. Su queste piccole barche – inadatte alla navigazione in alto mare – ogni anno muoiono migliaia di disperati in cerca di una vita migliore.    &lt;br /&gt;Insomma, non possiamo fare altro che sottoscrivere le parole del sociologo Jean Ziegler: «Da una parte si organizza la fame in Africa, dall’altra si criminalizzano i rifugiati della fame». E quelle di Thomas Sankara, rivoluzionario e capo del governo del Burkina Faso per qualche anno, prima di essere ucciso nel 1987, in un agguato organizzato dall’attuale presidente: «Bisogna restituire l’Africa agli africani». &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte &lt;em&gt;La Repubblica, 26 gennaio 2010&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7200518923429694717?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7200518923429694717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7200518923429694717&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7200518923429694717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7200518923429694717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/02/chi-ruba-la-terra-e-il-cibo-allafrica.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-5348750352122130629</id><published>2010-01-29T05:27:00.001-08:00</published><updated>2010-01-29T05:27:19.275-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;font size="4"&gt;Immigrati, i vescovi a Berlusconi &amp;quot;Delinquono come gli italiani&amp;quot;&lt;/font&gt;   &lt;br /&gt;&lt;font size="2"&gt;Monsignor Crociata (Cei) replica all'equazione del premier su stranieri e criminalità &amp;quot;Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di reati sono pressoché identiche&amp;quot;&lt;/font&gt;   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;ROMA - &amp;quot;Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche&amp;quot;. E' quanto ha affermato il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulle affermazioni del premier Berlusconi riguardanti la partecipazione degli immigrati alle attività delle organizzazioni criminali. &amp;quot;La considerazione di fondo sugli immigrati - ha adetto Crociata - resta la dignità di ogni persona umana che non può essere oggetto di pregiudizio e discriminazione, come ha ricordato il Pontefice&amp;quot;. Crociata, rispondendo ai giornalisti nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio permanente della Cei, ha affrontato diversi temi, compreso quello delle prossime elezioni. &amp;quot;Il compito dei cittadini - ha detto il segretario generale della Cei - è di eleggere le persone che meglio perseguono l'obiettivo del bene comune i cui valori e criteri sono la difesa della vita umana comunque si presenti, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la promozione della solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli e il lavoro&amp;quot;. L'indicazione della Chiesa, ha aggiunto, è poi &amp;quot;quella di votare per coloro che guardano alle esigenze generali più importanti sia per la vita del Paese che per le Regioni''. Sulle polemiche intorno alla giustizia, Crociata ha detto di non volere esprimere giudizi di merito: &amp;quot;Darei in questo caso - ha spiegato - quell'indicazione relativa a superare conflitti e tensioni già contenuta nella relazione del cardinale Bagnasco, per trovare una soluzione all'interno degli equilibri istituzionali seguendo la ricerca del bene comune da parte di tutti&amp;quot;. Quanto all'emergenza disoccupazione ed al caso Fiat, Crociata ha detto che bisogna fare di tutto per &amp;quot;conservare, assicurare e accrescere i posti di lavoro&amp;quot;: &amp;quot;Conosciamo il dramma delle famiglie che avevano un lavoro e ora si trovano per strada. Dobbiamo raccogliere questo grido, non possiamo rimanere insensibili. Non posso intervenire su questioni specifiche, ma credo che sia, molto semplicemente, auspicabile che si continui a cercare il modo di assicurare ancora il lavoro&amp;quot;.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="2"&gt;fonte &lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it"&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="2"&gt;www.repubblica.it&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="2"&gt; del 29 gennaio 2010&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-5348750352122130629?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/5348750352122130629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=5348750352122130629&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5348750352122130629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5348750352122130629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/rassegna-stampa_2919.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-9222731472321416846</id><published>2010-01-29T05:23:00.001-08:00</published><updated>2010-01-29T05:28:06.862-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="left"&gt;&lt;font size="4"&gt;Tra immigrati e italiani stesso tasso di criminalità     &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;I dati ufficiali dimostrano che l'80% delle denunce a carico di stranieri riguarda irregolari; ma anche tra questi, in quattro casi su 5 il reato contestato è l'assenza del permesso di soggiorno Una manifestazione contro il razzismo&lt;/font&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;ROMA - Sono i numeri a dire che gli immigrati non delinquono più degli italiani. Secondo i dati dell'Istat, il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è &amp;quot;solo leggermente più alto&amp;quot; di quello degli italiani (tra l'1,23% e l'1,4%, contro lo 0,75%) ed è addirittura inferiore tra le persone oltre i 40 anni. Di fatto, i dati sono &amp;quot;equiparabili&amp;quot;. E' vero invece la stragrande maggioranza dei reati commessi da stranieri in Italia è opera di immigrati irregolari. Parlano ancora le cifre ufficiali, secondo le quali il 70-80% degli stranieri denunciati sono irregolari. Anche qui, però, i dati sono da leggere con attenzione perché, sul totale delle denunce, l'87% riguarda proprio la mera condizione di clandestinità: il reato commesso da 4 stranieri su 5 denunciati riguarda insomma l'essere stati sorpresi in Italia senza permesso di soggiorno e dunque la violazione delle leggi sull'immigrazione. In generale, dicono le statistiche, non esiste un legame fra l'aumento degli immigrati regolari e l'aumento dei reati in Italia: tra il 2001 e il 2005, ad esempio, mentre gli stranieri sono aumentati di oltre il 100%, le denunce nei loro confronti sono cresciute del 45,9%. Al di là delle polemiche politiche, sono comunque nettamente superiori gli aspetti positivi dell'immigrazione. In Italia gli immigrati regolari, secondo i più recenti rapporti di Caritas Migrantes e Ismu, sono oltre quattro milioni e mezzo, il 7,2% della popolazione, una percentuale che supera per la prima volta la media europea (6,2%). Dal 1998 al 2008, la crescita è stata del 246% e se il trend resterà invariato, come prevede l'Istat, nel 2050 gli italiani di origine straniera saranno oltre 12 milioni. I lavoratori stranieri sono circa due milioni e producono il 10% del Pil nazionale. I vantaggi dello Stato sono visibili da altri numeri: gli immigrati versano ogni all'Inps sette miliardi di euro e pagano al Fisco una cifra che supera i 3,2 miliardi di euro. Inoltre, ogni cento neonati in Italia, ormai più del 12% ha un almeno un genitore straniero.    &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;font size="2"&gt;fonte: &lt;a href="http://www.repubblica.it"&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt; del 28 gennaio 2010&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-9222731472321416846?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/9222731472321416846/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=9222731472321416846&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/9222731472321416846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/9222731472321416846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/rassegna-stampa_29.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4207311691314862957</id><published>2010-01-25T08:35:00.000-08:00</published><updated>2010-01-25T08:38:40.381-08:00</updated><title type='text'>Pensando</title><content type='html'>&lt;span style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;b&gt;Rosarno... e noi cristiani&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;di mons. Luigi Bettazzi*&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="-webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="-webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; font-size: medium;"&gt;I fatti di Rosarno ci interpellano tutti, noi cristiani per primi. Da un’automobile, restata anonima, partono fucilate contro lavoratori neri, impegnati nella raccolta di agrumi, ma trattati come schiavi, sia per l’ammontare della paga giornaliera che viene loro consegnata (dopo le decurtazioni di chi li assolda per il lavoro), sia per le condizioni di alloggio, miserrime, a cui sono condannati. E questi, forse anche impauriti per attacchi che posssono essere mortali (a Castel Volturno sei immigrati hanno perso la vita in situazioni analoghe), reagiscono distruggendo e incendiando. Reazione da condannare, certamente, che fra l’altro ha portato alla fuga di quasi tutti gli immigrati; e forse era questa la cosa che si voleva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma chi, anche tra i governanti che hanno condannato – giustamente – la rabbia distruttiva, ha anche solo fatto cenno a quanto l’ha provocata? E non parlo solo delle fucilate, che resteranno anonime, bensì degli anni in cui tutti sapevano (e tutti vedevano) le condizioni di lavoro e di vita dei migranti. E poi si parla di politica dell’amore e della libertà. In realtà si tratta di “amore di sé” (cioè egoismo) e di “libertà nostra” (pagata con la schiavitù di altri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi chiedo quale debba essere la nostra reazione come cristiani?! Perché è vero che chi ha soccorso questi poveracci è stata la Chiesa, con qualche aiuto materiale, prima, poi con l’offerta provvidenziale degli automezzi di fuga. Ma è anche vero che la prima carità è la giustizia, e il rispetto della legalità. L’impressione invece è che, pronti alla carità come elemosina, non lo siamo altrettanto alla prima carità, appunto alla giustizia. Si parla tanto – e giustamente – di principi irrinunciabili, applicandoli in primo luogo alla salvaguardia della vita, dal suo sbocciare al suo tramonto; ma non si riesce a puntualizzare che la vita va salvaguardata anche nella sua pienezza, e non solo in quella della “nostra”, ma in quella di ogni nostro fratello, di ogni essere umano. Il vero antagonismo a Dio è “mammona”, parola aramaica che noi traduciamo oggi con “ricchezza”, ma che implica anche il “potere”: “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire Dio e la ricchezza” (Mt 6,24). Perché questa porta poi a diffondere la mentalità in cui ognuno cerca solo i propri interessi, manipolando le leggi (o creandosene a proprio uso e consumo) e frodandole con tutti gli espedienti possibili. Poi ci lamentiamo se i giovani fanno “i furbi” o i “bulli”, se non hanno più veri ideali, né civili né religiosi: glielo abbiamo insegnato noi adulti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che di fronte alle chiusure dell’individualismo e dell’egoismo, manifestazioni del peccato originale, il primo principio irrinunciabile del cristianesimo sia proprio “amare anche i diversi” (il Vangelo dice: “Amate i vostri nemici”, Mt 5,44), sia “farsi prossimo” di chi si trova in difficoltà (v. il buon samaritano, Lc 10,36). Se no, il dirsi cristiani può diventare un’etichetta per coprire i propri interessi, magari difendendo il crocifisso dopo aver “giocato” con le religioni antiche e dopo aver oppresso e umiliato tanti sventurati. Già Gesù ammoniva: “Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio” (Mt 7,21); ed il “comandamento”, il “precetto” di Dio è proprio che “ci amiamo gli uni gli altri” (1 Gv 3,23).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa ha ammonito fortemente, il Vaticano ha espresso chiaramente la sua condanna e anche la Cei ha parlato. Tocca alla Chiesa che è in Italia, cioè alle nostre comunità, a ciascuno di noi – clero in testa – testimoniare questo irrinunciabile principio della solidarietà, proprio a cominciare dalla giustizia del rispetto per ogni vita umana. Contro la tendenza alla chiusura dell’egoismo occorre rendere evidente al mondo cosa intendiamo noi per cristianesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; *Vescovo emerito di Ivrea&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;fonte Adista 25.01.2010&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4207311691314862957?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4207311691314862957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4207311691314862957&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4207311691314862957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4207311691314862957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/pensando.html' title='Pensando'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6640395087438027879</id><published>2010-01-11T06:36:00.001-08:00</published><updated>2010-01-11T06:36:43.032-08:00</updated><title type='text'>Saviano: il coraggio di insorgere contro la mafia</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;di Giorgio Santilli&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;«Gli immigrati non vengono in Italia solo a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma anche a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere». Roberto Saviano, autore trentenne del bestseller mondiale Gomorra, simbolo della lotta alle mafie che il Sole 24 Ore ha inserito nella classifica dell'uomo dell'anno per la battaglia di legalità, non rinuncia a vedere negli incidenti di Rosarno un lato positivo. L'altra faccia della luna. A mostrarla sono gli immigrati che protestano contro le mafie oggi come a Villa Literno nel settembre 1989, dopo l'omicidio del sudafricano Jerry Masso, e a Castel Volturno nel settembre 2008 dopo l'uccisione di sei immigrati. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Saviano - che in questa intervista lancia l'allarme per il rischio di nuovi attentati di 'ndrangheta e camorra dopo la bomba di Reggio Calabria - non nega che le modalità della rivolta siano criticabili, ma è convinto che «a ribellarsi è la parte sana della comunità africana» che non accetta compromessi con la criminalità. «Quello che colpisce - dice lo scrittore - è che gli immigrati hanno un coraggio contro le mafie che gli italiani hanno perso. Per loro il contrasto alle organizzazioni criminali è questione di vita o di morte». Non vanno criminalizzati. «Piuttosto dovremmo considerarli alleati nella battaglia all'illegalità».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Saviano non vuole criminalizzare gli immigrati di Rosarno, che nelle regioni a rischio mafia entrano nella rete della criminalità organizzata fin dallo sbarco. «Mentre nel nord Italia la Lega ha continuato a ostacolare l'immigrazione, la camorra si è lentamente impadronita del monopolio dei documenti falsi: le leggi più severe sull'immigrazione le hanno fruttato milioni di euro». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Saviano, lei usò parole dure anche in occasione del massacro di Castel Volturno, territorio che conosce bene.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Di Rosarno come di Castel Volturno si parla solo quando c'è una rivolta. Anche questo mi colpisce: il silenzio favorisce le mafie e si perdono occasioni di sviluppo. Castel Volturno ha il maggior numero di abusi edilizi al mondo ed è il comune più africano d'Italia.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;C'è una connessione fra le due cose?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Era una città abbandonata per via dell'abusivismo e nei palazzi vuoti arrivarono gli africani. È diventata così la prima città africana d'Italia. Anziché valorizzarla, l'abbiamo nascosta come fosse una suburra.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Valorizzarla, come?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Qualunque paese europeo avrebbe fatto un vanto di avere una città tutta africana e l'avrebbe messa sotto i riflettori mediatici. Avrebbe fatto un sindaco immigrato, avrebbe portato lì le ambasciate dei paesi africani, avrebbe organizzato un bel festival africano. Ne avrebbe fatto una porta sul Mediterraneo. Invece, si è consegnata la città in mano alla mafia nigeriana con il risultato di farne uno snodo del traffico della droga. Una città dove la maggior parte degli immigrati onesti vivono una vita d'inferno.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cos'è che i media non raccontano?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Calabria è, come la Campania, un territorio che vive una guerra quotidiana. Se si vedono i dati, ci sono tantissimi attentati alle associazioni antiracket o a consiglieri comunali, intimidazioni con un colpo sparato alla porta o una molotov su una tomba. Magistrati continuamente nel mirino come Raffaele Cantone o Nicola Gratteri. È una guerra silenziosa che non trovi sui giornali.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che significa in questa guerra quotidiana la bomba alla procura di Reggio?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;È il segno che la 'ndrangheta alza il livello dello scontro. È una bomba artigianale, quindi un segnale di misura contenuta e simbolica ancora, un messaggino. La famiglia Condello possiede bazooka ed esplosivi C3 e C4, capaci di far saltare l'intero edificio della procura.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;È credibile che l'attentato sia stato deciso da una riunione di tutti i capiclan?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Mi pare più probabile che l'abbia deciso una famiglia e abbia ottenuto il silenzio-assenso delle altre. Certo è un segnale condiviso in qualche misura da tutte le 'ndrine.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un segnale alla procura o a chi altro?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Alla procura, non c'è dubbio. Le grammatiche delle mafie sono disciplinatissime. Se avessero voluto intimidire la direzione antimafia, l'avrebbero messo alla loro sede. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Perché ora?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ci sono due livelli di risposta. Il primo riguarda la procura di Reggio Calabria. Il destinatario della bomba è il procuratore capo che è arrivato un mese fa e ha già fatto scelte importanti. Penso ci fossero correnti di magistrati, all'interno della procura, che le cosche preferivano. Non necessariamente colluse. Forse, più semplicemente, meno efficienti. Istruire le carte di un processo in tre mesi o due anni può cambiare il destino di una famiglia, saltano attività economiche, azioni criminose.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;C'è un livello di lettura più generale dell'attentato di Reggio Calabria?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Molto è cambiato con gli arresti nel casertano e le sentenze di condanna in Calabria. Un anno e mezzo fa a Reggio è stato arrestato Pasquale Condello detto &amp;quot;il supremo&amp;quot;. Era il leader indiscusso, uomo capace di mediazione, anche con la politica. Il suo arresto ha messo in crisi assetti consolidati. Le mafie si aspettavano molto dai loro referenti politici e non sono disposte a vedere che se la cavano. Il problema non riguarda solo la Calabria.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Pensa che l'episodio della bomba non resterà isolato?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Non mi aspetto che sia finita qui. Chiedo molta attenzione al governo, ai media. Il 15 gennaio dovrebbe chiudersi in Cassazione il processo Spartacus contro i Casalesi. È il primo processo sull'intera organizzazione camorristica che arriva al terzo grado. È il più importante processo di mafia nella storia insieme al maxiprocesso di Palermo. Se le condanne saranno confermate, l'organizzazione non potrà non fare nulla, manderà segnali.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;C'è il rischio di una escalation.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tanto più se la cosa passerà sotto silenzio. Ricordo che questo processo era durato dieci anni in primo grado e, dopo che sono stati accesi i riflettori sui Casalesi, fino ad allora sconosciuti alla pubblica opinione, il processo di appello è durato un anno e mezzo e ora il terzo grado un anno. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;C'è un collegamento fra questi gruppi? Siamo abituati a ragionare che le mafie sono sistemi isolati.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le mafie non sono monadi isolate. Casertani e calabresi sono in continua connessione perché sono le mafie degli investimenti e delle regole. Non come i napoletani, sregolati, e i siciliani, ormai vecchi. In Romania stanno lavorando insieme, sui casinò investono insieme. Le loro strutture seguono la globalizzazione con ritmi più veloci di quanto riesca a fare lo Stato. Nelle loro strutture ci sono domenicani, boliviani, tedeschi. Negli ultimi arresti fatti a Caserta c'era un tunisino affiliato. La camorra è la prima mafia ad aver aperto agli stranieri e fra dieci anni avremo capicamorra arabi e slavi. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il cambiamento di clima confermerebbe quel che dice il ministro Maroni: una risposta dello Stato c'è già stata. Che valutazione dà del modello Caserta?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;È stato fatto un buon lavoro: arresti e molta pressione sulle amministrazioni pubbliche, sul risparmio, sul ciclo dei rifiuti. Però le mafie sono tutt'altro che sconfitte ed è un errore grave dirlo o anche solo farlo pensare. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Qual è la realtà della vita quotidiana?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Se cammini sulla Napoli-Caserta, anche stasera, continui a vedere, proprio come dieci anni fa, i fuochi delle discariche abusive che bruciano copertoni arrivati da tutta Italia. Non è vero che il ciclo dei rifiuti è stato sconfitto. Ancora sono liberi, per altro, Antonio Iovine e Michele Zagaria, latitanti da 13 anni, i capi, uomini del cemento che investono a Roma e in Romania.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Siamo in una fase di transizione?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;C'è una operatività dello Stato che viene riconosciuta dalle mafie ma non ancora considerata fisiologica. Se lo Stato fosse unito e la risposta compatta, le mafie capirebbero che qualunque azione peggiorerebbe la loro situazione. Se alzano il tiro è perché sanno che ancora possono parlare con qualcuno all'interno dell'apparato statale. È un brutto clima, lo stesso che ha portato alla primavera siciliana, quando fu ucciso Lima.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il sequestro di beni è strumento risolutivo?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Un salto di qualità c'è stato anche lì. Però rinnovo l'invito a non abbassare la guardia. Sequestrare la Lamborghini o la villa è importante, ma non abbiamo ancora intaccato i patrimoni attivi delle mafie. La cosa davvero importante è che non si mettano all'asta. Chiedo a Maroni che intervenga su questo punto: i beni vengano immediatamente riassegnati alle biblioteche, alle associazioni antiracket, alle università.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Sul piano repressivo che altro bisogna fare?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La repressione non basta. Bisogna sconfiggere l'economia mafiosa, passare al sequestro delle loro aziende. Ci vuole un segnale di cambiamento anche a livello di leggi: lo scudo fiscale, il limite alle intercettazioni, il patteggiamento per i reati di mafia non vanno bene. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Qual è l'obiettivo?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Deve essere premiato il mondo delle imprese pulite, si deve permettere all'imprenditore di guadagnare dalla prassi antimafia. Oggi per l'imprenditore pulito essere contro le organizzazioni mafiose porta solo svantaggi e danni.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Come?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Va bene quel che ha cominciato a fare Confindustria Sicilia: cacciare dal mercato chiunque partecipi all'economica mafiosa, prima ancora che per un fatto morale, per una concorrenza sleale. Prendiamo gli appalti. Il gioco del massimo ribasso fa vincere le mafie perché possono fare costi più bassi: pagano meno la manodopera in nero, ammortizzano i costi con altre entrate come la droga. Se non cambi le regole degli appalti, vinceranno sempre. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ance propone di passare a un sistema di subappalti in cui l'appaltatore scelga in un elenco di imprese pulite selezionate dalle Procure. Che ne pensa?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il certificato antimafia è una garanzia di partenza ma non basta. Bisogna togliere all'imprenditore pulito la possibilità di utilizzare il vantaggio competitivo che arriva dall'economia mafiosa. La proposta va in quella direzione. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che significa uscire dal sistema del massimo ribasso?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Se un'impresa investe per lo sviluppo del territorio, per esempio con una scuola di formazione di carpentieri, va premiata. Di più: bisogna premiare l'attività antimafiosa delle imprese. Nelle gare d'appalto basta massimo ribasso, diamo un premio a chi si impegna in un'attività antimafiosa: chi denuncia il pizzo o l'economia mafiosa. Se vogliamo vincere questa guerra dobbiamo abbandonare il formalismo di certe gare e la legge del massimo ribasso. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che altro si può fare per sconfiggere l'economia mafiosa?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Fare quello che fa l'associazione Libera. Porta lì ragazzi di Torino, del Friuli, romani o umbri a fare il lavoro con le bufale di Schiavone o i filari di vite portati via a Reina. Combatte l'economia mafiosa e occupa il territorio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Vede segnali positivi? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Cresce il disgusto degli elettori per politici collusi di destra e sinistra. Penso alla Campania dove il coordinatore Pdl è Nicola Cosentino che dice di essere dalla mia parte, ma non lo è affatto. I processi faranno il loro corso. A un politico, però, bisogna chiedere non solo di essere lontano dagli affari criminali, ma anche di avere una reputazione lontana dagli affari criminali. Il fatto che sul territorio un politico sia considerato da tutti come interlocutore di quel mondo è di per sé imbarazzante anche qualora non fosse condannato. Aggiungo che anche le politiche del centro-sinistra degli ultimi anni sono state politiche di connivenza. Spero che gli elettori alle prossime regionali facciano pulizia dei collusi mandando un segnale chiaro.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte: da Il sole 24 ore, 9 gennaio 2010&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6640395087438027879?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6640395087438027879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6640395087438027879&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6640395087438027879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6640395087438027879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/saviano-il-coraggio-di-insorgere-contro.html' title='Saviano: il coraggio di insorgere contro la mafia'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8683867966251667003</id><published>2010-01-11T06:25:00.001-08:00</published><updated>2010-01-11T06:25:17.647-08:00</updated><title type='text'>Il diritto di essere una minoranza</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;di Enzo Bianchi&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Proprio quando i cristiani celebrano la venuta nel mondo di Gesù, il farsi uomo di Dio, il suo assumere una condizione di fragilità e debolezza estreme, l’Agenzia Fides pubblica il rapporto sugli operatori pastorali uccisi in tutto il mondo nei dodici mesi precedenti. Ed è proprio all’uscita della liturgia eucaristica della notte di Natale che la comunità cristiana copta di Nagaa Hamadi è stata attaccata a colpi d’arma da fuoco e ha visto morire una decina di suoi fedeli e caderne feriti numerosi altri, falcidiati da una furia assassina. È drammaticamente significativo che ci ritroviamo così a fare i conti con la persecuzione dei cristiani proprio nei giorni in cui le chiese d’oriente e d’occidente fanno memoria dell’incarnazione, dell’inizio della vicenda umana di colui che confessano come Signore che è nato come tutti i mortali, ha vissuto testimoniando l’amore, è morto da giusto condannato ingiustamente ed è risorto per annunciare efficacemente che la vita è più forte della morte. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Anche se noi cristiani d’occidente usiamo a volte a sproposito la terminologia della persecuzione per parlare del confronto difficile e anche aspro che la fede cristiana incontra nella società contemporanea, esistono luoghi e chiese in cui “persecuzione” indica ancora ostilità violenta, prigione, torture fisiche e psichiche, morte, e in cui “martirio” vuol dire testimonianza fino al sangue alla fede che si professa. Ce ne accorgiamo raramente, qui in occidente: solo quando il numero delle vittime o l’efferatezza dei crimini scuote la stanca abitudine con cui seguiamo certi eventi. Il rapporto dell’Agenzia Fides conta trentasette operatori pastorali uccisi nel 2009, riuscendo così a restituire un nome, un volto, alcuni lineamenti di questi discepoli di Cristo, ma non dimentichiamo che sono solo la punta di un iceberg immensamente più grande. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Si tratta, infatti, solo dei missionari – preti e seminaristi, religiosi e religiose, laici – e solo di confessione cattolica. Le intere comunità cristiane osteggiate, perseguitate, costrette ad abbandonare il loro paese sfuggono al nostro sguardo e al nostro cuore: i cristiani dei villaggi e delle città dell’Iraq e dell’Iran, del Pakistan, dell’Orissa in India, del Sudan e dell’Alto Egitto, della Nigeria, dell’Indonesia o della Malesia, del Vietnam, della Cina o della Corea del Nord, della penisola arabica o dell’Algeria fanno notizia solo quando sono vittime di violenze particolarmente brutali. L’orrore suscitato da fedeli bruciati vivi nelle chiese, catechisti crocifissi, religiosi trucidati nei luoghi del loro servizio ai più poveri ci scuote dal torpore, altrimenti è il silenzio, il voltare la testa dall’altra parte, l’oblio di un fastidioso lancio d’agenzia.    &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Eppure la tragica quotidianità di queste vicende dovrebbe interrogare anche il nostro vivere giorno dopo giorno la presenza della fede religiosa nella società civile, anche in quella più secolarizzata. Dovremmo interrogarci sul reale rispetto dei diritti, anche religiosi, delle minoranze: riconoscere, salvaguardare, promuovere la dignità di ogni persona e la possibilità di vivere e testimoniare anche comunitariamente e nello spazio pubblico la propria fede è compito non solo degli organismi internazionali, degli stati e delle loro legislazioni, ma anche di ogni cittadino che con il suo comportamento può favorire oppure contrastare questa civile convivenza quotidiana. Recentemente, i patriarchi cattolici del Medioriente hanno ribadito che “cristiani e musulmani attingiamo a un’eredità unica di cultura e civiltà ... Noi vogliamo salvaguardarla, farla evolvere, riattivarla in modo che sia fondamento della nostra convivialità e della nostra solidarietà fraterna. I cristiani d’oriente sono una parte inseparabile dell’identità culturale dei musulmani e i musulmani sono una parte inseparabile dell’identità culturale dei cristiani. Così siamo tutti responsabili gli uni degli altri e di fronte alla storia”. Parole sapienti e chiare che tuttavia non riescono a impedire che la crescente pressione del fondamentalismo islamico induca i cristiani del Medioriente alla fuga o li costringa a vivere in condizioni di ostilità, diffidenza, ghettizzazione, smentendo strade percorse nel passato.    &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dal canto nostro, non dovremmo nemmeno dimenticare che la reciprocità che sovente si sente invocare come pretesto per limitare alcuni diritti fondamentali non è e non può essere l’altro nome della ritorsione e della vendetta: una società è civile non quando concede alle sue minoranze solo quello che anche gli altri stati concedono a quelle presenti nel loro territorio, ma quando riconosce fattivamente che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e che a ogni individuo spettano gli stessi diritti e le stesse libertà, “senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”, secondo l’espressione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Orrendi massacri come quello della chiesa di Nagaa Hamadi o situazioni incancrenitesi come quelle appena evocate ci interpellano anche sulla risposta che possono suscitare in noi: non spetta a noi giudicare la capacità di rinunciare alla vendetta da parte delle vittime, non possiamo pesare noi la misura della loro sopportazione, non riusciamo a fare nostre le loro attese o disillusioni circa il rispetto delle leggi e il ristabilimento della giustizia, né ha senso indagare quasi morbosamente sulla pronta disponibilità al perdono: nessuno, fino a quando non è provato in prima persona, può sapere e valutare come reagirebbe se trovasse se stesso o i suoi cari in determinate situazioni. Certo, abbiamo avuto anche in anni recenti luminosi esempi di cristiani capaci di amare i loro nemici e di perdonare i persecutori persino in situazioni estreme. In ogni caso, possiamo e dobbiamo invece chiederci quali principi animano la nostra convivenza quotidiana, quale prezzo siamo disposti a pagare per testimoniare ciò in cui crediamo, quali sacrifici accettiamo di compiere nella nostra vita perché vengano salvaguardate la libertà e i diritti di tutti. Se i cristiani devono essere consapevoli che il sangue versato dai loro fratelli ai quattro angoli del mondo è seme fecondo di testimonianza, così come quello delle prime generazioni di discepoli di Cristo, spetta a tutti noi come cittadini, non dimenticare che le condizioni di libertà e di democrazia di cui godiamo nei nostri paesi sono il frutto di un lento e faticoso cammino: generazioni che ci hanno preceduto hanno saputo ascoltare il grido che saliva dalle vittime della storia e testimoniare anche fino al sangue la loro fedeltà a ideali di pace e di giustizia. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;fonte: &lt;em&gt;La Stampa, 10 gennaio 2010&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8683867966251667003?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8683867966251667003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8683867966251667003&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8683867966251667003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8683867966251667003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/il-diritto-di-essere-una-minoranza.html' title='Il diritto di essere una minoranza'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7455225632778910353</id><published>2010-01-11T06:16:00.001-08:00</published><updated>2010-01-11T06:19:16.370-08:00</updated><title type='text'>Chi sono? «Puzzano, delinquono, fanno solo figli...»</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;di Deo Fogliazza&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;Caro direttore,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;ho appena terminato di leggere il seguente breve testo che vorrei condividere con i lettori del suo giornale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;«...Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali...».&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;Sembra scritto in questi giorni da qualche leader della destra italiana. E invece no. È un passo tratto dalla relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano relativa agli immigrati italiani negli Usa. È del 1912. Meritevole di meditazione, vero? O no?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;fonte: da &lt;em&gt;Il Giornale - domenica 10 gennaio 2010&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7455225632778910353?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7455225632778910353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7455225632778910353&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7455225632778910353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7455225632778910353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/di-deo-fogliazza-caro-direttore-ho.html' title='Chi sono? «Puzzano, delinquono, fanno solo figli...»'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-3808457353188519561</id><published>2010-01-10T12:23:00.000-08:00</published><updated>2010-01-16T05:43:47.935-08:00</updated><title type='text'>parole dal cuore...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;Riportiamo alcune delle&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);font-family:lucida grande;font-size:130%;"&gt; "parole dal cuore"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt; che la scultura di Marco Danielon, intitolata &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;font-family:lucida grande;font-size:130%;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;font-family:lucida grande;font-size:130%;"&gt;Maria madre di Dio&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;font-family:lucida grande;font-size:130%;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;, ha suscitato nelle centinaia di persone che hanno sostato presso il monastero di Sezano durante il periodo di Avvento 2009 per pregare con la Comunità degli Stimmatini.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;1. La forza della sopravvivenza. &lt;i&gt;Gaia M.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. I capelli: sembra che qualcuno li tenga e li tiri indietro. Ma non si può tornare indietro! Così tirati non permettono alla donna di voltarsi indietro ma quasi la obbligano a guardare in alto, in avanti e in alto. La forza che tira indietro spinge la volontà avanti. Ciò che si deve compiere non può essere cambiato. Così a fatica farà un altro passo. &lt;i&gt;Paola S.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Lo sguardo rivolto verso l'alto, la mano che stringe il frutto della grazia, sembra che voglia donare a Dio il piccolo che germoglia nel suo grembo. &lt;i&gt;Renzo B.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. La speranza portata nel grembo, i passi sicuri per l'umanità in cammino, il viso rivolto all'Alto in un colloquio di fede-fiducia...La statuetta parla di purezza, di immacolatezza, Maria - la nuova Eva - riconsacra il corpo. Grazie a Marco e a tutti voi per questo piccolo capolavoro che tanto parla al nostro cuore. Andreina C.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. La trovo di una Bellezza rara, semplice. Esprime intensamente il dolore ma nel contempo la felicità che una madre prova a portare in grembo il proprio figlio, nel portare a compimento il dono che è la vita. Assurdo pensare il contrario. &lt;i&gt;Chiara B.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. La maternità è un dono, una grazia, è un mistero, il mistero della vita. Questa scultura parla di questo, lo fa vibrare nella sua semplicità. Ringrazio di aver avuto l'opportunità di vedere e percepire questo in questa "Madre di Dio". &lt;i&gt;Antonella P.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Maria pellegrina&lt;br /&gt;spettinata dal vento&lt;br /&gt;p che spinge la nave&lt;br /&gt;nelle onde del mistero&lt;br /&gt;ragazza stupefatta&lt;br /&gt;dal segreto che ti abita&lt;br /&gt;e come tutte noi ti tieni le reni&lt;br /&gt;a sostenere la nuova vita&lt;br /&gt;a sostenere tutte le vite&lt;br /&gt;la tua verità&lt;br /&gt;ancora scatena tempesta&lt;br /&gt;ancora è capace di rivoluzione&lt;br /&gt;quale andare ti guida&lt;br /&gt;quale stella ti spinge...&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Giulia V.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Scultura semplice e stupenda. Scaturisce freschezza, gioia, fierezza della cosa più bella del mondo: la maternità. Maria Madre di Gesù rappresentata da questa statuetta è la cosa più pura, pulita che rasserena l'anima di chi la guarda. Grazie. &lt;i&gt;Cordioli C.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Le persone "pulite dentro" non avranno difficoltà nel cogliere la purezza, la semplicità di questo cammino di donna gravida, di donna in attesa del ns. Messia. Dolce è il suo sguardo e puro nella sua nudità il corpo di Maria. Grazie Danielon della tua sensibilità artistica. &lt;i&gt;Lorena F.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. In mezzo a tanto fango, in mezzo a tanto letame, a tanta stupidità nascono ancora dei bellissimi fiori! Grazie Signore! &lt;i&gt;Giorgio F.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Una attesa di vita terrena. &lt;i&gt;Fabrizio L.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. E' una bellissima immagine, ma non richiama alla sacralità della ispirazione. &lt;i&gt;Achille N.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. "Grazie...è la forza sovrumana di affrontare il mondo e la maternità...fidandosi di Dio che si fa uomo in te, Miriam" - parafrasando Erri de Luca. &lt;i&gt;Sandra B.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Grazie. R&lt;i&gt;affaella&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. E' di una bellezza commovente: mi dà il senso del coraggio, della forza anche nella sofferenza del parto imminente, della fierezza e dell'orgoglio per la consapevolezza di dare la vita. Grazie. &lt;i&gt;Beatrice G.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. Le lacrime scendono, il cuore si gonfia, è un dolce dolore che senti dentro, è un dolore che ti dà forza, che ti fa scegliere da che parte stare, un dolore che ti apre alla vita ad una vita che in questo mondo umano spesso "scappa" ma chi ha dentro la limpidezza se la riprende, la tiene stretta, alza la testa al creato e lo chiama in ogni istante. Grazie. &lt;i&gt;Ornella D. F.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Oggi sono capitata qui per caso. Ma nella vita ho imparato che mai nella succede per "caso". Quel viso rivolto alla Luce vera che offre la sofferenza e il dono di una vita nuova! Commovente. Grazie Signore per avermi fatta arrivare fin qui oggi. &lt;i&gt;Anna P.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. L'opera esalta la dignità della donna, la natura, la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. La sacralità del divino che le donne (tutte) posseggono. &lt;i&gt;Marilla M.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. "Guardo a te Signore, tu guidi la mia vita, non so come andrà...ti seguo con trepidazione, Tu sei la mia luce, non avrò timore...". Questo mi suggerisce la statuetta...Una statua bellissima, piena di grazia e di amore per le donne e l'umanità. Un mistero di creazione che, forse, una donna madre apprezza maggiormente...potessero tutti gli uomini avere un simile sguardo nei confronti delle donne! &lt;i&gt;Giulia M.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. Momento sublime: il dono della vita! Esprime il massimo della spiritualità concessa all'uomo...donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. Tu donna, semplicemente unica nel tuo essere e nel tuo esistere; grazie per essere stata la prima culla del nostro vivere. &lt;i&gt;Claudio B.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. Grazie! Oggi mi è stata regalata una goccia di commozione. Uomo, cristiano, prete, consacrato..."pulito dentro", non per mio merito, ma perché Dio mi vuole bene e mi vuole bello, non ho potuto vedere che un riflesso della sua bellezza. Sono contento e per quanto riesca, sarò vicino alla comunità con la preghiera e con tutto l'affetto. &lt;i&gt;Sergio T.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. Per me non ha niente di scandaloso e tanto meno di blasfemo. Suscita tanta tenerezza e ammirazione per questa madre in attesa, e che attesa! La figura è molto dolce e amorevole. &lt;i&gt;Francesco B.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. Questa sera "il Magnificat" è diventato più mio! Contemplare la "statuetta" nel silenzio illuminato dalla luce di questa stanza...mi ha aiutato a contemplare l'annuncio della 1° antifona dei versi della liturgia di oggi: "Maria SS. Madre di Dio". Il testo dell'antifona dice: "Il creatore ha preso un'anima e un corpo: è nato da una vergine; fatto uomo senza opera di uomo...ci dona la sua divinità!...Il volto della donna teso verso l'alto...riceve tutto dall'alto...e accoglie il dono dall'alto! &lt;i&gt;Giovanni G.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26. E' un canto di gioia e di dolore per quanto di più sacro ospitiamo. Questo corpo, questa carne viva e che dobbiamo lasciare questa vita che ci è data senza aver fatto nulla per averla. E che ci venne tolta. La leggerezza e la freschezza di una giovane donna che corre nel vento. &lt;i&gt;Laura P.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27. Dio si fa carne nel grembo di una donna, Dio si fa uomo e non siamo più soli...Di fronte a tanta dolcezza e forza non possiamo che accogliere e benedire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28. Maria, la Vergine, pensata pura, creatura Madre del Creatore: un canto umano alla grandezza di Dio. Ogni donna che cammina sulla via della maternità è canto alla magnificenza e alla misericordia del nostro Creatore che ci è Madre e Padre. &lt;i&gt;Antonio F.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29. Che stupore ritrovarti così piccola al termine di questa vicenda...ti ricordo all'inizio dell'Avvento, mi eri parsa così grande, grandiosa nella Tua fragilità tutta umana, nuda, affaticata,...e nera! Lo stupore è tutto, oggi, davanti a te, nulla ne rimane per il clamore qua fuori, la fuori, la giù...nessuno stupore, purtroppo! Con tanto amore, per te e per la comunità di Sezano che ti accoglie. &lt;i&gt;Isabella Z.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30. Bellezza, armonia, dolce timore dell'attesa. E' proprio bella. &lt;i&gt;Elisabetta E.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31. Ho pensato all'intima e consapevole fatica della maternità; all'intimo raccoglimento e ai grandi, infiniti, dolci segreti che la maternità porta con se. E La Vergine li faceva tutti in se e nello stesso tempo a generoso dono di umanità. Io, dentro di me, mi sono sentita madre un'altra volta, ma questa volta, in maniera più cosmica , universale come a prendere in me tutto il mondo.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Giustina D. F.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32. Maria, Madre di Dio, colei che porta la Vita e la difende con dignità sempre e comunque...&lt;i&gt;Cinzia B.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33. La Madre di Dio cammina. Umano e teneramente materno il suo gesto di proteggere con la mano il ventre e la schiena. Il viso teso in contemplazione verso il cielo. Dolcissima, altissima, rappresentazione dell'attesa. Grazie. &lt;i&gt;Maria C.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34. La verità della vita. La vita è la verità. &lt;i&gt;Raffaele&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35. Attenti al soffio dello Spirito, brezza leggera o vento, non percepito &lt;i&gt;Maurizio&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36. E' bellissima, non riesce ad esprimere tutti i sentimenti che mi suscita. Ci provo! Gratitudine, bellezza, leggerezza, relazione, cammino,...GRAZIE di cuore, mi fa sentire bene!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37. Fierezza di offrire al mondo il frutto del suo ventre e offerta all'assoluto all'eterno all'essere infinito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38. Grazie per il corpo. E per l'incontro dei corpi, attraverso il quale passa la tua volontà, e il Tuo Amore e il Tuo Spirito. Grazie per questo corpo di donna, accogliente e misterioso. Grazie per la Bellezza e per l'Incanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;39. Il Magnificat raffigurato con una danza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;40. Guardo e penso: è l'essenza, la forza che supera tutto. Dobbiamo cercare l'essenza che è in noi ed esternarla, forse saremo più umani, con migliori relazioni e più giuste. &lt;i&gt;Anna Maria S.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;41. Dolcezza, fragilità, tenerezza, fatica. &lt;i&gt;Giuseppe A.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;42. Grazie Maria, madre della vita, in cammino per portare a ciascuno la fonte della vita! &lt;i&gt;Sonia &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;43. Propongo di dare anche un altro nome all'opera di Danielon: "L'origine della vita, l'inizio dell'amore". &lt;i&gt;Stefano C.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;44. Ciò che si vede non è la nudità ma la bellezza di chi, chiamato, alza lo sguardo ed è investito dalla Forza del vento dello Spirito Santo. Semplicemente Grazie. &lt;i&gt;Enrico Z., Cinzia R.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;45. Stupore, accettazione gioiosa, slancio sicuro verso l'ignoto. A&lt;i&gt;ntonio M.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;46. Finalmente la maternità si vede in tutti i suoi aspetti. Grazie. &lt;i&gt;Rita&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;47. Mi piace pensare che Maria abbia sentito Gesù muoversi nel suo seno, che abbia sentito la sua persona sempre più viva. Mi piace pensare che Gesù abbia succhiato il suo latte. Mi piace pensare che Gesù abbia riconosciuto a lungo il battito del suo cuore e la sua voce. Mi piace pensare che l'abbia chiamata 'mamma'. Come potrebbe altrimenti Gesù essere nostro Dio ma uomo tra gli uomini? &lt;i&gt;Pasquale S.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;48. ...e proprio dal cuore, dal più profondo del cuore, nasce un sentimento di stupore, di meraviglia, di speranza...basta guardare oltre...al di là del tempo e dello spazio, oltre...la...dove si scioglie dolcissima una emozione di tenerezza, di pace, di amore, di immensità...nell'universo piu' profondo, la devi immergerti per ritrovare e ritrovarti bambino a guardare stupito il senso del tuo esistere..."il mistero"...di Dio...è così semplice...l'essenziale è visibile agli occhi di ogni creatura che si abbandona e si affida al mistero di Dio. &lt;i&gt;Rossella&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;49. ...sospiri, occhi lucidi di gioia e a volte di pianto, speranza e sorrisi, e nel vento senti un sussulto, la melodia di Dio, un sussulto dell'anima e nasce un sincero e profondo...&lt;br /&gt;Grazie. &lt;i&gt;Marta T.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;50. Quest'immagine mi riporta al tempo della mia gravidanza, a quando mi sentivo più vicina a Dio, in quanto capace di pro-creare. E come questa Maria sono ancora nella fase di pro-creare ogni giorno i miei figli e... tutte le persone che incontro. Forse la grande maternità di Maria era proprio questo farci sentire tutti figli suoi e quindi...fratelli. Grazie Marco &lt;i&gt;Teresa D.L.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-3808457353188519561?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/3808457353188519561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=3808457353188519561&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3808457353188519561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3808457353188519561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/parole-dal-cuore.html' title='parole dal cuore...'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-716276424990094513</id><published>2010-01-08T13:00:00.001-08:00</published><updated>2010-01-08T13:05:25.564-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="480" id="utv163400"&gt;&lt;param name="flashvars" value="autoplay=false&amp;amp;brand=embed&amp;amp;cid=2464803"/&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"/&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"/&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.ustream.tv/flash/live/1/2464803"/&gt;&lt;embed flashvars="autoplay=false&amp;amp;brand=embed&amp;amp;cid=2464803" width="640" height="480" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" id="utv163400" name="utv_n_349718" src="http://www.ustream.tv/flash/live/1/2464803" type="application/x-shockwave-flash" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;a href="http://www.ustream.tv/live" style="padding: 2px 0px 4px; width: 400px; background: #ffffff; display: block; color: #000000; font-weight: normal; font-size: 10px; text-decoration: underline; text-align: center;" target="_blank"&gt;Live TV : Ustream&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-716276424990094513?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/716276424990094513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=716276424990094513&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/716276424990094513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/716276424990094513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/blog-post.html' title=''/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6394150513586286446</id><published>2010-01-03T09:52:00.000-08:00</published><updated>2010-01-03T09:55:47.851-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;b&gt;Statuetta contestata, interviene il vescovo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: medium; font-weight: normal;"&gt;di Anna Zegarelli&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;SI RIAPRE IL CASO. Dopo le accuse dei tradizionalisti cattolici, i missionari di Sezano sono invitati dalla curia a dare un significato solo culturale all'opera «Madre di Dio»&amp;nbsp;Zenti scrive agli Stimmatini: «Troppo clamore, giù il sipario». I Padri: «Manteniamo l'intenzione religiosa espressa dall'artista».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La «Madre di Dio», la statuetta di Marco Danielon che raffigura una donna spoglia e gravida che si sorregge la schiena, esposta nel periodo dell'Avvento nell'aula liturgica del monastero degli Stimmatini di Sezano, continua a far discutere. Dopo le proteste dei cattolici tradizionalisti che hanno accompagnato tutto il periodo che precedeva il Natale, anche il vescovo monsignor Zenti ha preso posizione. E non è stata quella auspicata dagli Stimmatini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scultura è stata con l'inizio del 2010 spostata nell'aula delle conferenze e l'incontro «Invito a stare con la Madre di Dio», che prevedeva momenti di preghiera, meditazione, lettura di testi e riflessione biblico-teologica nella cappella della comunità, è stato cancellato dopo una lettera arrivata due giorni prima della fine dell'anno a firma dello stesso presule. Nella missiva Zenti invita la comunità religiosa ad abbassare i toni sulla vicenda, ripresa anche dalle cronache nazionali dopo che i tradizionalisti avevano tacciato la statuetta di blasfemia. «Ora è davvero il momento di chiudere il sipario e non aggiungere ulteriori strascichi di altre manifestazioni, sotto il paravento della cultura, a meno che non si riporti la statua dalla sua attribuzione religiosa alla sua identità culturale primigenia: non quella di Maria Madre di Dio, ma quella di una qualsiasi maternità», scrive il vescovo nella lettera indirizzata al responsabile della Comunità di Sezano, padre Silvano Nicoletto. Lo stralcio è stato letto, a oltre 200 persone convenute al monastero, dallo stesso Nicoletto che nell'impossibilità di annullare in così breve tempo l'iniziativa ha deciso con i fratelli di accogliere comunque i tanti fedeli arrivati da ogni parte d'Italia per incontrare l'artista della statuetta e per discutere di fede, ma nel più assoluto riserbo e in silenzio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le due ore di silenzio sono state precedute dagli unici tre minuti di lettura di un comunicato in cui gli Stimmatini hanno sottolineato la scelta di obbedire al vescovo e anche di essergli solidali. Zenti ha scritto: «Purtroppo la vicenda dell'immagine della donna incinta, diffusa via internet, ha suscitato reazioni violente da parte di non poche persone. Alcune di queste, anche di altre diocesi, hanno protestato per lettera o mail contro di me tacciandomi di inadempienza del dovere di intervenire e apostrofandomi con peggiori titoli».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Siamo addolorati per questa mancanza di rispetto e gli siamo solidali», ha letto ai convenuti Nicoletto, «ma ci troviamo nell'impossibilità di alterare le intenzioni dell'artista che ha titolato l'opera secondo la connotazione religiosa. Oltretutto ricordiamo che sull'opera sono stati realizzati particolari studi e testi da persone competenti. Noi non siamo stati mossi da alcuna intenzione dissacrante né di disprezzo verso i fratelli più deboli. Attenti invece al consiglio di San Paolo, "fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello", siamo in pace con le nostre coscienze poichè le persone semplici, più pulite dentro, hanno trovato nell'opera di Danielon motivo di meditazione sul dolce mistero della maternità di Maria e di ogni altra maternità».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo queste parole 200 persone sono rimaste nel più assoluto riserbo, ma non hanno rinunciato a esprimere il proprio pensiero. Su centinaia di fogli sono stati riportati pensieri suscitati dalla visione dell'opera. Ne riportiamo alcuni: «La maternità è un dono, una grazia, un mistero. È il mistero della vita». "Maria pellegrina, spettinata dal vento, la tua verità ancora scatena tempesta". E ancora "Le lacrime scendono, il cuore si gonfia, è un dolce dolore che senti nel petto e che ti fa capire da che parte stare". Il percorso di fede nonostante tutto continua . Il giorno dell'Epifania, alle 16, ci sarà un momento di preghiera e meditazione nell'ambito dell'esposizione delle icone della scuola di Sezano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-size: 13px;"&gt;&lt;i&gt;f&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;i&gt;onte: L'arena del 3/01/2010&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6394150513586286446?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6394150513586286446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6394150513586286446&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6394150513586286446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6394150513586286446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4452136933027686233</id><published>2010-01-03T06:38:00.001-08:00</published><updated>2010-01-04T08:43:49.082-08:00</updated><title type='text'>La Comunità di Sezano ha scelto l’obbedienza</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: 130%;"&gt;SOLIDARIETA' AL VESCOVO ZENTI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;Verona (loc. Sezano) 1 gennaio 2010&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cari amici che siete qui convenuti*,&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;è mio dovere farvi sapere che l’appuntamento di oggi, &lt;b&gt;l’incontro con “Maria madre di Dio”, opera scultorea di Marco Danielon&lt;/b&gt;, è soppresso per ordine del nostro Vescovo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel messaggio a me inviato, il Vescovo afferma:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“&lt;b&gt;Purtroppo la vicenda dell’immagine della donna incinta, diffusa via internet, ha suscitato reazioni violente da parte di non poche persone. Alcune di queste, anche di altre diocesi, hanno protestato per lettera o e-mail contro di me in un modo furibondo tacciandomi di inadempienza del dovere di intervenire e apostrofandomi con peggiori titoli…&lt;/b&gt;”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Egli parla di reazioni violente e di attacchi furibondi contro la sua persona apostrofata con i peggiori titoli. &lt;u&gt;Siamo profondamente addolorati per questa mancanza di rispetto e gli siamo solidali.&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In seguito, continua e precisa: &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“&lt;b&gt;Ora è davvero il momento di chiudere il sipario e di non aggiungere ulteriori strascichi di altre manifestazioni, sotto il paravento della cultura, a meno che non si riporti la statua dalla sua attribuzione religiosa alla sua identità culturale primigenia: non quella di Maria Madre di Dio, ma quella di una qualsiasi maternità”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci troviamo nell’impossibilità di alterare le intenzioni dell’artista che ha titolato la sua opera secondo la connotazione religiosa, appunto, “Maria madre di Dio”. Oltretutto ricordiamo che sull’opera sono stati realizzati particolari studi e testi, a livello biblico e teologico, da persone competenti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;u&gt;Da parte nostra, non siamo stati mossi da alcuna intenzione dissacrante né di disprezzo verso i fratelli più deboli&lt;/u&gt;. Attenti invece al consiglio di Paolo &lt;i&gt;“fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello”&lt;/i&gt;(Rm. 14, 12b), siamo in pace con la nostra coscienza dal momento che, le persone più semplici, &lt;u&gt;più pulite dentro&lt;/u&gt;, più autenticamente vere, libere da ogni pregiudizio, giovani e meno giovani, queste persone hanno trovato nell’opera di Marco Danielon motivo di meditazione sul dolce mistero della maternità di Maria e di ogni altra maternità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In questo 1 gennaio 2010, in piena sintonia col messaggio di papa Benedetto XVI° per la giornata della pace, “&lt;i&gt;Se vuoi la pace&lt;/i&gt;,&lt;i&gt; custodisci il creato”&lt;/i&gt; in cui al n. 14 afferma: “…&lt;i&gt;La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato”&lt;/i&gt;, l’opera dell’amico Marco Danielon ha risvegliato nella spiritualità di molte persone il sogno di quel rapporto davvero “immacolato” con il cosmo e con la corporeità dell’essere umano espresso in Gn. 2,25 “&lt;i&gt;ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie,e non provavano vergogna”, &lt;/i&gt;immacolatezza che, a detta dei Padri della Chiesa, ben si addice alla “Nuova Eva”, Maria la Madre del Signore.&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fatte queste necessarie precisazioni sulle intenzioni che hanno ispirato le nostre scelte, vogliamo essere leali col nostro Vescovo: &lt;b&gt;gli obbediamo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;p. Silvano Nicoletto e Comunità&lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;---------------------------------------------------------&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Nota Bene: &lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;* Questo testo è stato letto alle circa 200 persone convenute presso il Monastero di Sezano nel pomeriggio del 1 gennaio 2010 per partecipare al già annunciato incontro &lt;invito&gt; che prevedeva momenti di preghiera, meditazione, lettura di testi e riflessione biblico-teologica nell'aula liturgica della comunità. &lt;/invito&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A seguito della lettera inviata via e-mail dal Vescovo Zenti, in data 30 dicembre, la Comunità di Sezano ha scelto di non dar luogo al programma, ma nell'impossibilità temporale di avvisare la cittadinanza ha accolto i presenti, provenienti da varie parti del Nord Italia, nella Sala Conferenze per rendere ragione della variazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4452136933027686233?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4452136933027686233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4452136933027686233&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4452136933027686233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4452136933027686233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2010/01/la-comunita-di-sezano-ha-scelto.html' title='La Comunità di Sezano ha scelto l’obbedienza'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8040849123863611969</id><published>2009-12-30T12:36:00.000-08:00</published><updated>2009-12-31T05:35:46.655-08:00</updated><title type='text'>Nota della Comunità di Sezano</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;L'opera scultorea denominata &lt;b&gt;"Maria, la Madre di Dio"&lt;/b&gt; , &lt;i&gt;non è una statua mariana nel senso devozionale del termine&lt;/i&gt;, ma una scultura in bronzo, di altezza 40 cm, realizzata nel 2009 da Marco Danielon a seguito di un percorso accurato di ricerca antropologica e biblico-teologica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(204, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 0);  font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;La scultura è stata esposta nell'aula liturgica del Monastero di Sezano nel periodo liturgico dell'Avvento 2009, come segno di attesa, simbolo della vita e dell'amore di Dio, nell'ambito del percorso di ricerca biblica e di fede che la Comunità degli Stimmatini sta portando avanti da anni assieme a centinaia di fedeli laici e religiosi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Messaggi di solidarietà e di lode all'opera scultorea di &lt;b&gt;Marco Danielon*&lt;/b&gt; sono arrivati da tutta Italia, decretando così l'ingresso dell'artista tra gli autori contemporanei di arte sacra al pari del francese Arcabas noto anche per avere raffigurato la purezza di Maria gravida con una donna spoglia (l&lt;i&gt;e soleil dans le ventre,&lt;/i&gt; 1984 &lt;a href="http://www.artbible.net/3JC/-Luk-01,39_Mary%20visits%20Elizabeth_La%20visitation/slides/21%20ARCABAS%20LE%20SOLEIL%20DANS%20LE%20VENTRE.html"&gt;vedi&lt;/a&gt;).&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-style: normal; font-family:'Franklin Gothic Book';font-size:21px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="  ;font-family:'Times New Roman';font-size:12pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;Purtroppo questo semplice segno di Avvento, frutto di un cammino di fede e di riflessione biblica condivisa da una comunità cristiana allargata è stato manipolato e strumentalizzato da appartenenti a movimenti tradizionalisti - che si rifanno allo scismatico Mons. Lefebvre (scomunicato da Giovanni Paolo II nel 1988)&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt; - &lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(204, 0, 0); "&gt;per denigrare e screditare la Comunità religiosa che vive nel Monastero di Sezano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span style="  ;font-family:'Times New Roman';font-size:12pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left; "&gt;-------------------------&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;*Marco Danielon&lt;/b&gt; è uno scultore-cesellatore che opera a Verona da trent'anni. Ha studiato all’Accademia Cignaroli, oltre che con gli scultori Carlo Bonato e Gino Bogoni. Ha frequentato il corso di ristrutturazione di beni culturali e ambientali organizzato dalla Diocesi di Verona e sta completando il corso di laurea ordinario dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (Verona). Alcune delle sue opere sono presenti a Verona presso la Basilica di San Zeno nella chiesa Cattedrale e nella chiesa della Casa Madre delle Suore Comboniane, a Roma nella chiesa della Casa generalizia delle Suore comboniane . Contatti: &lt;a href="mailto:marco.danielon@gmail.com"&gt;marco.danielon@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-size:16px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="mailto:marco.danielon@gmail.com"&gt;&lt;span style="color:#dd0000;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8040849123863611969?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8040849123863611969/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8040849123863611969&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8040849123863611969'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8040849123863611969'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/nota-della-comunita-di-sezano.html' title='Nota della Comunità di Sezano'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8895189967284889102</id><published>2009-12-30T00:13:00.001-08:00</published><updated>2009-12-30T00:13:47.912-08:00</updated><title type='text'>Natale 2009</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;font color="#ff0000" size="4"&gt;Ma quale luce?&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;GRAZIE ALLA TENEREZZA E MISERICORDIA DEL NOSTRO DIO&lt;/b&gt;&lt;b&gt;     &lt;br /&gt;CI VISITERÀ UN SOLE CHE SORGE DALL’ALTO      &lt;br /&gt;PER RISPLENDERE SU QUELLI CHE STANNO NELLE TENEBRE      &lt;br /&gt;E NELL’OMBRA DI MORTE      &lt;br /&gt;E DIRIGERE I NOSTRI PASSI SULLA VIA DELLA PACE.&lt;/b&gt;    &lt;br /&gt;(Lc.1,78-79)&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;La tradizione natalizia induce a desiderare la luce. In modo forse banale, le nostre amministrazioni comunali attraverso le luminarie di questo periodo intendono proporre lo stesso tema.    &lt;br /&gt;Ma… quale luce se ai negoziati di Copenhagen i grandi della terra hanno anteposto i privilegi dei potenti ai diritti dell’umanità e alla vita del pianeta?    &lt;br /&gt;Quale luce se sono sempre i deboli a pagare?    &lt;br /&gt;Quale luce se i dominanti possono perseguire impunemente i loro intrighi e farsi le leggi a proprio vantaggio?    &lt;br /&gt;Quale luce se le carceri sono luoghi di punizione e non di riabilitazione per chi ha sbagliato?    &lt;br /&gt;Quale luce se un immigrato può trovarsi all’improvviso in condizione di clandestinità e per ciò stesso colpevole di reato?    &lt;br /&gt;Quale luce se accettiamo con acquiescenza quei campi di concentramento che sono i CIE (centri di identificazione e di espulsione)?    &lt;br /&gt;Quale luce se il card. Tettamanzi può essere insultato perché nella sua opera pastorale si ispira al Vangelo?    &lt;br /&gt;Quale luce se la Comunità cristiana tace o addirittura ammira questi figuri, o dà il suo consenso?    &lt;br /&gt;Quale luce se il Crocifisso viene strumentalmente usato come bandiera identitaria per creare distanze ed innalzare steccati tra gli uomini?    &lt;br /&gt;Il testo profetico di Is. 58, 6-12, che per la verità sembra avere un’intonazione quaresimale, è invece molto pertinente con il clima di questo Natale 2009.    &lt;br /&gt;Richiama anch’esso in modo esplicito e forte la ricerca della luce e, soprattutto, ne offre precisi contenuti.&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;i&gt;Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, …&lt;/i&gt;&lt;i&gt;     &lt;br /&gt;…allora brillerà fra le tenebre la tua luce,      &lt;br /&gt;la tua tenebra sarà come il meriggio.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;6 Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?&lt;/b&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;b&gt;     &lt;br /&gt;7 Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?      &lt;br /&gt;8 Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua cicatrizzazione germoglierà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà.      &lt;br /&gt;9 Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi! ”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio,      &lt;br /&gt;10 se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.      &lt;br /&gt;11 Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.      &lt;br /&gt;12 La tua gente riedificherà le antiche rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane. Ti chiameranno riparatore di brecce, restauratore di case in rovina per abitarvi.&lt;/b&gt;    &lt;br /&gt;(Isaia 58, 6-12)    &lt;br /&gt;- il testo indicato esordisce: &lt;i&gt;“Questo è il digiuno che voglio…”&lt;/i&gt;    &lt;br /&gt;- oggi potrebbe dichiarare: &lt;i&gt;“Questa è la religiosità che voglio…”&lt;/i&gt;    &lt;br /&gt;Si tratta di una parola che desidera dare un contenuto di vita a ciò che rischia di rimanere solo una pratica cultuale, una pura esteriorità. Sono le apparenze oggi che contano, anche le apparenze religiose. È il sintomo di un vuoto più profondo. È il vuoto, la banalità, la superficialità che oggi come allora minava l’autenticità di vita del credente.    &lt;br /&gt;Il profeta, senza tanti preamboli, ci dice che l’autenticità della religiosità, della religione, si misura dalla giustizia che riesce a generare.    &lt;br /&gt;Si tratta di una giustizia che tiene presenti due aspetti:    &lt;br /&gt;1. una condizione base di pari opportunità per tutti:    &lt;br /&gt;&lt;i&gt;sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?&lt;/i&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;    &lt;br /&gt;2. La condivisione diretta con le persone in difficoltà:    &lt;br /&gt;&lt;i&gt;dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?&lt;/i&gt;    &lt;br /&gt;(si tratta, oltre tutto, di ciò che Gesù richiama come parametro di verità nel giudizio finale: avevo fame, ero nudo, carcerato…)    &lt;br /&gt;La parola però si fa ancora più chiara, qui davvero l’esperienza della giustizia è fonte di luminosità, quando afferma che operare la giustizia, non solo cambia positivamente la vita della comunità, la vita degli altri, ma anche, che l’operatore di giustizia, dedicandosi alla causa, lavora al suo cambiamento:&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;i&gt;Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, …&lt;/i&gt;&lt;i&gt;     &lt;br /&gt;…allora brillerà fra le tenebre la tua luce,      &lt;br /&gt;la tua tenebra sarà come il meriggio.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;È illuminando che ci si illumina, è liberando che ci si libera, è guarendo gli altri che si guarisce. È usando misericordia (vale a dire l’avere il cuore con i miseri) che si trova misericordia.   &lt;br /&gt;C’è nel testo un’espressione molto efficace:&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;la tua cicatrizzazione germoglierà presto.&lt;/i&gt;    &lt;br /&gt;Il segno della fragilità diventa un’occasione di forza nel bene, un’occasione di condivisione, di tenerezza.    &lt;br /&gt;Possiamo forse ritenere che la situazione di ingiustizia, di male sociale, di oppressione dei più poveri, di prevaricazione ecc. non dipenda direttamente da noi. Per certi versi le cose vanno come vanno nostro malgrado.    &lt;br /&gt;Il bene ha chi lo compie e così il male. C’è sempre qualcuno dietro ogni scelta di bene o di male, ci sono degli interessi che stanno all’origine dell’ingiustizia, all’origine della prevaricazione, della criminalizzazione del povero, della prepotenza, dell’arroganza, della discriminazione.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Non è vero che non ci si possa far nulla. Noi possiamo negare a questi signori dominanti la nostra ammirazione, la nostra stima, il nostro consenso.&lt;/strong&gt;Perché la loro forza sta proprio nel consenso che ricevono da noi, nell’ammirazione che accordiamo loro, nell’averli posti a modelli di vita. &lt;strong&gt;Possiamo dare voce all’indignazione che non è la violenza o la rabbia ma è far sussultare la dignità ferita.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nell’ultima parte il profeta usa il linguaggio dell’urbanistica:   &lt;br /&gt;&lt;i&gt;sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.&lt;/i&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;     &lt;br /&gt;La tua gente riedificherà le antiche rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane.      &lt;br /&gt;Ti chiameranno riparatore di brecce, restauratore di case in rovina per abitarvi.&lt;/i&gt;    &lt;br /&gt;Promuovere il diritto e la cultura della cittadinanza significa davvero onorare a tal punto il bene comune, il bene di tutti, tutti i diritti per tutti, da conferire alla città, ovvero laddove gli esseri umani vivono insieme, la bellezza e l’armonia del giardino.    &lt;br /&gt;Al tempo in cui il profeta esercitava il suo ministero come ai nostri giorni, la gente che non aveva conosciuto l’amara esperienza dell’esilio non era molto disponibile a condividere l’accoglienza e il lavoro con i nuovi arrivati, i rimpatriati dall’esilio. &lt;u&gt;Allora come oggi, il pensiero dominante consisteva nell’ognuno pensi a se stesso, ognuno pensi a curare i propri interessi.&lt;/u&gt; Ecco la notte!    &lt;br /&gt;- Un ministro arriva ad affermare che con gli stranieri occorre essere cattivi. Ecco la notte!    &lt;br /&gt;- Un sindaco lancia l’operazione “bianco natale” per dire di quale colore vuole i suoi cittadini… il tutto in nome della sicurezza e della difesa dell’identità culturale e religiosa.    &lt;br /&gt;È il pensiero che va per la maggiore dalle nostre parti. Ecco la notte!    &lt;br /&gt;Per il profeta invece edificare la città, vivere insieme nella sicurezza, esige edificare coscienze che nei fatti, nei rapporti quotidiani, sempre, onorino la dignità delle persone, di tutte le persone.&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, …&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;…allora brillerà fra le tenebre la tua luce,&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;la tua tenebra sarà come il meriggio.&lt;/p&gt;  &lt;h5&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;BUON NATALE&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;Comunità degli Stimmatini di Sezano e Ass. Monastero del Bene Comune&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;strong&gt;Comunità Stimmatini&lt;/strong&gt; - via Mezzomonte, 28 - 37142 Verona (loc. Sezano)      &lt;br /&gt;t. 045 550012 | f. 045 550811 | accoglienza@stimmatinisezano.it | &lt;a href="http://www.stimmatinisezano.blogspot.com" target="_blank"&gt;www.stimmatinisezano.blogspot.com&lt;/a&gt;      &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Associazione Monastero del Bene Comune&lt;/strong&gt; - via Mezzomonte, 28 - 37142 Verona (loc. Sezano)      &lt;br /&gt;t. 045 4853060 | monasterodelbenecomune@gmail.com | &lt;a href="http://www.monasterodelbenecomune.org" target="_blank"&gt;www.monasterodelbenecomune.org&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8895189967284889102?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8895189967284889102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8895189967284889102&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8895189967284889102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8895189967284889102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/natale-2009.html' title='Natale 2009'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7871372302909537203</id><published>2009-12-29T14:15:00.000-08:00</published><updated>2009-12-29T14:18:18.704-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;La retorica delle riforme&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di  Nadia Urbinati&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Riforma" è la parola passepartout della politica italiana. Non c' è discorso politico che non la contempli. Negli anni della cosiddetta prima repubblica era la sinistra parlamentare che la invocava per marcare la fedeltà alla democrazia costituzionale e un' identità non rivoluzionaria. "Riforme di struttura" era una delle espressioni più spesso pronunciate nel Paritito comunista (e per qualche tempo anche in quello socialista): voleva dire portare la democrazia oltre le istituzioni politiche; estendere i metodi elettivi di selezione e controllo nei luoghi di lavoro e nelle scuole; fare politiche di redistribuzioni per dare al maggior numero possibilità concrete di esercitare la cittadinanza. Questa è stata dal 1948 in poi, l'utopia riformatrice italiana. Alcune riforme importanti sono state fatte: gli Anni 70, ci hanno dato il decentramento amministrativo, un sistema sanitario e di previdenza nazionali, la pratica della concertazione tra le parti sociali per risolvere contenziosi sulle dinamiche salariali, le politiche occupazionali e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il termine riforma ha per decenni significato incremento e ampliamento della democrazia.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&gt;&gt;&lt;/span&gt;A partire dalla fine della Guerra fredda e del consenso largo che l' ha accompagnata, "riforma" è diventata una formula sulla quale si sono stabilizzati partiti nuovi o rinnovati nella convinzione che la crisi del sistema politico fosse essenzialmente una questione di ingegneria istituzionale e di tecnica elettorale. La retorica della riforma ha così cominciato a transitare dal sociale all' istituzionale. A partire dai referendum elettorali che si sono succeduti negli ultimi due decenni, le "riforme istituzionali" hanno sostituito nel linguaggio partitico le "riforme di struttura", con una modifica radicale: non solo i partiti di opposizione ma anche quelli di governo hanno preso a dirsi riformatori o riformisti. Oggi, tutti auspicano, propongono, vogliono riforme, con il risultato che il termine ha perso il significato che nella tradizione politica moderna ha generalmente avuto: realizzare le promesse scritte nella carta dei diritti costituzionali. L' esito è che riformare può anche significare smantellare quelle promesse: per esempio decurtando i diritti sociali, impoverendo la scuola pubblica, istituendo un federalismo che ricusa la solidarietà nazionale. Infine, dalla nascita di Forza Italia ad oggi, e con una responsabilità nemmeno troppo velata dello schieramento opposto, la retorica delle riforme ha fatalmente esteso le sue mire sulla Costituzione e il sistema di giustizia. Non c' è settore della vita pubblica sul quale i nostri politici non si dilettino con proposte a volte bislacche e immaginifiche, sempre sollevando lo spettro dell' emergenza. La retorica delle riforme segue i cicli delle fortune politiche di chi la usa, la rilancia o l' atterra. Tutto il paese, noi tutti, dipendiamo da questi cicli e da questi leader guicciardiniani.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&gt;&gt;&lt;/span&gt;Con la recente riorganizzazione del Pd, la retorica delle riforme è tornata a fare da centro magnetico del discorso pubblico. Sul tappeto, non c' è la realizzazione delle promesse della democrazia, ma invece l' urgente bisogno del presidente del Consiglio di tutelarsi da possibili futuri guai giudiziari. L' attacco ai giudici comunisti si sta mescolando, colpevole il recente grave attentato alla sua persona, alla predica buonista della grande riconciliazione: "concordia" è la parola che torna spesso in questi giorni; non perché siamo in clima natalizio e la bontà di cuore è di pragmatica, ma perché si deve riuscire a convincere l' opinione pubblica che senza un intervento urgente per salvare il premier, sarà l' Italia intera a rimetterci. Bisogna far credere agli italiani l' opposto di quel che è, poiché è evidente che non è l' Italia ad aver bisogno di "queste" riforme.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&gt;&gt;&lt;/span&gt;Occorrerebbe aver il coraggio di dire che occorre conservare, non riformare: l' Italia ha urgente bisogno di conservare lo stato di diritto e il governo della legge. Scriveva Massimo Giannini su queste pagine alcuni giorni fa che esiste un condizionamento ferreo per il quale «se non c' è lo scudo processuale a breve per il suo capo, a prescindere dal tempo lungo delle modifiche per via costituzionale del Lodo Alfano e dell' immunità parlamentare, il Pdl non può concepire altre riforme di struttura». In sostanza, la maggioranza non è autonoma; la sua politica è direttamente dipendente dalla necessità di "queste" riforme,e con essa lo è la vita intera del nostro paese. Questa mancanza di autonomia politica della maggioranza non può essere trascurata dalle opposizioni. Anni fa si cercò con una regìa non dissimile di imbastire una bicamerale. Quale che fosse l' intenzione ragionata, si trattò di una politica improvvida perché ha abituato i politici a usare la nostra costituzione come merce di scambio per creare o affossare alleanze. In quell' occasione, i leader politici (allora al governo) non ebbero l' acume di imbrigliare il potere dell' interlocutore prima di farci compromessi politici. Non fecero caso al fatto che solo tra eguali ci si può accordare perché chi ha un potere sovrastante fa quel che vuole e non onora gli accordi. Ora si ripropone uno scenario simile, con l' aggravante che quel potere esorbitante governa il paese e l' opinione pubblica. Non si tratta di resistere alle sirene della concordia per ragioni di pragmatismo, una forma nobile di politica che non ha nulla a che fare con il trasformismo ("inciucio" in gergo). E nemmeno di appellarsi alla fiducia nelle buoni intenzioni del premier. Il veto viene da un fatto più semplice e che domina l' arena politica con la forza di una legge naturale: chi vuole "queste" riforme non può permettersi di ottenerne altre rispetto a quelle di cui ha urgente bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;fonte: La Repubblica — 28 dicembre 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7871372302909537203?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7871372302909537203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7871372302909537203&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7871372302909537203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7871372302909537203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/rassegna-stampa_29.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4856805614651343343</id><published>2009-12-28T13:02:00.000-08:00</published><updated>2009-12-28T13:02:26.418-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt;Citt&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt;à privata, vietato l'accesso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;di Anna Minton&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In nome del rinnovamento urbano, vaste aree di città come Londra e Liverpool stanno passando in mani private e sotto il controllo di ditte di sorveglianza. Anna Minton descrive una nuova Gran Bretagna, in cui alcune attività apparentemente innocue come mangiare o scattare fotografie sono ormai vietate. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il giornalista del Guardian Paul Lewis è soltanto l'ultimo di una lunga serie di presunti malfattori, arrestati e sottoposti a interrogatorio per essersi aggirati in proprietà private. Lewis è stato fermato e perquisito dalla polizia in conformità all'articolo 44 della legge antiterrorismo, per aver scattato alcune fotografie del grattacielo Gherkin di Norman Foster, uno degli edifici più caratteristici di Londra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Controlli e vigilanza di attività del tutto ordinarie, che non richiedono espressamente lapplicazione di leggi antiterroristiche, sono in corso in tutta la Gran Bretagna in seguito al moltiplicarsi delle proprietà private e al crescente controllo di aree e quartieri delle città da parte di privati. Liverpool One, che si estende per ben 34 vie nel cuore di Liverpool, è di proprietà della società immobiliare del Duca di Westminster, Grosvenor, che ha ottenuto in locazione lintero sito  comprensivo di strade e locali pubblici  dal comune per 250 anni. Intere aree di Bristol e di Leicester sono tutte di proprietà di società immobiliari. Con i suoi 170 acri, Stratford City  uno dei siti più importanti per le Olimpiadi del 2012, diverrà di fatto una città privata allinterno di una città normale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I politici e gli operatori immobiliari fanno notare che alla gente questi posti piacciono: i clienti vi affluiscono per fare shopping, ma queste aree costituiscono anche una sorta di minaccia per la vita pubblica, la cultura e la democrazia date per scontate nelle città britanniche negli ultimi 150 anni. In quartieri di questo tipo infatti sono vietate alcune attività apparentemente innocue, come usare lo skateboard o i rollerblade, o anche solo mangiare, e naturalmente girare filmati e scattare fotografie. Sono proibite anche l'elemosina, i senzatetto, la distribuzione di volantini dal contenuto politico, le manifestazioni. Invece di strade eleganti, ciascuna con una sua personalità distintiva, stiamo creando enclave sterili, ad alta sicurezza, pattugliate da agenzie private e monitorate da telecamere a circuito chiuso. Il risultato è che invece di farci sentire più sicuri, questa ossessione crea un senso di pericolo costante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eppure pochi sono consapevoli dei cambiamenti che avvengono sotto i loro piedi: partendo dal concetto che le strade sono sempre state pubbliche, si pensa che continueranno a esserlo per sempre. Allinizio del XIX secolo, invece, città come Londra erano proprietà privata di un esiguo numero di possidenti, quasi sempre aristocratici. Le loro vecchie proprietà comprendono alcune delle piazza georgiane e vittoriane più eleganti, ma quello che oggi non vediamo sono le guardie stipendiate dai proprietari per tenere alla larga tutti gli indesiderabili. Oggi non incontriamo più cancellate, barriere e posti di controllo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver destato lo sdegno dell'opinione pubblica, cresciuto con l'ascesa della democrazia locale fino all'apertura di due inchieste parlamentari, il controllo delle strade è passato alle autorità locali. Da allora è diventato normale per le autorità locali adottare le strade e gli spazi pubblici della città, il che significa che a prescindere dal fatto che ne siano i proprietari o meno sono loro a controllarle e amministrarle. Adesso ciò sta nuovamente cambiando, a mano a mano che le società immobiliari assumono il controllo di interi quartieri. I fotografi sono tra i primi a farne le spese, ma non gli unici: poco alla volta la popolazione sta iniziando ad afferrare le conseguenze di questo processo, e sempre più spesso si chiedono se è possibile invertire la tendenza. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pare quasi assurdo che il quartier generale della Greater London Authority, sede dell'amministrazione della capitale, si trovi oggi all'interno di More London, un'altra enclave di proprietà privata. Tuttavia, il mese scorso il sindaco Boris Johnson ha manifestato ufficialmente la propria posizione, dicendosi contrario allamministrazione privata delle strade e degli spazi pubblici. Il sindaco ha grandi poteri e può di fatto opporsi alla concessione di permessi per nuove enclavi. Tenuto conto che in teoria quasi tutti i nuovi piani di sviluppo urbano stanno permettendo senza clamore che il controllo delle strade passi in mani private, si tratta di una dichiarazione significativa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;fonte The Guardian&amp;nbsp;21.12. 2009&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4856805614651343343?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4856805614651343343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4856805614651343343&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4856805614651343343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4856805614651343343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/rassegna-stampa_9859.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6299228398816406097</id><published>2009-12-28T12:39:00.000-08:00</published><updated>2009-12-28T12:39:13.801-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt;&lt;b&gt;Stimmatini, fede e proteste&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;di Anna Zegarelli&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È stato un Natale di passione quello vissuto dagli Stimmatini di Sezano. La sera prima della vigilia fuori dal monastero un gruppo di venti persone legate ai tradizionalisti hanno messo in atto un rosario purificatore, benedetto dal sacerdote Floriano Abrahamowicz, noto per le sue idee negazioniste, indirizzato alla statuetta da loro considerata blasfema, la «Madre di Dio», forgiata dallo scultore Marco Danielon. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La polemica che ha accompagnato tutto il periodo dell'Avvento è finita anche in tv, a Studio Aperto, proprio nel programma di mezzogiorno della vigilia. Non solo ad occuparsene è stato anche il quotidiano «Libero». Eppure finito il periodo che precede il Natale la statuetta di appena 40 centimetri che raffigura una donna spoglia e incinta a simbolo della vita e dell'amore di Dio, è stata tolta dall'aula liturgica e ora al suo posto c'è un icona tradizionale della natività. Tutto questo senza avere a che fare con le proteste dei tradizionalisti, come precisano dal monastero, ma per un percorso di ricerca biblica e di fede che è portato avanti da tempo proprio nel monastero di Sezano. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La statuetta tornerà in mostra a giorni e si legherà per l'appunto ad un incontro di fede e di studio. Alle ingiurie e minacce lasciate per tutto il periodo prenatalizio nel sito del monastero di Sezano sono seguiti apprezzamenti da tutta l'Italia e messaggi di solidarietà dal mondo laico e sacerdotale. Sarà per questo che padre Silvano Nicoletto, responsabile del monastero, proprio non se lo aspettava di vedere il monastero sbattuto in tivù e che le sue ragioni espresse nell'intervista fattagli venissero cancellate nei pochi minuti di trasmissione, lasciando spazio solo alla voce che vede nella «Madre di dio» un oltraggio. E soprattutto non si aspettava che la questione venisse manipolata e strumentalizzata da chi «lega la propria fede ai devozionismi e nega la morte di sei milioni di ebrei». «Ci si scandalizza per la statuetta e non per la shoà, cose da pazzi», dicono alcuni residenti di Sezano che assicurano come la sera che precedeva la vigilia di Natale di tradizionalisti giunti a pregare ce ne fossero al massimo venti e non come è riportato nel loro sito che fa presupporre molti di più. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Non abbiamo parole di fronte ad un attacco così forte come quello fatto dal giornale Libero che non ci ha nemmeno interpellato e ha basato il proprio articolo sulle notizie apparse su blog diffamatori che guarda caso sono dei tradizionalisti», dicono alcuni padri Stimmatini, «ne tanto meno abbiamo parole per esprimere il nostro rammarico per come è stata strumentalizzata la vicenda. Di certo c'è che l'opera "Maria, la Madre di Dio", ora è conosciuta dappertutto nonostante volesse essere simbolo di tutto le donne che tentano di dire di sì alla vita, all'atto creativo di Dio. L'opera di Danielon grazie a questa pubblicità non richiesta è entrata di diritto nella schiera di opere di arte sacra al pari del noto artista francese Arcabas che guarda caso ha raffigurato la purezza di Maria attraverso un nudo».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;fonte L'Arena del 27/12/2009&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6299228398816406097?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6299228398816406097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6299228398816406097&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6299228398816406097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6299228398816406097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/rassegna-stampa_28.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7486522809698306083</id><published>2009-12-24T03:53:00.000-08:00</published><updated>2009-12-31T05:36:11.578-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style=" font-weight: bold;font-size:large;"&gt;&lt;span style="font-size:large;"&gt;L’arte sacra di Marco Danielon*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:x-large;"&gt;&lt;span style="font-size:x-large;"&gt;Il dono dell’ispirazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_1RP7ZG6_SBA/SzN14VPmCYI/AAAAAAAAA8o/D9bN1dAOVJc/s1600-h/triade%5B16%5D.jpg"&gt;&lt;img align="left" alt="Fonte Battesimale della Basilica di San Zeno (Verona)" border="0" height="212" src="http://lh3.ggpht.com/_1RP7ZG6_SBA/SzN15CCTzUI/AAAAAAAAA8s/9W-M00vJBRU/triade_thumb%5B14%5D.jpg?imgmax=800" style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; margin: 0px 15px 0px 0px;" title="Fonte Battesimale della Basilica di San Zeno (Verona)" width="260" /&gt;&lt;/a&gt; Un laboratorio, attrezzi di vario genere per la lavorazione di diversi materiali, opere in itinere qua e là, il libro Resistenza e Resa del teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer aperto su una delle pagine più celebri del suo pensiero e un uomo in grembiule che, con il suo operato, permette a questi elementi di fondersi l’uno con l’altro in nome di un’arte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Marco Danielon, che ha realizzato, tra le altre, opere come il nuovo fonte battesimale della Basilica di San Zeno, ci ha raccontato la sua storia di scultore di arte sacra, gli studi, i pensieri, l’attesa per l’ispirazione, la convinzione che questa sia frutto di un dono. È solo la sensibilità dell’artista che può fare di questo dono un incontro e che deve saper accogliere e valorizzare la sua essenza più profonda, realizzando una creazione che sappia entrare in sintonia con la comunità che la riceve.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come è iniziato il suo percorso artistico e come è proseguita la sua carriera?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho ereditato la passione per l’arte dalla mia famiglia, in particolare da mio padre che era cesellatore di arte sacra. Quando ero giovane lo aiutavo nella bottega che avevamo in Borgo S. Pancrazio, ma era un periodo difficile, era finita da poco la guerra e lui sperava che dedicassi il mio futuro ad intraprendere un altro mestiere. In realtà le tecniche di sbalzo e cesellatura non erano proprio le attività in cui la mia creatività riusciva ad esprimersi liberamente nella forma. Ecco perché ho deciso di studiare design e di frequentare alcuni corsi all’Accademia Cignaroli, affiancando a questa formazione la frequentazione degli scultori Carlo Bonato e Gino Bogoni, che mi hanno dato modo di capire cosa fosse esattamente la scultura. Ho anche frequentato un corso sulla ristrutturazione di beni culturali e ambientali organizzato dalla Diocesi di Verona, in seguito al quale mi sono iscritto al corso di laurea ordinario dell’Istituto di Scienze Religiose, che sto per terminare. Queste conoscenze, in particolare quelle fornitemi durante il corso di laurea, mi hanno dato la possibilità di approfondire le tematiche legate al mio ambito artistico e mi hanno permesso di rivivere la mia formazione religiosa e ristrutturare il mio pensiero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quindi, qual è ora il suo modo di intendere la scultura?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho elaborato un nuovo linguaggio delle mie opere, che mi spinge ad aprirmi al mondo. Sono sempre in tensione tra il tormento di continuare ad elaborare e l’estasi di aver visto la fine di un lavoro che piace. Ciò che mi attira non è più una ricerca religiosa del sacro nell’arte, ma un tentativo di generare vita, di suscitare speranza rispetto al concetto di morte, sfruttando le figure dell’uomo e della donna e la loro capacità di rapportarsi. Come accade per tutte le arti, sono convinto che anche la scultura, se fatta con il cuore, dia la possibilità all’uomo di sognare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come nasce un’opera d’arte?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_1RP7ZG6_SBA/SzN152pOYeI/AAAAAAAAA8w/WDmGj1ERuYA/s1600-h/Africa%5B14%5D.jpg"&gt;&lt;img align="right" alt="Africa" border="0" height="346" src="http://lh5.ggpht.com/_1RP7ZG6_SBA/SzN16YjwKGI/AAAAAAAAA80/zWMVX1kZ8Kc/Africa_thumb%5B12%5D.jpg?imgmax=800" style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; margin: 0px 0px 0px 15px;" title="Africa" width="251" /&gt;&lt;/a&gt;Le intuizioni nascono spesso da cose banali: un’emozione, una carezza, un pezzo di legno trovato sulla sabbia. E come mi è successo a Roma, nella casa generalizia delle Pie Madri della Nigrizia: mi avevano chiesto di realizzare una scultura di donna per l’ambone della cappella, che rappresentasse la figura femminile nel Vangelo. Mi sono quindi trasferito nell’istituto con l’obiettivo di capire le abitudini, i movimenti, il loro modo di intendere la vita e sentire i racconti delle esperienze vissute durante le missioni. Le vedevo sempre in viaggio, sia con i piedi che con l’anima, perché la ricerca le porta ad affrontare sempre diverse problematiche da risolvere. Il loro carisma non è statico, ma ha la capacità di rigenerarsi e rigenerare. La loro formazione inizia nel paese di origine e poi partono per la missione, ma rimane il legame con le proprie radici: questo era il concetto che volevo esprimere, pensando anche alla figura di Maria Maddalena nel Vangelo di Giovanni, che per prima dà l’annuncio della risurrezione di Cristo. Quindi mi sono messo in ascolto, aspettando che l’idea dell’opera mi venisse donata e così è stato. A volte si cerca con ansia l’ispirazione per una scultura, ma spesso arriva nel momento in cui si pensa di essere lontani dal risultato. Lo stesso mi è accaduto per realizzare il fonte battesimale della chiesa di San Pietro di Lavagno. Per un mese ho cercato qualcosa che andasse incontro all’idea del parroco e solo al mare, osservando una barca all’orizzonte, ho capito quello che avrei dovuto fare: vedendo le vele mosse dal vento ho pensato allo Spirito Santo che soffia sulle vele del mondo, le stesse che ho scolpito sul fonte dalla base di marmo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’opera in corso di lavorazione può subire modifiche rispetto all’idea iniziale?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_1RP7ZG6_SBA/Szp4VFOsIOI/AAAAAAAAA9Y/d75-CuLVPnA/s1600-h/Comboniane_Roma_tabernacolo%5B36%5D.jpg"&gt;&lt;img align="left" alt="Comboniane_Roma_tabernacolo" border="0" height="238" src="http://lh3.ggpht.com/_1RP7ZG6_SBA/Szp4V1eNnMI/AAAAAAAAA9c/CMFyQ6sGEVw/Comboniane_Roma_tabernacolo_thumb%5B40%5D.jpg?imgmax=800" style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; margin-left: 0px; margin-right: 0px;" title="Comboniane_Roma_tabernacolo" width="240" /&gt;&lt;/a&gt; Il ripensamento prevede di abiurare ciò che si pensava il giorno prima e riprendere in mano il lavoro, fino a quanto ci si accorge che l’opera è completata. Normalmente, per avere la certezza di averla terminata, chiedo un parere ad una donna, ad esempio mia moglie o mia figlia, perché la sensibilità femminile è più profonda; le donne si emozionano subito se apprezzano una creazione, hanno uno sguardo particolare che mi fa intuire ciò che pensano, non riescono a mentire se hanno di fronte qualcosa di incompleto. Non potrei mai chiedere il parere di un addetto ai lavori, noi siamo troppo attenti alle caratteristiche tecniche, alle proporzioni, al colore, e ci dimentichiamo di lasciar parlare l’opera nel nostro intimo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quali sono i materiali che predilige?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho sempre lavorato con i metalli: rame, ottone, argento e bronzo, anche se quest’ultimo ha qualche problema nella resa finale. Di solito scelgo di modellare con la creta e le cere perché i segni che imprimo rimangono ben visibili e riesco quindi ad esprimermi meglio. Ma lavoro anche con il gesso, che mi permette invece di avere il pieno controllo del colore e delle sue sfumature, attraverso l’utilizzo delle patine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come è nata l’idea del fonte battesimale per la basilica di San Zeno?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho avuto una richiesta dell’Abate don Rino Breoni, ma è stato difficile, perché è quasi impossibile realizzare qualcosa che si adatti all’architettura di quella chiesa. Ho quindi trascorso vari giorni in Basilica mettendomi in ascolto, aspettando che arrivasse la giusta ispirazione. Un giorno mi sono avvicinato all’uscita con lo sguardo fisso sulla vela azzurra dell’abside, ho immaginato di rovesciarla e così ho trovato la forma che cercavo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il lavoro dell’artista richiede molta attenzione, in ogni momento si possono cogliere spunti per nuove opere. Diventa allora difficile distogliere la mente nella vita privata?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inizialmente ero sempre concentrato sul lavoro, anche quando ero a casa. Poi ho scoperto che la chiave per trovare la motivazione e gli spunti per realizzare le mie opere vivono in tutti gli incontri che ogni giornata mi riserva; io non faccio altro che assaporare intensamente ogni occasione che mi mette in contatto con l’altro e questo non è lavoro, ma essenza ed esigenza di ogni uomo. &lt;span style="font-size:small;"&gt;(fonte &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;KYOS Verona, aprile 2009 di C.M.)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;i&gt;     &lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;i&gt;------------------------------------------------------------------------------&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Nota della Comunità di Sezano:&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: auto;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;L'opera scultorea denominata &lt;b&gt;"Maria, la Madre di Dio"&lt;/b&gt; , &lt;i&gt;non è una statua mariana nel senso devozionale del termine&lt;/i&gt;, ma una scultura in bronzo, di altezza 40 cm, realizzata nel 2009 da Marco Danielon a seguito di un percorso accurato di ricerca antropologica e biblico-teologica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(204, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 0);  font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;La scultura è stata esposta nell'aula liturgica del Monastero di Sezano nel periodo liturgico dell'Avvento 2009, come segno di attesa, simbolo della vita e dell'amore di Dio, nell'ambito del percorso di ricerca biblica e di fede che la Comunità degli Stimmatini sta portando avanti da anni assieme a centinaia di fedeli laici e religiosi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 0);  font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(204, 0, 0);  font-family:Georgia, serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;div style="text-align: auto;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: auto;"&gt;Messaggi di solidarietà e di lode all'opera scultorea di &lt;b&gt;Marco Danielon*&lt;/b&gt; sono arrivati da tutta Italia, decretando così l'ingresso dell'artista tra gli autori contemporanei di arte sacra al pari del francese Arcabas noto anche per avere raffigurato la purezza di Maria gravida con una donna spoglia (l&lt;i&gt;e soleil dans le ventre,&lt;/i&gt; 1984 &lt;a href="http://www.artbible.net/3JC/-Luk-01,39_Mary%20visits%20Elizabeth_La%20visitation/slides/21%20ARCABAS%20LE%20SOLEIL%20DANS%20LE%20VENTRE.html"&gt;vedi&lt;/a&gt;).&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="  font-style: normal;font-family:'Franklin Gothic Book';font-size:21px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-Times New Roman&amp;quot;;mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language: IT;mso-bidi-language:AR-SAfont-family:&amp;quot;;font-size:12.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;Purtroppo questo semplice segno di Avvento, frutto di un cammino di fede e di riflessione biblica condivisa da una comunità cristiana allargata è stato manipolato e strumentalizzato per denigrare e screditare la Comunità religiosa che vive nel Monastero di Sezano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;mso-fareast-Times New Roman&amp;quot;;mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language: AR-SAfont-family:&amp;quot;;font-size:12.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#CC0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;-------------------------&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;&lt;b&gt;*Marco Danielon&lt;/b&gt; è uno scultore-cesellatore che opera a Verona da trent'anni. Ha studiato all’Accademia Cignaroli, oltre che con gli scultori Carlo Bonato e Gino Bogoni. Ha frequentato il corso di ristrutturazione di beni culturali e ambientali organizzato dalla Diocesi di Verona e sta completando il corso di laurea ordinario dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (Verona). Alcune delle sue opere sono presenti a Verona presso la Basilica di San Zeno nella chiesa Cattedrale e nella chiesa della Casa Madre delle Suore Comboniane, a Roma nella chiesa della Casa generalizia delle Suore comboniane . Contatti: &lt;a href="mailto:marco.danielon@gmail.com"&gt;marco.danielon@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=" ;font-family:arial;font-size:13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7486522809698306083?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7486522809698306083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7486522809698306083&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7486522809698306083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7486522809698306083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/larte-sacra-di-marco-danielon.html' title=''/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_1RP7ZG6_SBA/SzN15CCTzUI/AAAAAAAAA8s/9W-M00vJBRU/s72-c/triade_thumb%5B14%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6363081299538366576</id><published>2009-12-22T08:00:00.000-08:00</published><updated>2009-12-22T08:01:35.319-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'Franklin Gothic Book';"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'Franklin Gothic Book';"&gt;&lt;h5 align="center" style="margin-top:7.5pt;margin-right:1.5pt;margin-bottom:7.5pt; margin-left:1.5pt;text-align:center;mso-line-height-alt:16.8pt"&gt;&lt;span style="font-size:18.0pt"&gt;“L’imbroglio del clima tra ricchi e poveri”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:18.0pt;font-family:Verdana;color:#333333"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:16.0pt;font-weight:normal;mso-bidi-font-weight:bold"&gt;Il racconto del dietro le quinte delle trattative&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size:16.0pt"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:6;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 21px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; line-height: 22px; "&gt;di Diletta Varlese&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;Nel giorno del giudizio, i veri interesso che stanno dietro alla faccia climatica del summit di Copenaghen cominciano a diventare evidenti. Un accordo che non arriva, il ritiro della bozza presentata alla presidenza danese, i G77 molto critici e preoccupati. Si paventa il fallimento del summit. Ma cosa avviene all’interno della sessione plenaria, in cui si decidono i destini del pianeta, e dove la stampa non può entrare?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;Ecco il racconto di un delegato latinoamericano che sta seguendo i lavori e chiede l’anonimato: “Ciò di cui si sta parlando è prima di tutto una questione economica, politica ed ha a che fare con la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;governance&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;mondiale. Questo è il maggior compendio di temi dell’agenda multilaterale internazionale degli ultimi 20 anni, dietro una facciata di salvaguardia dell’ambiente. Vale a dire, che stiamo usando i problemi del cambiamento climatico come alibi per stabilire un'agenda di interessi che sono delineati da parte del G20, il gruppo dei 20 paesi ricchi ed industrializzati del mondo. In tal modo si può ripianificare priorità mondiali, grazie alle quali Usa e Ue amplino la propria area d'influenza sui maggior i paesi in via di sviluppo. Da un lato, ciò implica potere economico in merito alle energie pulite, a favore di chi possiede sia la tecnologia che le patenti che il know how. Dall'altro, si stabiliscono delle regole di controllo politico che condizionino lo sviluppo futuro dei Paesi poveri. È un incontro che tocca tanti livelli trasversali della politica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;Un secondo delegato aggiunge: “Oltre ad accordi economici e politici, qui stiamo parlando di accordi militari. Una proposta di Usa e Ue è portare i problema del cambiamento climatico di fronte del Consiglio di sicurezza Onu, le cui conseguenze sono chiare ed esplicite. In primis sarebbe discusso da un Consiglio, ristretto e chiuso a pochi Paesi, e secondo si pensi alle conseguenze militari che porterebbe tale decisione. Ad ogni modo, vent’anni fa le grandi economie negavano il cambiamento climatico perché era controproducente al proprio sviluppo economico. A oggi invece hanno visto nella questione del clima una apertura attraverso la quale fortificare il proprio potere economico e politico. Ed è un ottimo mezzo per avere accesso alle risorse naturali attraverso il trasferimento di tecnologie, mascherandolo come un problema ambientale. A esempio: tutta la questione del mercato del Co2, ovvero pagare per avere il diritto d'inquinare, non fa altro che rafforzare le cause per cui siamo arrivati a questo livello. Chi può pagare sarà sempre e solo chi maggiormente inquina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;Voci di corridoio dicono che ci sono state manipolazioni anche in merito alla proposta su cui si dovevano basare le trattative. Questa è stata la dinamica propria di ciò che accade nell'assemblea. La presidenza della Danimarca vuole uscire da qui con dei risultati ambizioni in merito agli accordi sul clima. Ma ha scavalcato il processo di negoziazione e di lavoro per gruppi, che è lungo e richiede molti accorgimenti politici. La presidenza ha dunque cercato di procedere dando per assodato una bozza di lavoro che non era stata confermata dai più. Il gruppo del G77 se n'è accorto, ed ha smascherato il tentativo. Quando si parla di politiche per la mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, non si può avanzare senza la dovuta assistenza finanziaria e il trasferimento di tecnologie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;La Cina poi è stata presa come il capro espiatorio della riunione. Perché, se anche al momento il Paese ha lo stesso livello di emissioni degli Usa, non dobbiamo dimenticare che queste sono aumentate solo negli ultimi 10 o 15 anni. Mentre il danno all'atmosfera si calcola dal 1850, dalla rivoluzione industriale. Io credo che il punto sulla Cina abbia a che fare con limitare la usa crescita, ed è legato al sottofondo commerciale ed economico che sta dietro la conferenza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;In questo momento, per come sono pianificate le discussioni, non credo che il futuro del pianeta sia una delle priorità dei grandi leader mondiali. Credo piuttosto che, in un momento di post crisi 2008, stiano cercando di decidere come si riposizionarsi nell’economa mondiale”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:1.0cm"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="Franklin Gothic Book&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 22px; "&gt;tratto da &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Il Fatto Quotidiano del 18/12/2009&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6363081299538366576?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6363081299538366576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6363081299538366576&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6363081299538366576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6363081299538366576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/rassegna-stampa_22.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6113419647452450381</id><published>2009-12-20T01:54:00.000-08:00</published><updated>2009-12-20T01:58:24.620-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;“La madre di Dio” tolta dal sito, resta nella mostra&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;di A.Z.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La foto de “La madre di Dio”, l’opera dell’artista Marco Danielon, esposta nell’aula liturgica del monastero degli Stimmatini di Sezano è stata tolta dal sito nella speranza di fermare le minacce e le volgarità che sono state lasciate tra i commenti da parte di chi vede in questa statuetta&amp;nbsp; di &lt;st1:metricconverter productid="40 centimetri" w:st="on"&gt;40 centimetri&lt;/st1:metricconverter&gt; un’offesa alla Madonna. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’opera rimarrà comunque esposta a riprova di un percorso religioso portato avanti da centinaia di fedeli laici e religiosi. Del resto come aveva fatto notare padre Silvano Nicoletto “La madre di Dio non vuole essere il ritratto della Madonna ma il ritratto di tutto ciò che è simbolo di vita e di comunione con il mondo”. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Intanto le suore comboniane sono scese in campo, o meglio, nella rete informatica, per difendere i valori e l’opera di Danielon, con un articolo dal titolo “Occhi che vedono solo le nudità”. E se da una parte il monastero invita ad ignorare non privilegiando la polemica, dall’altra tantissimi cittadini si dicono offesi per le parole indirizzate agli Stimmatini e all’artista. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Nel percorrere il cammino dell’Avvento con l’opera di Danielon”, dicono dal Monastero, “ci sentiamo confortati nel messaggio di annuncio e di compimento che la persona di Maria, la Madre di Dio, porta con sé.”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;fonte L'Arena del 19.12.2009&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6113419647452450381?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6113419647452450381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6113419647452450381&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6113419647452450381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6113419647452450381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/rassegna-stampa_20.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-991909036647653802</id><published>2009-12-16T15:03:00.000-08:00</published><updated>2009-12-19T10:01:33.293-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;b&gt;Presepi e statue, quando il sacro divide&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;di&amp;nbsp;Enrico Giardini&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sacro divide la politica. Prima la polemica sul crocifisso nelle aule scolastiche. Poi quella sul presepe nero in Procura. E ora anche la scintilla fatta partire dall'associazione «Io amo l'Italia» di Magdi Cristiano Allam contro una statuetta della Madre di Dio esposta al monastero di Sezano (articolo sotto).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altro che a Natale siamo tutti più buoni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dalla Chiesa cattolica però si levano voci di distensione. Monsignor Antonio Finardi, parroco della cattedrale, è un appassionato di arte. «&lt;b&gt;Non ho visto questa statuetta di Marco Danielon&lt;/b&gt;», spiega, «&lt;b&gt;ma posso testimoniare che è un artista molto preparato e serio, un uomo di fede, che non compone un'opera con soggetto sacro se prima non ha studiato il tema dal punto di vista biblico e teologico e non si è consultato con sacerdoti e laici preparati. Per la cattedrale, commissionate da me, ha realizzato varie sculture, di grande valore&lt;/b&gt;».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma che cosa pensa della polemica sul presepe nero? «Noi siamo troppo legati all'Occidente», aggiunge Finardi, «quasi che Gesù debba essere bianco e magari italiano. In realtà è giusto e fondato teologicamente che venga rappresentato anche in altri modi. Mi è piaciuto che il sindaco Tosi abbia detto che dall'Africa si è portato a casa presepi con Gesù nero e detto che sono presepi e basta. Io ne ho moltissimi, indiani e africani, dove i personaggi e Gesù sono indiani e africani. Il presepe, come il crocifisso, è segno di fede e cultura che ci invita alla conversione e non va confuso con altri piani».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vicenda del presepe ha avuto eco ovunque, al punto che monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio Cei per gli affari giuridici, dice di «vedere benissimo» il presepe nero perché «l'uomo e la donna sono tali a prescindere dal colore della pelle e davanti a Dio queste diversità sono una ricchezza e non un elemento di contrapposizione. Magari», aggiunge, il presepe «possa essere un messaggio di integrazione». &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;fonte: L'arena del&amp;nbsp;15/12/2009&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;A SEZANO.&lt;/span&gt;Gli Stimmatini difendono l’opera dell’artista Danielon.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;«Una Maria simbolo di vita e di cammino dell’umanità»&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fa discutere una statuetta alta&amp;nbsp;40 centimetri dal titolo «La&amp;nbsp;madre di Dio» dell’artista Marco&amp;nbsp;Danielon esposta in tempo&amp;nbsp;d’avvento nell’aula liturgica&amp;nbsp;del monastero degli Stimmatini&amp;nbsp;di Sezano. E così è ancora&amp;nbsp;polemica su un simbolo di fede.&amp;nbsp;A sollevare la questione è un&amp;nbsp;altro artista, Marcello Sartori,&amp;nbsp;coordinatore veneto del movimento&amp;nbsp;di Magdi Cristiano Allam,&amp;nbsp;«Io amo l’Italia», che non&amp;nbsp;ci sta a vedere raffigurata la&amp;nbsp;madre di Dio come una semplice donna,&amp;nbsp;spoglia, che si sorregge&amp;nbsp;la schiena e cammina&amp;nbsp;leggermente curva, quasi a&amp;nbsp;sentire il peso della vita che&amp;nbsp;porta in grembo, e grida allo&amp;nbsp;scandalo. L’opera ha come piedistallo&amp;nbsp;un semicerchio, quasi&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;a simboleggiare un mondo&amp;nbsp;non ancora compiuto, e si trova a lato dell’altare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla sua destra si&amp;nbsp;trova una Madonna con&amp;nbsp;il bambino risalente al 1100&amp;nbsp;della scuola di Altichiero da&amp;nbsp;Zevio e il contrasto è forte, come&amp;nbsp;fanno notare i religiosi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;«Del resto la statuetta non&amp;nbsp;vuole essere il ritratto della&amp;nbsp;Madonna ma il ritratto di tutto ciò&amp;nbsp;che è simbolo di vita e di&amp;nbsp;comunione con il mondo. Lo&amp;nbsp;stesso titolo è un inno alla gioia della maternità perché&amp;nbsp;ogni&amp;nbsp;madre è portatrice di vita quindi è vicina a Dio»&lt;/b&gt;, spiegano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Padre Silvano Nicoletto e il&amp;nbsp;presidente dell’associazione&amp;nbsp;Monastero del Bene Comune,&amp;nbsp;AlessandroMazzer, sono sconcertati&amp;nbsp;da tanto clamore, così&amp;nbsp;come sono senza parole di&amp;nbsp;fronte alle mail sprezzanti e ingiuriose giunte al&amp;nbsp;loro sito, dove&amp;nbsp;hanno scritto: «Informiamo gli&amp;nbsp;amici di Sezano e quanti&amp;nbsp;frequentano abitualmente il&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;nostro sito che stiamo ricevendo messaggi&amp;nbsp;con parole di violenza e volgari e di minaccia in&amp;nbsp;riferimento alla scultura di Danielon&amp;nbsp;collocata nella nostra&amp;nbsp;aula liturgica come segno dell’avvento».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E a rimanere senza parole sono anche tante catechiste,&amp;nbsp;tante&amp;nbsp;suore che hanno visto in&amp;nbsp;questa minuta donna dal&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;bronzo scuro un riscatto della&amp;nbsp;natività. &lt;b&gt;«È il simbolo di un&amp;nbsp;percorso»&lt;/b&gt;, spiega padre Silvano&amp;nbsp;indicandola, &lt;b&gt;«la Madre di&amp;nbsp;Dio diventa espressione del&amp;nbsp;cammino dell’umanità che&amp;nbsp;porta il carico di una promessa.&amp;nbsp;Non è la Madonna nel suo&amp;nbsp;significato simbolico, è segno&amp;nbsp;dell’avvento in quanto simbolo&amp;nbsp;di un’umanità che ubbidisce e&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;accoglie la promessa della parola».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Danielon ha lavorato a Roma&amp;nbsp;per diverse congregazioni&amp;nbsp;religiose, sua è la veliera del&amp;nbsp;battistero di SanZeno. La Madre&amp;nbsp;di Dio a giorni sarà la copertina di una nota rivista diocesana.&amp;nbsp;«Trovo assurdo quanto si&amp;nbsp;sta verificando», si limita&amp;nbsp;a dire. Mazzer invita a non&amp;nbsp;strumentalizzare la questione,&amp;nbsp;a non volerne fare una questione&amp;nbsp;politica e di offesa&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A.Z.&amp;nbsp;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;fonte: L'arena del&amp;nbsp;15/12/2009&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-991909036647653802?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/991909036647653802/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=991909036647653802&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/991909036647653802'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/991909036647653802'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-2445126981772611263</id><published>2009-12-16T06:16:00.001-08:00</published><updated>2009-12-16T06:16:41.582-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Dossetti: La Costituzione come bussola&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;di Maurizio Chierici&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Quando, nel 1991, i soldati italiani bombardano Saddam Hussein, per “difendere i confini fuori dai confini”, ruppe un silenzio lungo 30 anni&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Domani è l’anniversario della morte di&lt;strong&gt; don Giuseppe Dossetti&lt;/strong&gt;, memoria cancellata dagli uragani di questi giorni. Dossetti (13 febbraio 1913 – 15 dicembre 1996) collaboratore e avversario di De Gasperi; &lt;strong&gt;Dossetti uno dei padri della Costituzione. &lt;/strong&gt;Nel ’95 quando Berlusconi annuncia all’Italia che cosa ha in mente dopo aver demolito la vecchia Repubblica, Dossetti abbandona l’esilio spirituale nelle montagne della Giordania. Torna a Bologna. Raccoglie i costituzionalisti con un discorso drammaticamente confermato. Parla di una &lt;strong&gt;“mitologia sostitutiva”&lt;/strong&gt; con la quale il liberismo della destra ha aperto il conflitto costituzionale. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Raniero La Valle&lt;/strong&gt;, direttore dell’Avvenire d’Italia a Bologna negli anni segnati dal lavoro comune tra il cardinale Lercaro e Dossetti; La Valle, analizza la “mitologia sostituiva” che tendeva a sostituire la sovranità popolare “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;col mito antidemocratico, anzi idolatrato, di un potere da conservare ad ogni costo e contro ogni ragione e interesse del paese&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” mediante la sollecitazione di forme plebiscitarie per “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;ridurre&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;il consenso del popolo sovrano all’applauso del popolo sovrano&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Dossetti ricordava il senso della sovranità del popolo custodito dalla Costituzione, che si vorrebbe cambiare stravolgendo “la volontà popolare che ha, come normale espressione, la sua rappresentanza nelle assemblee del Parlamento”, e normale garanzia le istituzioni che vegliano sulla Carta Magna: &lt;strong&gt;presidente della Repubblica e Corte costituzionale&lt;/strong&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Dossetti era talmente preoccupato da girare l’Italia per lanciare l’allarme. Ogni sera la sua voce, e aveva 81 anni. Denunciava che “alla Costituzione ancora formalmente e sostanzialmente vigente si sono volute opporre ipotetiche norme di una mitica Costituzione ancora non scritta, del tutto immaginarie, sulla semplice base di deduzioni ricavate solamente dalla legge elettorale maggioritaria, deduzioni del tutto infondate e senza nessun precedente in qualunque ordinamento costituzionale”. &lt;strong&gt;Gennaio 1995&lt;/strong&gt;. Quindici anni dopo il cammino dei cambiamenti passa per le tv, madri della patria.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il degrado politico anni Novanta allarmava Dossetti. Quando nel 1991 i nostri soldati vanno per la prima volta a “difendere i sacri confini” fuori dai nostri confini bombardando Saddam Hussein, guerra del Golfo, rompe per la prima volta un silenzio lungo 30 anni. &lt;strong&gt;Lo strappo alla Costituzione disegnata dopo il fascismo gli sembrava intollerabile&lt;/strong&gt;. Viveva ormai lontano dalla politica che lo aveva visto antagonista a De Gasperi. Assieme a &lt;strong&gt;La Pira, Ardigò, Andreatta&lt;/strong&gt;, quel gruppo bolognese dove Prodi stava crescendo, si era illuso di creare un movimento cattolico nel quale morale e cultura disegnassero una società di partecipazione comunitaria. Laica e slegata alle influenze vaticane. Utopia troppo severa; avevano vinto gli “altri”. E Dossetti si ritira negli studi monastici sulle colline di Bologna (Monte Sole attorno alla Marzabotto del massacro nazista), e poi lungo il Giordano. Ed ecco il silenzio si rompe nell’incontro con una giornalista in una baracca di Ma’hin, monte Nepo dove Mosè aveva sfiorato la terra promessa. Accetta le domande con qualche esitazione. Preferisce rispondere scrivendo: “Credo sia meglio, dopo tanto tempo. Se poi lo desidera possiamo parlarne, ma la sostanza non cambia”. Leggo ad alta voce i foglietti che mi allunga. Dossetti ascolta le sue parole con le mani intrecciate, come pregasse.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“Dal momento che questa guerra, contro ogni speranza di ragionevolezza, è deplorevolmente scoppiata, credo di dover osservare il silenzio in modo ancor più rigoroso. Ma c’è una volontà più forte: attestare il nostro ascolto e una nostra attenzione verso non poche rivendicazioni islamiche di questa congiuntura. Ecco perché restare qui, mentre gli eserciti si affrontano, non può non essere rispettoso, umile e pacifico, non solo nelle intenzioni anche nei comportamenti. Dice il salmo 33-14-15 ‘Preserva la lingua del male, le labbra da parole bugiarde. Fa il bene, cerca la pace e perseguila”. Ho l’impressione che non si persegua la pace quando le parole restano equivoche e anche bugiarde. “Come italiano e antico costituente, potrei aggiungere che molte menzogne si sono pronunciate nel Parlamento di Roma. Per giustificare la partecipazione di nostre forze aeronavali, si è fatto dire all’articolo 11 della Costituzione ciò che non corrisponde né alla lettera, né al suo spirito”. Articolo 11 la cui stesura lo aveva impegnato nella mediazione tra De Gasperi e Togliatti.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“C’è una decisione delle Nazioni Unite…”, provo a ricordargli, rompendo l’accordo delle domande scritte. “Si è preteso di collegare l’interpretazione a una finzione verbale e al ristabilimento di una legalità internazionale. Troppe volte in passato questa Carta non è stata strumento di legalità. E la guerra di oggi rischia di diventare illimitata nel fine come nei mezzi. L’Onu dà l’impressione di averla abbandonata a se stessa. Non ne controlla gli sviluppi e affida il conflitto all’arbitrio, per così dire tecnico, di una delle due parti in contesa”. Nel salutare due parole: “Non so se sono un vero uomo di pace, ma spero di avvicinarmi alla speranza per diffondere la pace che è un bene universale”.&lt;br /&gt;Illusione che non convince &lt;strong&gt;Livio Caputo&lt;/strong&gt;: prima di diventare sottosegretario del Berlusconi Uno, governava gli esteri del Corriere. “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cosa c’entra la Costituzione con la guerra?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”. &lt;strong&gt;Insomma, Dossetti vecchio impiccio fuori dal mondo&lt;/strong&gt;. Ma&lt;strong&gt; Ugo Stille e Giulio Anselmi &lt;/strong&gt;dedicano a Dossetti un grande titolo di terza pagina. E il mattino dopo&lt;strong&gt; Il Giornale diretto da Montanelli&lt;/strong&gt; commenta la riflessione di Dossetti col disprezzo di &lt;strong&gt;Nicola Matteucci&lt;/strong&gt;: “Aveva taciuto trent’anni, poteva continuare”. Poi è venuto l’Afghanistan e la Baghdad che sappiamo. Imbarazzo superato, Costituzione adattata ai buoni rapporti internazionali. Possiamo partecipare a ogni guerra preventiva nel rispetto della nostra Carta fondamentale. Ma non basta: purtroppo la Carta lega le mani a chi governa. Si vuole allargare lo strappo per cambiare la vita di tutti. &lt;strong&gt;Meno uno.&lt;/strong&gt; Protagonisti gli stessi nomi. &lt;strong&gt;Solo Dossetti è la memoria della speranza.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: il Fatto Quotidiano del 15 dicembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-2445126981772611263?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/2445126981772611263/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=2445126981772611263&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2445126981772611263'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/2445126981772611263'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/dossetti-la-costituzione-come-bussola.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-471892680210171824</id><published>2009-12-15T09:02:00.001-08:00</published><updated>2009-12-15T09:04:05.612-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;“Immigrati islamici sempre più legati alle patrie europee”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Maria Serena Natale&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Si concentrano nelle capi&amp;shy;tali e nelle cinture dei mag&amp;shy;giori centri produttivi, dalle periferie post-industriali di Anversa alle strade colorate del quartiere berlinese di Kreuzberg. I venti milioni di musulmani che vivono nel&amp;shy;l’Unione Europea sono una galassia articolata su più ge&amp;shy;nerazioni, attraversata da profonde differenze e, secon&amp;shy;do l’ultimo rapporto del&amp;shy;l’Open Society Institute anti&amp;shy;cipato ieri dal quotidiano bri&amp;shy;tannico &lt;em&gt;Times ,&lt;/em&gt; sempre più «affezionata» ai Paesi che li hanno accolti. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La ricerca della fondazio&amp;shy;ne del filantropo George So&amp;shy;ros è durata due anni e mez&amp;shy;zo e sarà presentata questa settimana a Londra, a meno di un mese dal referendum sui minareti in Svizzera che ha riportato al centro del di&amp;shy;battito europeo le condizioni di vita e il livello di integra&amp;shy;zione dei musulmani. L’idea era misurare attraverso inter&amp;shy;viste, questionari e gruppi di riflessione lo spirito «patriot&amp;shy;tico » delle comunità islami&amp;shy;che dell’Europa occidentale. Lo studio focalizza l’attenzio&amp;shy;ne su una decina di città spar&amp;shy;se tra Gran Bretagna, Olan&amp;shy;da, Francia, Belgio, Svezia, Danimarca e Germania. In controtendenza rispetto alle rilevazioni degli ultimi anni, i più legati al Paese in cui vi&amp;shy;vono risultano i musulmani del Regno Unito: il 78 per cento si percepisce e identifi&amp;shy;ca come «britannico», con&amp;shy;tro il 49 per cento in Francia e il 23 per cento in Germania (dove i musulmani hanno ac&amp;shy;quisito il diritto alla cittadi&amp;shy;nanza solo negli anni Novan&amp;shy;ta). Le percentuali sono cal&amp;shy;colate stabilendo una media tra le diverse località esami&amp;shy;nate, nel caso inglese Leice&amp;shy;ster nelle East Midlands e il distretto est-londinese di Waltham Forest, storico baci&amp;shy;no d’immigrazione. Il patriot&amp;shy;tismo cresce tra gli immigra&amp;shy;ti di seconda generazione: si dice britannico il 72 per cen&amp;shy;to degli intervistati nati al&amp;shy;l’estero, contro il 94 per cen&amp;shy;to dei nati nel Regno.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I risultati sono destinati a imprimere nuovo slancio al&amp;shy;la discussione sul multicultu&amp;shy;ralismo britannico criticato in questi anni dallo stesso presidente della Commissio&amp;shy;ne per l’Eguaglianza e i Dirit&amp;shy;ti umani Trevor Phillips, che ha più volte denunciato i pe&amp;shy;ricoli di un’organizzazione sociale fondata su comunità etniche e culturali tendenzial&amp;shy;mente separate. E torna in primo piano il confronto con il modello francese impronta&amp;shy;to a una strenua difesa del principio di laicità, base dell’identità repubblicana e al&amp;shy;l’origine di contestati provve&amp;shy;dimenti come la messa al bando del velo nelle scuole pubbliche.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;«Dalla ricerca emerge un dato preoccupante — avver&amp;shy;te Nazia Hussain, direttrice del progetto &lt;em&gt;At Home in Eu&amp;shy;rope&lt;/em&gt; finanziato da Soros —: anche se i musulmani si sen&amp;shy;tono prevalentemente britan&amp;shy;nici, non sono visti nello stesso modo dal resto della società». Per un sondaggio del &lt;em&gt;Financial Times&lt;/em&gt; del 2007 proprio gli inglesi erano i più diffidenti nei confronti della minoranza musulma&amp;shy;na, mentre secondo una re&amp;shy;cente rilevazione del quoti&amp;shy;diano &lt;em&gt;Le Parisien&lt;/em&gt; il 54 per cento dei francesi considera l’Islam incompatibile con i valori fondanti della Républi&amp;shy;que.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sui sondaggi pesa il trau&amp;shy;ma degli attacchi terroristici alle società occidentali, da New York (2001) a Madrid (2004) a Londra (2005). La sfida per l’Europa, spiega il rapporto, è proprio questa: garantire la coesione sociale e uguali diritti in un clima di tensione politica, recessione globale e crescente meticcia&amp;shy;to.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: “il Corriere della Sera” del 14 dicembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-471892680210171824?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/471892680210171824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=471892680210171824&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/471892680210171824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/471892680210171824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/immigrati-islamici-sempre-piu-legati.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-787406624407498471</id><published>2009-12-08T00:34:00.001-08:00</published><updated>2009-12-08T00:35:35.258-08:00</updated><title type='text'>Pensando</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Discorso alla città di Milano     &lt;br /&gt;per la vigilia di Sant’Ambrogio 2009      &lt;br /&gt;del Card. Dionigi Tettamanzi      &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Carissimi...   &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'amore per la nostra città&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La gratitudine, anzi tutto. Riconosciamo il patrimonio di fede, di storia, di cultura, di tradizioni, di opere che nei secoli ha arricchito la nostra Città: una preziosa eredità che ogni giorno viene posta nelle nostre mani, un dono grande che è offerto anche alle giovani generazioni e ai milanesi di domani, a coloro che in questa Città vengono ad abitare da altre città, da terre lontane. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A questa nostra gratitudine s'accompagna poi un senso di responsabilità.   &lt;br /&gt;È un amore che si pone una domanda: sapremo anche noi arricchire l'eredità morale e spirituale da trasmettere a quanti verranno dopo di noi? &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma quale potrà essere il nostro modo, per conservare, anzi per arricchire la storia di questa Città? Nessuno di noi pensa che per perpetuare nel futuro la grandezza di Milano sia sufficiente edificare qualche monumento, questa o quell'altra infrastruttura, abbellirla con qualche opera d'arte. Si tratta di interventi utili ma - sappiamo - da sempre sono gli abitanti la ricchezza più grande di una città. Mi chiedo ancora: noi stiamo portando il nostro contributo per rendere grande Milano? &amp;quot;Milano con il cuore in mano&amp;quot;, &amp;quot;solidarismo ambrosiano&amp;quot;:   &lt;br /&gt;queste ed altre espressioni proverbiali, da sole, lasciano intendere quale sia l'eredità migliore che ci è stata consegnata: la solidarietà.    &lt;br /&gt;Tante istituzioni caritative ne sono una splendida testimonianza. Eroi della solidarietà dicono di questa grandezza. Come non ricordare il beato don Carlo Gnocchi e la Fondazione che ne porta il nome? &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;La solidarietà rende grande la Città&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;È la pratica straordinaria della solidarietà che ha reso grande nei secoli Milano. Ed è sulla solidarietà che dobbiamo misurare ancora oggi l'autenticità della grandezza della nostra Città. Spesso la solidarietà riceve un'interpretazione semplicistica: emotivo-sentimentale nell'ambito personale, benefico-assistenziale in quello sociale. Ma, come sottolinea la recente enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, la solidarietà esige di essere riscattata da queste visioni parziali, affermandone il ruolo tipicamente sociale e politico. Essa, infatti, persegue il bene non solo individuale ma anche e specificamente comune, è del tutto inscindibile dalla giustizia e include, pertanto, la presenza attiva e responsabile delle stesse Istituzioni ben oltre il pur indispensabile servizio del volontariato. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La solidarietà è inseparabile dalla giustizia e per questo ha una destinazione propriamente sociale. Alla sua radice ci sono sempre gli altri. Sì, gli altri, perché ciascuno di noi, lungi dall'essersi costituito da sé, è in se stesso un dono, un essere che ha ricevuto molto dagli altri. E non c'è solo un debito individuale, ma anche un debito comunitario, che ci lega alle generazioni che ci hanno preceduto. Scriveva Paolo VI nella sua famosa Enciclica sullo sviluppo dei popoli e dell'intera umanità: &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;«Ogni uomo è membro della società: appartiene all'umanità intera. Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi a ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto, per noi è non solo un beneficio, ma altresì un dovere» (Populorum progressio, 17). &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La solidarietà riveste i tratti del dovere. È un aspetto che viene sottolineato con forza anche dalla nostra Costituzione. Tra i &amp;quot;principi fondamentali&amp;quot; viene affermato il profondo legame tra i &amp;quot;diritti inviolabili dell'uomo&amp;quot; e &amp;quot;l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale&amp;quot; (art. 2). È questo il grande patto sociale che mantiene coesa una città. Qui è in gioco una virtù cardinale, è in gioco la giustizia! &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Milano è una città solidale?&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La nostra Città oggi è una città solidale, all'altezza della sua tradizione? È difficile rispondere con poche parole. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Come ogni città, anche la nostra Milano è una città composita, dai tanti volti, dalle mille storie, che in alcune sue parti rischia di essere costituita da isole, da &amp;quot;città nella città&amp;quot;. Non ha un aspetto unico ed è inevitabile che sia così per una metropoli moderna. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E se la solidarietà non è solo il dare episodico ma una tensione interiore che si esprime in comportamenti abituali e permanenti, si fa inevitabile la domanda se la nostra città sia veramente solidale con tutti i suoi abitanti. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Milano è solidale con i bambini e il loro futuro se, ad esempio, sono sufficienti gli asili nido, le scuole materne, i parchi gioco. La città è solidale con i ragazzi se sa dare loro, insieme a un'offerta scolastica qualificata, anche opportunità educative, culturali, ricreative, quali momenti significativi per prevenire il disagio. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La città è solidale con i giovani se sa farsi carico delle loro domande e delle loro tensioni, se sa ascoltarli e guardarli con stima, fiducia, amore sincero. Ma è solidarietà offrire ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro forme di impiego quasi sempre precarie, quasi a voler approfittare della loro condizione, sfruttando le loro necessità? &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La solitudine poi di tante persone manifesta il bisogno di solidarietà.   &lt;br /&gt;Sono sole tante famiglie, alle prese con il peso di conflitti e violenze nascoste, con il dramma della separazione, con i problemi economici, con la malattia di un congiunto; sono soli tanti anziani, senza relazioni significative e prospettive per il futuro; rischiano di essere soli gli immigrati, spesso confinati - per chiusura o per rifiuto sociale - dentro i propri gruppi etnici. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma Milano offre anche molti esempi di autentica solidarietà. Penso a tutti i lavoratori che compiono bene il proprio dovere, con dedizione e generosità. Non sono poche le persone che hanno come tratto distintivo della propria vita il volontariato e nelle associazioni caritative.   &lt;br /&gt;Voglio qui menzionare in particolare - insieme ai benefattori - le centinaia di volontari impegnati nel &amp;quot;Fondo Famiglia-Lavoro&amp;quot;, non solo per distribuire contributi economici, ma soprattutto per ascoltare chi ha perso l'occupazione, studiare con loro soluzioni per tornare a essere produttivi. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Non mancano gli imprenditori che sfidano la crisi economica affrontando sacrifici pur di salvaguardare il posto di lavoro dei propri dipendenti e di non far mancare il sostentamento alle famiglie; i ricercatori che sono attivi per migliorare le cure con cui combattere la malattia. Non manca chi progetta con intelligenza gli spazi della città per innalzare la qualità della vita delle persone. Come non citare poi chi opera per migliorare le condizioni di vita degli immigrati, chi si impegna per offrire percorsi di autentica integrazione, per coniugare solidarietà e legalità? Mi ha colpito nei giorni scorsi, a seguito dello sgombero di un gruppo di famiglie rom accampate a Milano, la silenziosa mobilitazione e l'aiuto concreto portato loro da alcune parrocchie, da tante famiglie del quartiere preoccupate, in particolare, di salvaguardare la continuità dell'inserimento a scuola - già da tempo avviato - dei bambini. La risposta della Città e delle Istituzioni alla presenza dei rom non può essere l'azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive. La Chiesa di Milano, il volontariato e altre forze positive della Città hanno dimostrato, e rinnovano, la propria disponibilità per costruire un percorso di integrazione. Non possiamo, per il bene di tutta la Città, assumerci la responsabilità di distruggere ogni volta la tela del dialogo e dell'accoglienza nella legalità che pazientemente alcuni vogliono tessere. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Sono innumerevoli coloro che nella vita quotidiana tengono gli occhi aperti alle necessità degli altri: attenzioni che si concretizzano in piccoli gesti e segni di prossimità, ma che - considerati tutti insieme   &lt;br /&gt;- portano uno straordinario beneficio a tantissime persone per il loro equilibrio, per il loro benessere, assorbendo tanta fatica che, altrimenti, appesantirebbe la vita di molte persone e della Città nel suo insieme. Senza questi &amp;quot;angeli&amp;quot; della quotidianità la vita a Milano sarebbe per tanti sicuramente più difficile. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In questa prospettiva va promossa con decisione una &amp;quot;nuova solidarietà&amp;quot;   &lt;br /&gt;che assuma la forma di una vera e propria &amp;quot;alleanza&amp;quot; intesa come incontro, dialogo, scambio d'informazioni, condivisione di interventi, collaborazione corresponsabile tra le istituzioni pubbliche e le forze vive della società civile, ovviamente nel rispetto delle diverse competenze e nel segno di una reciproca fiducia: si pensi, in particolare, all'urgenza di una simile alleanza nei fondamentali ambiti della scuola, del lavoro, della salute, della lotta alle varie forme di povertà e di emarginazione sociale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Non c'è solidarietà senza sobrietà&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ed ora, proprio nel contesto di Milano chiamata a un supplemento di solidarietà, giungo a un'affermazione forse inattesa: quella riguardante la sobrietà. Sì, la nostra Milano, come tutte le città e forse ancor più delle altre, ha bisogno di sobrietà. Vorrei ricordare quanto dissi nell'omelia della S. Messa della notte dell'ultimo Natale in Duomo quando rivolsi un invito alla conversione: «C'è uno stile di vita costruito sul consumismo che tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una santa sobrietà, segno di giustizia prima ancora che di virtù». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A distanza di quasi un anno, sento di dover ripetere queste parole, invitando a recuperare la fatica e la gioia della sobrietà. La sobrietà è possibile, in essa c'è il segreto della vita buona e bella, anche se il cammino per arrivarvi è difficile e chiede che si cambi lo stile di vita. Con la sobrietà è in questione un &amp;quot;ritornare&amp;quot;, come se si fosse smarrita la strada. Ci siamo lasciati andare a una cultura dell'eccesso, dell'esagerazione. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Soprattutto la sobrietà è questione di &amp;quot;giustizia&amp;quot;. Siamo in un mondo dove c'è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nella nostra Città c'è chi sta molto bene, mentre sempre più aumenta il numero di chi fa più fatica. La sobrietà ci aiuta a costruire la giustizia, perché decide, sceglie e agisce secondo la giusta misura, e dunque sempre con l'attenzione vigilante ai diritti e doveri che si hanno nei riguardi sia di se stessi che degli altri, superando sempre eccessi e sprechi.   &lt;br /&gt;In particolare la &amp;quot;giusta misura&amp;quot; nell'uso dei beni rende la sobrietà, da un lato nemica dell'avarizia, dall'altro amica della liberalità, ossia di una pronta disponibilità alla condivisione dei beni. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Questa stretta connessione tra la sobrietà e la giustizia ci aiuta a comprendere come la sobrietà sia una via privilegiata che ci conduce alla solidarietà. Solo chi è sobrio può essere veramente solidale.   &lt;br /&gt;Infatti la sobrietà crea gli spazi: nella mente, nel cuore, nella vita, nella nostra casa. La sobrietà apre agli altri e ridimensiona l'importanza eccessiva che diamo a noi stessi; ci apre agli altri e in ogni cosa ci interpella a partire dal bisogno altrui. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;La sobrietà favorisce lo sviluppo&lt;/strong&gt;    &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;La sobrietà non è solo un valore personale e individuale, è anche un valore sociale, comunitario: coinvolge la Città come tale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Una delle più frequenti obiezioni alla sobrietà va al cuore della   &lt;br /&gt;questione: l'industria e il terziario tengono solo se ci sono consumi, il cui calo comporta il calo della produzione. Ora la sobrietà pare esigere una riduzione dei consumi e, se attuata, andrebbe contro lo sviluppo, divenendo fonte di gravi problemi a cominciare dalla disoccupazione. Dunque la sobrietà potrebbe apparire un valore estraneo per Milano! Sobrietà, però, non significa non consumare e non produrre.    &lt;br /&gt;È piuttosto &amp;quot;utilizzare&amp;quot; non in un'ottica di spreco, bensì di saggio impiego, finalizzando così la produzione e i servizi ai veri bisogni dei singoli, per crescere nel benessere condiviso. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La sobrietà muove dalla consapevolezza che le risorse sono limitate e che vanno quindi ben utilizzate. Essa stimola l'intelligenza e la capacità di ciascuno perché sappia usare al meglio le opportunità che vengono offerte per il singolo e per gli altri, per l'intera umanità.   &lt;br /&gt;La sobrietà non danneggia l'economia ma è a favore di una sua realizzazione sapiente perché mette al centro la persona e le sue esigenze più vere. È questo l'insegnamento della Chiesa riproposto nell'enciclica sociale Caritas in veritate. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il futuro della Città: Expo 2015 e vita quotidiana In questa prospettiva Milano deve considerare le opportunità legate a Expo 2015. Lo stesso tema prescelto &amp;quot;Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita&amp;quot; offre un ambito dove la sobrietà, rettamente intesa, può essere un fattore determinante. La sfida di &amp;quot;nutrire il pianeta&amp;quot; - meglio dire, tutte le persone che vivono e vivranno sulla Terra - esige infatti un profondo ripensamento dell'uso delle risorse. Richiede intelligenza per escogitare forme nuove di uso e valorizzazione dei beni; pretende un salto di qualità nell'intendere in modo nuovo e solidale i legami tra le nazioni e l'interconnessione tra i diversi attori pubblici e privati della produzione e del mercato; spinge a impiegare energie per la ricerca agro-alimentare; comporta impegno per cercare modalità di dialogo e di scambio, di conoscenza e di risorse, per una crescita equilibrata e solidale del pianeta...   &lt;br /&gt;Diventa inevitabile a questo punto interrogarci sulle concrete applicazioni quotidiane della sobrietà come via alla solidarietà nell'ambito della nostra Città, in riferimento, ad esempio, alle risorse pubbliche e al loro impiego. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Milano è spesso etichettata come città &amp;quot;del fare&amp;quot;. La sobrietà può rinverdire questo nobile appellativo: un &amp;quot;fare&amp;quot; che non deve riguardare solo la dimensione produttiva ma che vuole mirare ai risultati concreti a beneficio di tutti gli abitanti; un risultato che si raggiungerà eliminando tutto ciò che è superficiale, vuota apparenza, perdita di tempo e spreco di risorse. Non abbiamo forse la sensazione che si punti alla costruzione di campagne di comunicazione e di immagine, nascondendo la consistenza reale dei problemi, più che alla soluzione dei problemi stessi e all'offerta di servizi efficienti e per tutti?   &lt;br /&gt;Sono convinto che chi per vocazione, per lavoro, per servizio, per mandato pubblico, per elezione è chiamato a operare per gli altri debba essere sobrio per incontrare realmente le donne e gli uomini nelle loro esigenze, per mettere al centro delle proprie attenzioni i problemi delle persone e delle famiglie e, quindi, per risolverli. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La festa di sant'Ambrogio può suonare come appello a un sussulto di moralità e spiritualità nei nostri stili di vita. La nostra Città è interessata - e lo sarà sempre più - da progetti di realizzazione di grandi opere che esigono ingenti quantità di denaro e per le quali sono possibili interferenze e infiltrazioni di criminalità organizzata.   &lt;br /&gt;Divengono quindi ancora più urgenti da parte di tutti - e specialmente di chi ha maggiori responsabilità - il rispetto di norme semplici, chiare ed efficaci, il confronto con la coscienza morale, la rettitudine nell'agire, la gestione corretta del denaro pubblico. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In ambito ancor più personale, vivere secondo sobrietà aiuta a verificarsi su quale sia la vera sorgente della felicità. Con uno stile di vita sobrio è facile smascherare l'illusione che la felicità provenga dal possesso delle cose, da un'esistenza condotta sempre &amp;quot;oltre il limite&amp;quot;. Troppe persone - e non solo i giovani - sembrano alla ricerca di uno &amp;quot;stato di ebbrezza permanente&amp;quot; da perseguire con eccessi (di sostanze stupefacenti, di alcool, di sensazioni ed emozioni   &lt;br /&gt;forti) quasi per dimenticare quanto sia seria e impegnativa la vita, quasi per sfuggire alle proprie responsabilità, quasi per volersi sottrarre al compito di ricercare quella felicità duratura e profonda che deriva dalla piena e autentica realizzazione di sé. Questi stili di vita esaltano l'individualismo, corrono il rischio di distruggere i soggetti, allentano i legami sociali, indeboliscono la Città. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Persone autenticamente felici, invece, portano un grande contributo alla costruzione di una Città migliore: la vera gioia, infatti, non presenta mai i tratti dell'egoismo bensì del dono di sé, scaturisce dalla ricerca del bene dell'altro. Se anzitutto i fedeli di questa Città - ed è il pastore, il Vescovo ad esprimersi così - vivranno con sempre maggiore coerenza il loro essere cristiani, la ricerca del bene dell'altro genererà un intreccio virtuoso che renderà Milano coesa, capace di curare e guarire le ferite dei suoi abitanti. Stili di vita personali virtuosi sprigionano la forza per rinnovare la Città. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Una conversione è possibile?&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In questo senso ripropongo la chiamata alla conversione, esattamente nella linea proposta da Benedetto XVI il 1° gennaio 2009 e - in termini ampi e dal valore profetico - nell'enciclica Caritas in veritate. Il Papa invita a vedere la crisi &amp;quot;come un banco di prova&amp;quot;, ponendo questi   &lt;br /&gt;interrogativi:     &lt;br /&gt;«Siamo pronti a leggerla, nella sua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come un'emergenza a cui dare risposte di corto respiro? Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante?». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Si esige un cambiamento radicale, lungimirante e teso al bene comune globale. Si esige una progettazione di ampio respiro, capace di andare oltre le risposte immediate ed effimere, capace di dare un volto nuovo alla nostra Città. Una progettazione che riguardi tutti i grandi capitoli della vita sociale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La direzione tracciata è precisa: si tratta di favorire, diffondere e condividere modelli e stili di vita insieme profetici e praticabili, capaci di far crescere le virtù e le opere della sobrietà e della   &lt;br /&gt;solidarietà: nell'ambito personale e interpersonale, in quello comunitario e istituzionale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Guardiamo a Cristo&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;È richiesto un grande investimento educativo da parte di tutti.   &lt;br /&gt;All'Angelus del 1° gennaio di quest'anno il Papa conclude con un'annotazione di particolare importanza: «Gesù Cristo non ha organizzato campagne contro la povertà, ma ha annunciato ai poveri il Vangelo, per un riscatto integrale dalla miseria morale e materiale. Lo stesso fa la Chiesa, con la sua opera incessante di evangelizzazione e promozione umana.». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;È dunque a Cristo che dobbiamo guardare, come singole persone, come città di Milano, a lui che è il &amp;quot;buon samaritano&amp;quot; e che vuole continuare a essere presente e operante nella storia dell'umanità ferita e bisognosa di &amp;quot;cura&amp;quot; tramite la nostra mediazione. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quella di Cristo è una presenza che ha i segni del Crocifisso, che sa attraversare le situazioni umane di fatica e di sofferenza assumendole, facendosene carico. Conserviamo la presenza del crocifisso, simbolo cristiano ma anche simbolo profondamente umano. Di fronte ad esso siamo tutti richiamati a interrogarci sul significato che hanno il soffrire e il morire, così come possiamo ritrovare la speranza per superare le situazioni di dolore e di morte. Ma il Crocifisso è risorto! Non limitiamoci a considerare il crocifisso come segno di un'identità.   &lt;br /&gt;Dobbiamo passare dal simbolo alla realtà, alla realtà di Gesù Cristo morto e risorto e veniente, persona viva, concreta, incontrabile, sperimentabile. Conserviamolo questo simbolo, ma soprattutto viviamolo con umile, forte e gioiosa coerenza. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Concludiamo con una riflessione che sant'Ambrogio pone al termine del suo commento alla parabola del buon samaritano. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;«Siccome nessuno è maggiormente prossimo di Colui che guarì le nostre ferite, amiamolo come Signore, ma amiamolo anche come prossimo; nulla è tanto prossimo quanto il Capo alle membra. Amiamo anche chi è imitatore di Cristo, amiamo chi ha compassione dell'altrui indigenza secondo l'unità che vige nel corpo. Non è la parentela che fa il prossimo, ma la misericordia» (Esposizione del Vangelo secondo Luca, VII,84).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;&lt;em&gt;+ Dionigi card. Tettamanzi     &lt;br /&gt;Arcivescovo di Milano      &lt;br /&gt;Domenica&amp;#160; 06&amp;#160; Dicembre 2009&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-787406624407498471?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/787406624407498471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=787406624407498471&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/787406624407498471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/787406624407498471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/12/pensando.html' title='Pensando'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7277416653592000115</id><published>2009-11-30T06:57:00.000-08:00</published><updated>2009-11-30T07:01:15.764-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:large;"&gt;SE QUEST’ANNO GESÙ NASCESSE A COCCAGLIO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;di&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Beppe Del Colle&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;A Coccaglio (Brescia) la giunta di Centrodestra ha organizzato l’operazione White Christmas per identificare ed espellere i clandestini. &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Coccaglio, nel Bresciano, la Giunta di Centrodestra guidata dalla Lega ha deciso di verificare quanti stranieri extracomunitari privi di permesso di soggiorno, o con permesso scaduto, vivano in paese, e devono quindi essere espulsi. La verifica deve essere conclusa entro il 25 dicembre. L’incredibile operazione è stata chiamata White Christmas, "Bianco Natale", come la vecchia canzone.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ernesto Olivero, fondatore del Sermig torinese, che accoglie ogni notte extracomunitari senza un rifugio, dice che quando ha un problema cerca la soluzione nella Bibbia, e la trova. Abbiamo cercato e trovato anche noi: il Vangelo di Luca sulla nascita del Bambino Gesù, 2,29-32, dove il "giusto e pio" Simeone chiede al Signore di farlo morire in pace perché ha visto con i propri occhi il Salvatore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando poi quel Bambino muore sulla croce, risorge dopo tre giorni e infine ascende in cielo, gli Atti degli apostoli (2,5-17) riferiscono il miracolo delle "persone pie" provenienti da 15 Paesi disseminati dalla Libia a Roma e al Sudest europeo, fino alla Mesopotamia e all’Asia – tutto il mondo allora noto ai palestinesi – che il giorno di Pentecoste ascoltano ciascuno nella propria lingua le parole degli apostoli, ispirate dallo Spirito Santo, e si domandano meravigliati: ma come, non siamo tutti diversi? E perché tutti capiamo queste parole pronunciate in una lingua che non conosciamo?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La risposta è semplice: perché Gesù è venuto per tutti gli uomini, che vivano a Coccaglio o nei suoi dintorni (per esempio a Calcinato, stessa provincia, dove si segnala il record del 25,8 per cento di ragazzi stranieri, o nati in Italia da stranieri, nelle nostre scuole), che ai suoi occhi sono poi gli stessi dintorni di Addis Abeba, di Canton e di Lima, di Bucarest o di Kabul…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gesù è venuto per tutti, anche perché tutti prima o poi nella Storia emigrano, con o senza documenti. Anche i nonni della regista Francesca Comencini, che sono sepolti proprio a Coccaglio (luogo di nascita del nonno) dopo una lunga vita trascorsa da emigrati in Francia, dove, come racconta la nipote in una lettera a la Repubblica, avevano avuto la dolorosa prova di cosa vuol dire essere stranieri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E che cosa pensare di quell’imprenditore di Gavirate (Varese) che ha fatto piantare una croce alta sei metri nel cortile della sua fabbrica, rimproverando alla Chiesa di «non capire quali sono le conseguenze di una immigrazione indiscriminata», per cui quel crocifisso gigantesco significa che può essere usato contro gli immigrati?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio quel simbolo che rappresenta tutte le ingiustizie che si consumano ogni giorno, da sempre, contro gli "ultimi"?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la Chiesa non si fa intimidire. Qualche anno fa, mentre il Congresso degli Stati Uniti discuteva su una legge che l’avrebbe penalizzata per l’assistenza umanitaria che offriva agli immigrati "clandestini" (sempre loro, accidenti…), il cardinale Roger Mahony, arcivescovo di Los Angeles, disse che se quella legge fosse stata approvata avrebbe chiesto ai suoi preti di disobbedire, perché «negare l’aiuto a un fratello in umanità vìola una legge che ha un’autorità superiore al Congresso: la legge di Dio».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;tratto da &lt;i&gt;Famiglia Cristiana &lt;/i&gt;n.48 del 29 novembre 2009&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7277416653592000115?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7277416653592000115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7277416653592000115&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7277416653592000115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7277416653592000115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/rassegna-stampa_30.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6501778250088902428</id><published>2009-11-23T05:55:00.001-08:00</published><updated>2009-11-23T05:55:47.019-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="5"&gt;Chi vogliamo essere&lt;/font&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;di Barbara Spinelli&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gli immigrati sono i nostri posteri, il nostro specchio. Perciò ne abbiamo paura. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? La domanda, antica, può produrre pensiero profondo oppure ottusità, veggenza oppure cieco affanno. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Ci sono momenti della storia in cui la domanda secerne veleni, chiusura all’altro. Uno di questi momenti fu la vigilia delle prima guerra mondiale: nella Montagna incantata, Thomas Mann parla di Tempi nervosi. Anche oggi è uno di questi momenti. La fabbricazione di un’identità con ferree e univoche radici è piena di zelo in Francia, Inghilterra, e nervosamente, astiosamente, in Italia. In Italia un partito xenofobo è al governo e addirittura promette «Natali bianchi», liberati dagli immigrati che saranno scacciati - parola del sindaco di Coccaglio, presso Brescia - profittando dei permessi di soggiorno in scadenza. Come in certi film tedeschi (Heimat, Il Nastro bianco) è un villaggio-microcosmo che genera mostri. Genera anche irrazionalità, come ha spiegato un medico del lavoro di Bologna, Vito Totire, in una bellissima lettera inviata il 19 novembre al direttore della Stampa: non sono gli italiani a compiere oggi le bonifiche dell’amianto, «ma gli immigrati, per pochi euro, in condizioni di sicurezza incomparabilmente migliori di quelle di anni fa ma non del tutto immuni da rischi». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;In Francia un collettivo sta preparando un giorno di sciopero, intitolato «24 ore senza di noi»: quel giorno gli immigrati resteranno a casa, per mostrare cosa accadrebbe se smettessero di lavorare e consumare. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Ma non sono solo economiche, le ragioni per cui l’immigrato è prezioso, indispensabile. Specialmente in Italia ha una funzione più segreta, più vera. Gli immigrati anticipano la risposta alle tre antiche domande, prefigurando quel che saranno in avvenire i cittadini italiani. Sono un po’ i nostri posteri, che contribuiranno a forgiare la futura identità dell’Europa e delle sue nazioni. Saremo quel che diverremo con loro, mescolando la nostra cultura alla loro. D’altronde le radici d’Europa son fatte da Atene, Gerusalemme, Roma, Bisanzio-Costantinopoli. Il culmine della civiltà fu raggiunto dalla res publica romana: un impasto meticcio di molte lealtà. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Gli immigrati, nostri posteri, sono proprio per questo scomodi. Perché entrando nelle nostre case ci porgono uno specchio in cui scorgiamo quel che siamo, il senso del diritto e della giustizia che stiamo perdendo. Esistono comportamenti civici che l’immigrato, accostandosi all’Europa con meno stanchezza storica, fa propri con una naturalezza ignota a tanti italiani. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Gli esempi si moltiplicano, e quasi non ci accorgiamo che la nostra stanchezza è rifiuto di preparare il futuro, e generalmente conduce al collasso delle civiltà. Il regista Francis Ford Coppola, intervistato per La Stampa da Raffaella Silipo e Bruno Ventavoli (19-11) descrive il possibile collasso: «Amo l’Italia ma mi rende triste. Perché è un paese in cui i padri divorano i figli, si prendono tutto senza lasciar nulla e i giovani devono andarsene per avere un’opportunità». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;È significativo che lo dica un italo-americano, nipote di nostri emigranti. Che evochi, con l’immagine dello sbranamento cannibalico, una crudeltà radicale verso il prossimo: la crudeltà del padre che usurpa figli e futuro, convinto che fuori dal suo recinto non c’è mondo. Anche Stefano Cucchi, il ragazzo pestato a morte il 16 ottobre nei sotterranei di un tribunale a Roma, è un figlio sbranato. In alcune parti d’Italia la vita non vale nulla, uccisa dall’apatia ambientale più ancora che dalla lama. Anche qui, come nei lavori pericolosi, l’immigrato agisce spesso al nostro posto, con funzione vicaria. Nel caso di Cucchi c’è un unico testimone, anche se parla confuso: un immigrato detenuto del Ghana, addirittura clandestino, che rischia tutto rivelando la verità. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Allo stesso modo sono immigrati africani a insorgere contro camorra e ’ndrangheta. Prima a Castel Volturno, il 19 settembre 2008, dopo una carneficina che uccise sei cittadini del Togo, Liberia, Ghana. Poi il 12 dicembre 2008 a Rosarno, presso Reggio Calabria, dopo il ferimento di due ivoriani. Regolari o clandestini, gli immigrati hanno una fede nello Stato di diritto che gli italiani, per paura, rassegnazione, sembrano aver smarrito. Roberto Saviano rese loro omaggio: «Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull’onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti. (...) Nessun italiano scende in strada». (Repubblica, 13-5-2009). &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Ci sono video che dicono queste cose inconfutabilmente. Il video che ritrae l’indifferenza di decine di passanti quando venne ucciso, il 26 maggio, il musicista rumeno Petru Birlandeanu, nella stazione cumana di Montesanto. Il video che mostra l’assassinio di Mariano Bacioterracino, lo svaligiatore di banche ucciso l’11 maggio da un camorrista a Napoli. Anche qui i passanti son lì e fanno finta di niente. Difficile non esser d’accordo con Coppola: l’Italia mette tristezza, e a volte in tanto buio non ci sono che gli immigrati a emanare un po’ di luce. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Ai potenti non piacciono i film noir sull’Italia. Roberto Maroni, ad esempio, ha criticato la diffusione del video su Bacioterracino, predisposta dal procuratore di Napoli Lepore con l’intento di «scuotere la popolazione che per sei mesi non si era mossa». Insensibile alla pedagogia civica del video, il ministro s’indigna: «Hanno dato l’idea di una città, Napoli, ben diversa dalla realtà». D’altronde fu sempre così, nella storia della mafia. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel 1893, quando in un treno che lo portava a Palermo fu ucciso Emanuele Notarbartolo, un uomo onesto che combatteva la mafia nel Banco di Sicilia, il senatore mandante fu infine assolto perché non si voleva trasmettere un’immagine ignobile della Sicilia e dell’Italia. Durante il fascismo, il prefetto Mori combatté una battaglia che molti - nel regime, nei giornali - interpretarono come denigrazione della patria. Cesare Mori fu allontanato perché non imbelliva la nostra identità ma l’anneriva per risanarla.    &lt;br /&gt;Dice ancora Coppola che un film come Gomorra l’infastidisce. Non racconta una storia, tutto è freddo, terribile: «E’ spaventoso vedere Napoli rappresentata con tanto realismo. Quei delinquenti non sono più esseri umani». È vero, il film non è fascinoso e chiaro come il Padrino. È inferno, caos. Ma è tanto più reale. Viene in mente Salamov, il detenuto dei Gulag, quando critica il crimine troppo imbellito da Dostoevskij, «falsificato dietro una maschera romantica» (Salamov, Nel Lager non ci sono colpevoli, Theoria 1992). &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Tra Dostoevskij e Salamov c’è stato il Gulag, che solo una «scrittura simile allo schiaffo» può narrare. Tra Coppola e Gomorra c’è il filmato che ritrae Bacioterracino atterrato senza schianto. È ancora Saviano a scrivere: «Il video decostruisce l’immaginario cinematografico dell’agguato. Non ci sono braccia tese a impugnare armi, non ci sono urla di minaccia, non c’è nessuno che sbraita e si dispera mentre all’impazzata interi caricatori vengono riversati sulla vittima inerme. Niente di tutto questo. La morte è fin troppo banale per essere credibile. L’esecuzione è un gesto immediato, semplice, poco interessante, persino stupido. Ma è la banalità della scena, quella assurda serenità che la circonda e che sembra ovattarla e relegarla al piano dell’irrealtà, che mette in dubbio l’umanità dei presenti. Dopo aver visto queste immagini è difficile trovare giustificazioni per chi ritiene certi argomenti diffamatori per Napoli e per il Sud». &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Le tre domande dell’inizio restano. Impossibile rispondere, se la realtà del nostro divenire non la guardiamo assieme agli immigrati. Se non vediamo che non solo per loro, anche per noi e forse specialmente per noi valgono i versi di Rilke: «Ogni cupa svolta del mondo ha tali diseredati, cui non appartiene il passato né ancora il futuro più prossimo. Poiché anche il più prossimo è lontano per l’uomo». &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt; &lt;em&gt;&lt;font size="2"&gt;fonte: La Stampa del 22 novembre 2009&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6501778250088902428?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6501778250088902428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6501778250088902428&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6501778250088902428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6501778250088902428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/rassegna-stampa_23.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6126712193334654917</id><published>2009-11-18T08:49:00.001-08:00</published><updated>2009-11-18T08:49:19.601-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h2 align="center"&gt;Democrazia forte se è in forma&lt;/h2&gt;  &lt;h3 align="center"&gt;di Michele Ainis&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dopotutto è una questione di modi, di forme. E dopotutto la democrazia non è che una modalità procedurale, diceva Hans Kelsen. Quindi una forma, o se si vuole un rito. Il guaio è che in quest'ultimo torno d'anni ce ne siamo un po' dimenticati. O meglio: c'è sempre una forma al centro del nostro bisticcio collettivo, però non ce ne accorgiamo, non ci facciamo caso. E allora non è del tutto inutile rinfrescarci la memoria. Poi magari continueremo a dividerci lo stesso, ma almeno comprendendo che cosa ci divide.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;In primo luogo, conta o non conta il mandato elettorale? E se conta, perché mai dovremmo consentire a un giudice - dall'ultimo pm al presidente della Corte costituzionale - di sparigliare il voto popolare a colpi di sentenza? A questa domanda le democrazie rispondono che la sovranità appartiene al popolo, il quale tuttavia la esercita (come afferma l'articolo 1 della nostra Carta) «nelle forme e nei limiti della Costituzione». Insomma perfino la fonte della sovranità obbedisce a una sua forma, a un modello prestampato. Perché questa diffidenza verso il popolo votante? Perché senza un anticorpo normativo spalancheremmo le porte alla dittatura della maggioranza di cui parlava Tocqueville, sacrificando i diritti delle minoranze; e perché il verdetto popolare non è infallibile, non è l'oracolo d'un Dio. D'altronde nel 1933 Hitler conquistò il potere sulle ali di un'elezione vinta l'anno prima con il 37,4% dei consensi, 13,745 milioni di voti. Ma anche la pagina più celebre della storia - la crocifissione di Gesù - venne incisa da un infausto verdetto popolare. «Chi volete libero, Gesù o Barabba?» chiese Pilato alla folla dei giudei. E la folla rispose: «Barabba».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Da qui l'esigenza di rendere indisponibili le regole del gioco all'arbitrio degli stessi giocatori, attraverso la rigidità della Costituzione. Da qui la necessità di formare un corpo di custodi, di magistrature indipendenti. Da qui, insomma, l'esigenza di proteggere la democrazia: esigenza che è alla radice del costituzionalismo, ossia di quel sistema dove non è il re che fa la legge, ma è la legge che fa il re. Sicché sbuca fuori un'altra forma, che questa volta indossa l'abito legislativo. Ma neanche in questo caso si tratta di una forma vuota, d'una formalità senza sostanza. La sua sostanza si condensa viceversa in un principio cardine dello stato di diritto, quello che ci rende eguali al cospetto di Sua Maestà la Legge. C'è un passo, nelle Supplici di Euripide, dove questo concetto viene espresso nel modo più eloquente. «Una volta scritte le leggi, chi è debole e chi è ricco hanno eguale diritto. È lecito ai più deboli, se sono accusati, rispondere alla pari di chi se la passa bene: e il più piccolo vince il grande, se ha ragione».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;È per queste specifiche ragioni che la Consulta ha bocciato il lodo Alfano, perché vi s'adottava la forma della legge tradendo l'eguaglianza di cui la legge è ancella. Domani può succedere di nuovo alla ghigliottina predisposta dal governo per accorciare la durata dei processi, dato che essa tratta in modo diseguale le diverse fasi del giudizio, e dato inoltre che fa rotolare alcune teste, lasciando ben salde sul collo le teste degli altri imputati. E meno male che almeno in questo caso la maggioranza sta usando la forma della legge, anziché quella ormai inflazionata del decreto. Giacché, di nuovo, non è affatto irrilevante scegliere l'una o l'altra forma: i decreti s'apparecchiano nella cucina del governo, dove la minoranza non ha accesso. Sarà per questo che il loro abuso ha finito per compattare le varie opposizioni in Parlamento, come sempre capita agli oppressi quando c'è un unico oppressore.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Qui però s'affaccia l'ennesima obiezione contro l'impero delle forme. Questo perché - si dice, e sono in molti a dirlo - l'oppressore è invece un oppresso, è vittima d'una regola costituzionale che non corrisponde più alla realtà dei fatti. Anzi: può dubitarsi che quella regola suoni tutt'oggi vincolante, che insomma la vera Carta sia ancora quella scritta, e non invece la Costituzione &amp;quot;materiale&amp;quot; che ormai da tempo ne ha preso le veci. Questa dissonanza d'opinioni è la più devastante, perché revoca in dubbio le basi stesse della nostra convivenza. Colpa d'un sistema che non ha saputo correggere la Costituzione scritta per adeguarla alla nuova stagione, o che non ha saputo opporsi alla nuova stagione in nome della Costituzione scritta.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Nel frattempo convivono due Costituzioni, l'una nemica dell'altra, con il risultato che ciascuno fa un po' come gli pare. È l'altalena, per esempio, fra il ruolo del presidente del Consiglio come primus inter pares (secondo l'articolo 95 della legge fondamentale) ovvero super pares, per usare la definizione dell'avvocato Pecorella. Ma gli esempi sono più numerosi dei grani d'un rosario, dato che in Italia lo scarto tra diritto e fatto, tra forma e sostanza normativa, è diventato patologico. Sicché ci comportiamo come Tiberio nell'antica Roma: a quel tempo era vietato mandare a morte le fanciulle vergini, e allora lui le faceva violentare dal boia un minuto prima dell'esecuzione.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Non che alle nostre latitudini la democrazia abbia ceduto il passo al dispotismo di Tiberio. Però faremmo bene a ricordarci che ogni stato di diritto esige il rispetto delle forme, e che questo stesso stato si rispecchia nel suo insieme in una forma ben precisa. Quale? Non certo quella d'un piedistallo eretto per ospitarvi il busto del sovrano. No, è un suppellettile più povero, più umile: diciamo uno sgabello con tre gambe. Questo perché la decisione politica non ha un solo canale d'espressione ma ne ha tre, che si compensano e si equilibrano a vicenda. C'è, ovviamente, il canale del governo; ma c'è anche il canale della democrazia rappresentativa, che trova la sua sede più solenne nel Parlamento; e c'è il canale della democrazia diretta. Il problema è che in Italia, qui e oggi, due canali su tre sono ostruiti, o se preferite lo sgabello ha due gambe rotte. Sicché casca per terra, urge trovare un falegname.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h5&gt;&lt;em&gt;fonte: il Sole 24 ore del 17 novembre 2009&lt;/em&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6126712193334654917?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6126712193334654917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6126712193334654917&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6126712193334654917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6126712193334654917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/rassegna-stampa_3543.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4791702035442212496</id><published>2009-11-18T08:41:00.001-08:00</published><updated>2009-11-18T08:41:35.150-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h2 align="center"&gt;&lt;strong&gt;Quel diverso che ci fa paura. &lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;h2 align="center"&gt;&lt;strong&gt;Perché la tolleranza non basta più.&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;h3 align="center"&gt;&lt;strong&gt;di Bauman, Zygmunt&lt;/strong&gt; &lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;La diversità è una ricchezza; bisogna passare dalla tolleranza alla solidarietà. Ciò che “voi” siete non è peggiore (né migliore) di ciò che “noi” siamo. Così nelle società globalizzate la convivenza tra culture differenti è diventata una caratteristica ineliminabile Nel passato la presenza dello &amp;quot;straniero&amp;quot; era sempre un dato temporaneo È necessario comprendere che le differenze sono una ricchezza inestimabile. - Pubblichiamo una parte dell’intervento tenuto in videoconferenza da al convegno su &amp;quot;La qualità dell’integrazione scolastica&amp;quot; che si è tenuto a Rimini nei giorni scorsi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Vivere con gli stranieri, che è il fondamento demografico e sociale dell’esposizione alle differenze, a una qualche sorta di alterità, non è affatto nuova nella storia moderna. Ma l´idea era grosso modo che chiunque sia alieno, straniero, diverso da te perderà prima o poi il suo carattere di straniero. La politica dominante verso gli stranieri, per la maggior parte della storia moderna, è stata una politica di assimilazione: &amp;quot;Voi siete qui, siete fisicamente vicini; diventiamo quindi vicini anche spiritualmente, mentalmente, eticamente&amp;quot;, che vuol dire accettare gli stessi valori universali dove però, per &amp;quot;universali&amp;quot;, abbiamo sempre inteso i &amp;quot;nostri&amp;quot; valori. Quindi, con questa prospettiva dove l´essere stranieri era soltanto uno spiacevole fastidio temporaneo, non esisteva l´idea di dover imparare a vivere con il diverso.     &lt;br /&gt;Ora per la prima volta nella storia moderna siamo arrivati a renderci conto che le cose non stanno così. La modernità è sempre stata un periodo di migrazioni massive di persone da un continente all’altro, da un capo del mondo all’altro, da una cultura all’altra, e la migrazione è avvenuta per necessità nelle circostanze moderne in cui le persone cosiddette in soprannumero, persone per cui non si poteva trovare una sistemazione nella loro società d´origine, non c´era spazio per loro nel nuovo ordine, nel nuovo stato avanzato del progresso economico, erano costrette a viaggiare. Tuttavia c´è una differenza: le migrazioni contemporanee hanno un carattere diasporico, non assimilatorio. Le persone che vanno in un altro Paese non ci vanno con l´intenzione di diventare come la popolazione ospite. La popolazione ospite, nativa, non è particolarmente interessata ad assimilarle. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Ci sono circa 180 diaspore che convivono a Londra, 180 diverse lingue, culture, tradizioni, memorie collettive. E il problema è che se la politica di assimilazione non è più facilmente percorribile, come possiamo vivere giorno per giorno con gli stranieri? Come possiamo comunicare, cooperare, vivere in pace senza che noi perdiamo la nostra identità e che loro perdano la loro, quindi in una coabitazione che non porta all´uniformità? In altre parole la questione non è più quella di essere tolleranti verso le persone diverse. La tolleranza in realtà è molto spesso un altro volto della discriminazione. &amp;quot;Sono tollerante verso le tue abitudini e le tue usanze bizzarre. Sono una persona molto aperta, sono superiore a te. Capisco che il mio stile di vita è irricevibile per te. Tu non puoi raggiungere lo stesso livello. Quindi ti permetto di seguire il tuo stile di vita ma io non lo farei mai se fossi in te&amp;quot;. La sfida con cui ci dobbiamo confrontare oggi consiste nel passare da questo atteggiamento di tolleranza a un livello più alto, cioè a un atteggiamento di solidarietà. Dobbiamo rassegnarci al fatto che ci sono degli stranieri ma anche imparare a ricavarne dei vantaggi. La maggior parte di noi vive in grandi città. Le città sono sempre piene di stranieri e la loro presenza è inquietante perché non sai come si comporterebbero se non li tenesse a distanza, destano sospetto, fanno orrore semplicemente perché sono delle entità estranee. Gli stranieri fanno paura. Ho chiamato questa paura tipica delle città contemporanee mixofobia, la fobia di mescolarsi con altre persone, perché là dove ci mescoliamo ad altre persone in un ambiente poco familiare tutto può succedere. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Ma la stessa condizione di mescolanza con gli stranieri provoca anche un altro atteggiamento. Ci sono due reazioni contraddittorie al fenomeno, entrambe osservabili nelle città contemporanee. La seconda è la mixofilia, la gioia di essere in un ambiente diverso e stimolante. Hannah Arendt fu probabilmente la prima pensatrice moderna che ripensando a Gotthold Ephraim Lessing, uno dei pionieri dell´Illuminismo tedesco, vide in lui una delle figure più lungimiranti fra i filosofi della prima modernità. Secondo Lessing non bisogna limitarsi ad accettare il fatto che la differenza sia destinata a perdurare ma bisogna effettivamente apprezzarla, riconoscere che in essa c´è un potenziale creativo senza precedenti. Il fatto di mettere insieme esperienze, ricordi, visioni del mondo molto diverse può portare a una prosperità di sviluppo culturale. È troppo presto per dire quali potranno essere gli sviluppi perché le due tendenze contrapposte, la mixofobia e la mixofilia, hanno più o meno uguale forza. A volte prevale l´una, a volte l´altra. La questione è incerta, siamo ancora nel mezzo di un processo che non sappiamo bene come andrà a finire. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;   &lt;br /&gt;Quel che stiamo facendo nelle vie delle città, nelle scuole primarie e secondarie, nei luoghi pubblici dove stiamo accanto ad altre persone è di estrema importanza non soltanto per il futuro delle città in cui vogliamo trascorrere il resto della nostra vita, o perlomeno in cui viviamo al momento, ma è di somma importanza per il futuro dell´umanità. Viviamo in un mondo globalizzato. La globalizzazione ha raggiunto un punto di non ritorno, non possiamo tornare indietro, siamo tutti interconnessi e interdipendenti. Ciò che avviene in luoghi remoti ha un impatto formidabile sulle prospettive di vita e sul futuro di ognuno di noi. Quindi è giunto il momento di fare ciò che Lessing predisse che avremmo dovuto fare, cioè imparare ad apprezzare le opportunità create dalle nostre differenze, anziché temere le conseguenze morbose del convivere con le differenze. Ci confrontiamo con le conseguenze della globalizzazione in ogni strada delle città in cui viviamo, in ogni scuola in cui insegniamo, ma dal canto opposto per la stessa ragione, le città, le scuole sono il laboratorio in cui sviluppiamo i modi per imparare, trarre beneficio, tesaurizzare e rallegrarci per l´appunto della natura diasporica della realtà contemporanea. Non sto dicendo che si tratti di un compito facile. Confrontarsi con una sfida che i nostri antenati non hanno mai raccolto, ci pone di fronte a un compito che mette a dura prova la nostra mente e le nostre emozioni e che dobbiamo riuscire ad affrontare nel suo dispiegarsi, in corso d´opera, senza disporre di soluzioni precostituite. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h5&gt;&lt;em&gt;fonte: La Repubblica del 16 novembre 2009 &lt;/em&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4791702035442212496?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4791702035442212496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4791702035442212496&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4791702035442212496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4791702035442212496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/rassegna-stampa_18.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6300123740026761529</id><published>2009-11-18T08:30:00.001-08:00</published><updated>2009-11-18T08:30:46.639-08:00</updated><title type='text'>Rassegna Stampa</title><content type='html'>&lt;h2 align="center"&gt;La sfida di Ratzinger&lt;/h2&gt;  &lt;h3 align="center"&gt;di Giancarlo Zizola&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il tentativo di Benedetto XVI di appellarsi all'etica economica per ridurre le carneficine da fame del pianeta Terra potrebbe anche sorprendere.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tanto più in un intellettuale e in un teologo che notoriamente aborre dallo sporcarsi le mani con gli impasti sempre rischiosi della politica, convinto com'è che la sua Chiesa non deve fondare il legame sociale, al massimo può comunicargli ispirazioni.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma c'è l'angoscia degli affamati, c'è l'inquietudine dei moderni per una tecnologia faustiana che non riesce ancora e chissà per quanto a ridurre le divisioni tra i pochi che hanno troppo e i troppi che hanno poco o niente per il loro stomaco. E tacere per la Chiesa, o peggio far finta di niente per curarsi del culto, sarebbe un peccato di omissione devastante, non solo un lapsus strategico. La Chiesa di Ratzinger torna ad assicurare di non pretendere di interferire nelle scelte politiche, di voler rispettare il sapere, i risultati delle scienze, le opzioni forgiate dalla ragione (a un patto, che siano «responsabilmente illuminate da valori autenticamente umani»). Ma non si rassegna a tacere di fronte al non senso di questo sterminio globale. E protesta dinanzi a uno spirito dimissionario che scarica la farne tra i fenomeni strutturali inalterabili dei Paesi poveri per lavarsene le mani.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E una sfida ormai antropologica, e non solo politica, da cui un Papa non può non sentirsi riguardato. Il pioniere fu Papa Gregorio Magno, che non esitò a vuotare le casse papali pur di soccorrere Roma affamata, così riscoprendo nella dissoluzione dell'impero alla fine del VI secolo la reale funzione del papato nel servizio dei più poveri, premessa per la svolta epocale dell'apertura del cristianesimo a tutte le genti, col suo passaggio al Barbari . «I tempi sono tristissimi annotava i campi desolati e deserti, le città disabitate. Il Senato è spento, il popolo non esiste più. Sono oppresso datali tribolazioni che non ho tempo di leggere né di scrivere..&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Non sappiamo se l'emergenza mondiale descritta dalle statistiche della battaglia contro la fame tormenti fino a tal punto anche quell'uomo di penna che è Joseph Ratzinger, ma non c'è dubbio che egli l - gura tra i pochi leader mondiali attuali a levare la voce, per denunciare che la fame e la malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che dispone di livelli di produzione, di risorse e conoscenze sufficienti per debellare il flagello. Lo ha fatto nell'enciclica Caritas in veritate , lo ha ripetuto ieri alla Fao. Lo scenario mondiale in cui la pandemia della fame e sotto- nutrizione si espande, ora trainata dalla crisi dentro i grattacieli della ragion pura, moltiplica le ragioni costituzionali per l'alleanza delle grandi tradizioni religiose dell'timanità con l'onu su un fronte in cui è alla prova la loro conclamata premura per il diritto alla vita. Sulla scia dei suoi predecessori, Benedetto XVI ha assicurato che la Chiesa cattolica si impegna a sostenere l'azione della Comunità internazionale per sconfiggere la fa- me, opponendosi specialmente alla in-cultura dell'opulenza e dello spreco. Si è notata la sobrietà di un accenno, che poteva rischiare il fondamentalismo veritativo, alla questione del contenimento demografico, tema di ciclici malintesi con le agenzie internazionali e che il papa ha preferito risolvere questa volta richiamando alcuni dati sulla sufficienza (Iella produzione agricola del pianeta a soddisfare anche in futuro la domanda di cibo di tutti i suoi abitanti, e negando il nesso causale ira crescita della popolazione e la fame.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tuttavia è nel raccomandare alla comunità internazionale la riscoperta di un nucleo fondamentale di valori condivisibili universalmente al fine di forgiare concetti e principi orientativi per la condotta degli Stati «verso i bisogni degli ultimi» che il Papa ha impegnato la sua ispirazione di leader religioso nel concerto delle nazioni. La radice delle sue proposte innovative (dalla cooperazione autogovernante al diritto di singoli paesi di definire il proprio modello economico) trae la sua linfa dal terreno biblico e della grande teologia medievale, col tema della destinazione universale dei beni della terra. Un tema critico, scarsamente trattato anche nella cultura cattolica: dire che i beni della terra sono destinati a tutti gli umani significa che il diritto di proprietà privata trova un limite nel diritto di ogni umano all'uso dei beni necessari per vivere e che *** cristianesimo sottonutrizione fame, come sosteneva anche un documento vaticano del 1997 Per una migliore distribuzione della Terra la minoranza di fortunati che si accaparra l'8O% delle risorse globali (che appartengono originariamente a tutti) si trova moralmente in uno stato di furto strutturale.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Una sfida religiosa, in quanto tocca il senso e la stessa possibilità divi- vere per centinaia di milioni di umani, molti dei quali bambini venuti al mondo solo per giorni per poi scomparire. Una ispirazione tanto più attesa quanto più le istituzioni internazionali, non meno che i governi nazionali, procedono a tentoni accerchiati dai nazionalismi riemergenti e dai tagli di bilanci, contraccolpi del crack della finanza globale e della crisi dei mercati, non meno che di opzioni politiche autoreferenziali. Lo ha riconosciuto poche settimane addietro il direttore della Fao Jacques Diouf al Sinodo dei vescovi cattolici africani in Vaticano: oggi sono le forze religiose, come l'lslam e la Chiesa cattolica, a giocare un ruolo inedito sul fronte, e non anzitutto per le fornilure materiali della carità, che pure non fanno mancare nelle aree pii devastate, quanto per la loro strategia di azione «che rispetta le persone e i beni di questo mondo senza eccessi e senza sprechi».&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dire come fa Papa Benedetto che l'alimentazione e 1' accesso all' acqua devono essere considerati «diritti universali di tutti gli esseri umani senza distinzioni né discriminazioni» equivale non solo a completare la Carta dei Diritti umani ma anche a fondare la denuncia, che la fame costituisce propriamente un crimine contro l'umanità, tanto pi se si smaschera l'alibi troppo comodo che si tratti di una catastrofe naturale ineluttabile.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h5&gt;&lt;em&gt;fonte: la Repubblica del 17 novembre 2009&lt;/em&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6300123740026761529?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6300123740026761529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6300123740026761529&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6300123740026761529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6300123740026761529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/rassegna-stampa.html' title='Rassegna Stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-371891802890461045</id><published>2009-11-11T08:13:00.000-08:00</published><updated>2009-11-11T08:14:16.494-08:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Se il cristiano insulta Maometto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Filippo Di Giacomo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un cristiano che insulta Maometto, contro chi bestemmia? Nel Corano, Gesù viene fatto nascere musulmano. Tra i 6666 versetti che compongono il testo sacro dell’Islam, circa 100 sono le righe dedicate a Gesù Cristo e alla Vergine Maria. In modo più preciso: in 25 versetti viene menzionato Gesù Cristo, in 11 il Messia, 34 cantano - letteralmente - l’immacolata concezione della Vergine Maria, in 12 viene confermata la verità del Vangelo e in 14 la presenza e i rapporti con i nazareni, cioè i cristiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, un lettore acculturato non fa fatica a ritrovare nel racconto islamico dell’Annunciazione e del Natale le tracce del primo capitolo del Vangelo di Luca, dove l’annuncio di un figlio fatto dall’angelo a Maria è preceduto dalla promessa di un figlio - Giovanni il Battista - fatta dall’angelo al vecchio sacerdote Zaccaria e a sua moglie Elisabetta. Neanche lo scetticismo di Zaccaria, in contrasto con la fede di Maria, può apparire strano agli occhi di un cristiano perché il Corano fa spesso ricorso ai testi e alle tradizioni orali apocrife del cristianesimo copto e siriaco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Corano di Maria racconta anche la nascita e il ruolo di tutore che Zaccaria, marito della cugina Elisabetta, ha svolto a protezione dell’infanzia immacolata di Gesù: un racconto che nel secondo secolo dopo Cristo già narrava il Protovangelo di Giacomo, testo in cui la pietà popolare cattolica ancora trova i nomi e la devozione per i genitori di Maria, San Gioacchino e Sant’Anna. Anche il piccolo Gesù che si diverte a fabbricare e animare piccoli uccelli di creta è del tutto uguale al Bambino del Vangelo dell’infanzia di Tommaso, un altro testo apocrifo del cristianesimo nascente.&lt;br /&gt;Per il cristianesimo siriano, da cui Maometto trasse la conoscenza della storia di Gesù, il fondatore dell’Islam è stato a lungo considerato “un fratello che sbagliava”. Giovanni Damasceno, dottore della Chiesa, gran visir per lungo tempo a Damasco del governo omayyade del califfo Mu‘awiya Abi Sufyan e dei suoi due primi successori, vedeva nel dogma islamico dell’eternità del Corano una forma dell’insegnamento cristiano sul Logos. È vero che proprio per questo Dante pone Maometto all’inferno, tra gli eresiarchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è anche per questo che il numero tre della Nostra Aetate, il documento del Concilio Vaticano II sulle religioni non cristiane ricorda ai cattolici che:&lt;br /&gt;«La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio, come si è sottoposto Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano però come profeta; onorano la sua madre vergine Maria e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio ricompenserà tutti gli uomini risuscitati. Così pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno. Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e a promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cristiano che offende Maometto bestemmia, dunque, soprattutto contro la propria Chiesa. E specularmente, già che la mamma dei confusi gode quando i suoi figli vanno in tv, contro chi bestemmiano quei tre o quattro presunti imam cacio e pepe che, benché ultraminoritari e rappresentativi di nulla e di nessuno fanno da spalla alle santancherate di turno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Europa, la frequenza di studenti musulmani nelle scuole cattoliche è un fenomeno ormai generale. In Belgio e Germania è molto alta, sia nelle scuole materne primarie che nelle scuole superiori (talvolta con picchi dell’80% di allievi musulmani in taluni Kinder-garten). In Italia la presenza di allievi musulmani nelle scuole cattoliche è in crescita. In Francia gli studenti musulmani nelle scuole cattoliche sono molti: nei quartieri popolari di Marsiglia, di Lille e a Paris-Nord possono superare il terzo o la metà del totale degli iscritti, e così in Danimarca. L’ethos cattolico è apprezzato rispetto alla neutralità della scuola. Il musulmano che irride il crocifisso, bestemmia soprattutto contro la stragrande maggioranza dei musulmani europei. Perché come diceva Camus, se anche in Europa Cristo e Maometto non hanno alcun bisogno di incontrarsi, cristiani e musulmani sono condannati a farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: l’Unità - 10 novembre2009&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-371891802890461045?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/371891802890461045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=371891802890461045&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/371891802890461045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/371891802890461045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/se-il-cristiano-insulta-maometto-di.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-3987743485671239302</id><published>2009-11-11T08:07:00.001-08:00</published><updated>2009-11-11T08:07:43.844-08:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il fiume di coca che inquina l’economia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Guido Gentili&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo conosciuto in Italia l'economia "drogata" dall'inflazione, come negli anni 70. E abbiamo sperimentato riprese effimere "drogate" dalla svalutazione del cambio della lira. Ma nessuno aveva previsto, in generale, che una "droga" propriamente detta, nel caso specifico la cocaina, potesse avere un ruolo significativo nella crisi da "finanziarizzazione estrema" che ha portato il mondo sull'orlo del baratro. Né, tantomeno, qualcuno aveva previsto che il consumo di cocaina sarebbe divenuto, in Italia, un problema che attraversa l'intera società, comprese le sue classi dirigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece questa è la realtà, scomoda e terribile quanto si vuole, che non serve però nascondere né derubricare come fenomeno che "c'è sempre stato, in fondo". Vero: la storia italiana è piena di scandali e scandaletti del genere a metà strada tra cronaca nera e di costume. Ma ormai da diversi anni il fenomeno è cresciuto a tal punto da essersi radicato in pianta stabile in tutti (nessuno escluso) i circuiti decisionali e professionali che contano. Ne è scaturito così un sistema grigio a bassa affidabilità, in buona parte sommerso e in parte sulla soglia dell'emersione, che esercita una sorta di codice di selezione al contrario e condiziona il sistema di relazioni inquinate, appunto, dal fattore cocaina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possibile? Dati e autorevoli analisi lo confermano. È di due giorni fa l'allarme lanciato dal capo dipartimento sulle dipendenza dalle droghe della clinica universitaria di Ginevra: ormai si ricoverano a decine i banchieri, gli operatori di piazze finanziarie e i professionisti su cui si esercita la pressione delle performance. Qualche mese fa, Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, ha spiegato che «l'uso della cocaina (che crea un'alterazione nella percezione del rischio) da parte di operatori del mondo della finanza può aver avuto un ruolo nel dispiegarsi della crisi». Nel suo recente libro Un fiume di cocaina, lo psichiatra Furio Ravera disegna scenari, purtroppo verosimili, da apocalisse bianca e fa capire quanto chi consuma questa droga è inserito nella società e impone modelli d'azione temerari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla metafora alla realtà, il Po – segnalava già nel 2005 l'Istituto Negri – è "un fiume di cocaina", tanto è pieno dei residui delle "piste". Quattro anni fa, il Cnr stimava in 4,2 miliardi i costi del consumo di coca. Mentre nel 2007 l'Osservatorio della Regione Lombardia diretto da Riccardo Gatti prevedeva entro il 2010 un aumento dei consumatori di cocaina del 40 per cento. E Milano, in dose giornaliere per mille abitanti, supera Londra e Lugano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno fa Gatti è tornato sul tema. Affermando che a Milano la classe dirigente è prigioniera della droga (cocaina ed eroina) e del giro che la smercia : «È una società civile in ostaggio e potenzialmente sotto continuo ricatto», e la prevenzione deve essere fatta anche in azienda, «perché lì sta la classe dirigente della città».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fanno impressione i numeri. Ma colpisce soprattutto quella "società civile in ostaggio". A Milano, stando alla denuncia di Gatti: però chi potrebbe dire, oggettivamente, cose diverse per Roma? Responsabilità (d'impresa e della politica) vorrebbe che sulla società "in ostaggio" s'accendesse un faro di luce e di consapevolezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: Il Sole 24 ore – 10 novembre 2009&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-3987743485671239302?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/3987743485671239302/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=3987743485671239302&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3987743485671239302'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/3987743485671239302'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/il-fiume-di-coca-che-inquina-leconomia.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-4959991425467096146</id><published>2009-11-11T08:01:00.000-08:00</published><updated>2009-11-11T08:02:35.079-08:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Diritti e bisogni dei nuovi cittadini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Saul Meghnagi e Tobia Zevi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Rispettate lo straniero, perché foste stranieri…». Così recita un importante insegnamento della tradizione ebraica. E’ per questa ragione che oggi ci pare opportuno recuperare il messaggio del filosofo tedesco Hans Jonas: la responsabilità sul futuro delle giovani generazioni è centrale in un Paese che, nell’arco di pochi anni, vedrà modificata la sua identità sociale e culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La trasformazione socio-demografica in atto in Italia non ha precedenti. Al 31 dicembre 2008 (Istat, Bilancio demografico nazionale 2008) la popolazione italiana presenta un incremento di 425.778 unità (0,7%). Questa crescita è dovuta quasi esclusivamente alle migrazioni dall’estero, e gli stranieri sono circa 6,5 ogni 100 individui residenti. I bambini figli di immigrati sono il 12,7% di tutti i nati vivi, rispetto all’1,7% del 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati indicano con chiarezza l’inevitabile contrapposizione tra due bisogni diversi: la «salvaguardia dei diritti» dei cittadini a fronte di una società in evoluzione, e la «tutela dei diritti» dell’immigrato, del rifugiato, dello straniero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scaturiscono, così, alcuni quesiti sui fondamenti della convivenza civile: quali devono essere le «regole» democratiche valide sia per gli indigeni sia per gli stranieri? Come definire un’identità nazionale necessariamente differenziata? Come evitare che la paura comprensibile venga tradotta in un’ostilità verso il diverso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I processi di individualizzazione dell’attuale fase storica non agevolano processi di accettazione e accoglienza. La precarizzazione del lavoro, che dà vita a una stratificazione sociale marcata, complica la situazione, mentre fenomeni di delinquenza e corruzione contribuiscono alla crescita di un clima di sfiducia. La paura della perdita del benessere faticosamente conquistato testimonia il rischio dell’esclusione sociale e la concomitanza tra l’aumento della disoccupazione e quello dell’immigrazione è una possibile scintilla di conflitti interetnici, in un Paese di emigranti che è rapidamente diventato Paese di immigrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ci impone una definizione rigorosa della nozione di «cittadinanza» e un ragionamento sull’estensione dei diritti da attribuire anche ai non cittadini. E inoltre richiede interventi sul sistema educativo; nuove declinazioni dei principi di solidarietà verso i più deboli di qualunque provenienza o condizione; risposte ai problemi, sempre più urgenti, di natura etica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella storia occidentale, la genesi faticosa degli Stati nazionali ha posto le premesse del governo democratico della società civile. In questo processo è stata fondamentale l’ampia condivisione, malgrado le diversità, della dignità dell’individuo come valore fondamentale. Ciò non è sempre avvenuto e la costruzione delle nazioni moderne ha potuto prendere, nel corso del Novecento, anche la strada del totalitarismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rischio è nuovamente presente, in forme naturalmente diverse dal passato. Esso può essere limitato da tutte quelle forme di aggregazione e organizzazione e da come queste verranno garantite rappresentate da partiti, sindacati, associazioni di base. E perché sia scongiurato occorre studiare il tema dell’inclusione nella cittadinanza e affrontare democraticamente il problema delle culture diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La laicità dello Stato assume, dunque, una nuova pregnanza di fronte alla pluralità di fedi e sensibilità religiose o atee, e diventa un termometro di uguaglianza: i cittadini devono confrontarsi con usi e abitudini diverse, mentre il diritto deve misurarsi con una molteplicità di esigenze e compatibilità, nell’immediato e a lungo termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda storica della piccola minoranza ebraica italiana può contribuire al dibattito pubblico su questi temi mostrando come anche dopo un percorso denso di discriminazioni le diversità possano essere elemento d ricchezza e non fonte di esclusioni e conflitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: Il Corriere della Sera - 10 novembre 2009&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-4959991425467096146?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/4959991425467096146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=4959991425467096146&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4959991425467096146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/4959991425467096146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/diritti-e-bisogni-dei-nuovi-cittadini.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-6904495282948105751</id><published>2009-11-05T08:43:00.000-08:00</published><updated>2009-11-05T08:45:35.278-08:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La preghiera del cardinale e quella di un laico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Eugenio Scalfari&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sento viva gratitudine per il cardinale Carlo Maria Martini, per i suoi pensieri, per l’esempio che dà ed anche per l’amicizia che mi ha dimostrato. Infine per l’ultimo suo libro, "Meditazioni sulla preghiera" che tra pochi giorni sarà nelle librerie e di cui l’editore Mondadori ci ha autorizzato a pubblicare un’anticipazione, uscita ieri sul nostro giornale.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Stavo cercando un argomento del quale scrivere per i miei lettori della domenica e i pensieri mi si arruffavano mentre mi cresceva dentro un forte disagio. Il caso Marrazzo? L’omicidio dello sventurato Stefano Cucchi, ucciso a bastonate mentre era affidato ai carabinieri e alla polizia penitenziaria? Lo spettro della disoccupazione che avanza in Europa e nel mondo? La possibilità che D’Alema sia nominato ministro degli Esteri dell’Unione europea e Tremonti presidente dell’Eurogruppo oppure che entrambi restino dove sono? Infine lo stato miserevole della seconda Repubblica, avviata ormai verso un’agonia dalla quale difficilmente potrà salvarsi?&lt;br /&gt;Mi sentivo stanco di visitare e rivisitare problemi importanti ma ripetitivi, che per di più dimostrano un tale stato di degradazione da esser diventati ripugnanti per ragioni estetiche prima che ancora morali e politiche. Sicché mi sono assai confortato leggendo la prosa del cardinale. Ho pensato di cogliere l’occasione che il suo scritto mi offriva e intervenire anch’io sullo stesso argomento. Penso che i miei lettori ne saranno contenti.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il tema del cardinale riguarda la preghiera dei vecchi. Detto in altro modo - e lui stesso ne fa menzione - si tratta d’una meditazione sulla morte da parte di chi, pur in buona salute, la vede approssimarsi incalzata dal calendario.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Martini è profondamente religioso, ad un punto tale da potere e volere colloquiare anche con i non credenti e mettere in comune esperienze così disparate. Io sono per l’appunto uno di quelli e meditare assieme a lui mi ha dato grandissima pace tutte le volte che tra noi è accaduto. Gli anni continuano a passare e l’esperienza di quei pensieri aumenta. Ci si sente come sentinelle avanzate su un terreno incognito. Si assiste, sempre più dolenti e partecipi, alla scomparsa di tanti amici. Ci si allontana dal mondo e lo si vede più distintamente: la vista migliora con la lontananza; lo diceva Goethe e lo disse prima di lui Montaigne.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Perciò può essere utile a noi stessi e a tutte le persone consapevoli meditare insieme su un tema così presente alla coscienza. La morte, diceva Montaigne con il suo sobrio linguaggio, è il fatto più rimarchevole della nostra vita. Bisogna pregare. Bisogna pensare.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il cardinale cita Qoelet in uno splendido suo passo pieno di sapienza e di bellezza poetica. Io citerò ancora l’autore degli "Essais" quando diceva che bisogna portare il pensiero della morte come i signori dell’epoca sua portavano il falcone sulla spalla per abituare se stessi e l’uccello cacciatore a vivere insieme e prender dimestichezza l’uno dell’altro.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Chi non crede in un altro mondo sa che in quel certo momento tutto si concluderà; non teme l’inferno e non spera in un paradiso. Non si aspetta premi né castighi. La preghiera non saprebbe a chi rivolgerla. Può solo augurarsi d’esser ricordato da chi lo ha amato: una sopravvivenza breve, che avrà se se lo sarà meritato.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sa anche, chi non crede, che la vita è priva di senso se il senso consiste nell’avere un fine che sorpassa il nostro transito terreno. E dunque: una vita che non ha ulteriore sopravvivenza e naturalmente senza senso alcuno perché capricciosamente finisce lasciando una traccia che si cancellerà nel giro di pochi mesi o di qualche anno in memorie altrimenti affaccendate: ebbene una vita così desertificata di infinità dovrebbe essere disperata nel veder avanzare la Donna oscura che verrà a prendersela. Può esser serena, pacificata, confortata, una vita priva di fede? Avrà avuto un senso? Quale?&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"Laudato sì mi Signore / per sora nostra Morte corporale" scrisse Francesco nel suo Cantico. Socrate, mentre sentiva che il gelo della cicuta gli stava salendo dalle gambe al cuore, disse ai suoi allievi di sacrificare un gallo ad Esculapio perché così voleva il rito, e si coprì la testa con un lembo del mantello. Pascal morì sognando d’essere in comune con i poveri e i derelitti. Rilke, in una pagina terribilmente splendida dei suoi "Quaderni" racconta la morte di suo nonno, il Ciambellano. La Morte gridò per otto settimane dentro quel corpo, ma non era lui che gridava, era la Morte finché non uscì fuori da lui. Benedetto Croce morì leggendo e leggeva sapendo che Lei stava arrivando.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Si può anche esser disperati con la fede nel cuore e non esserlo senza alcuna fede, con il falcone sulla spalla che ti è diventato amico.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Io sento da tempo che noi, come tutte le specie e gli individui viventi che le compongono, siamo forme che la natura incessantemente crea e disfa per far posto ad altre. Senza alcun disegno che non sia la vita.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È legge di ogni forma di realizzare al massimo le capacità di cui dispone. Le forme viventi non sono mai statiche ma dinamiche e ciò è vero perfino nelle forme apparentemente non viventi, è vero per gli atomi e per le particelle elementari della meccanica quantistica. È vero per ogni energia perché ogni energia è dinamica.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta di fede ma di scienza sperimentale. Il senso sta in questo, sta in un eterno divenire. Ogni forma ha la propria legge e diviene secondo quella legge. Noi, nella nostra forma umana, siamo animati dal sentimento dell’amore, dal desiderio del potere e dalla coscienza morale. Le nostre vite individuali combinano come possono e sanno questi elementi e questo è il senso del nostro vissuto, queste sono le stelle che orientano il nostro viaggio. Non dico viaggio terreno ma soltanto viaggio perché non ne conosciamo altri. Possiamo certamente immaginarli se ci consola immaginarli.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La vecchiaia restringe la nostra vitalità, limita le capacità del corpo e concentra quelle delle mente. In alcuni il desiderio del potere soverchia gli altri. È patetico vedere come alcuni vecchi restino aggrappati al potere, la loro zattera di salvataggio che non li porterà ad alcuna salvezza, la loro rabbia nel vederselo strappato brano a brano, la solitudine del loro io denudato giorno per giorno dagli orpelli dei quali l’avevano rivestito.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Altri si effondono nell’amore. Non dico nell’erotismo, dico amore. Amore per gli altri e per quelli a loro più prossimi, quelli dai quali hanno ricevuto amore e ai quali l’hanno restituito. Quando questo avviene, l’io non è solo, non è denudato, non è disperato, anzi è più ampio e più ricco. Non ha nessun bisogno di chiamarsi e di sentirsi io ma si sente noi e quella è la sua ricchezza.&lt;br /&gt;Oggi è il giorno di tutti i santi, ma non ci sono santi laici, ci sono soltanto anime amorose che lasciano lungo la strada il pomposo mantello dell’egoismo e indossano quello della compassione con il quale ricoprono sé e gli altri.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Lei, carissimo cardinale Martini, ha un amplissimo mantello di compassione, di passione per gli altri. Col suo mantello ricopre anche me talvolta come il mio può ricoprire anche lei. Per questo la Nera Signora non ci spaventa. È per questo sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’amore del prossimo. A lei lo invia il suo Dio e il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazareth o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’amore prevalse sul potere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: la Repubblica - 1 novembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-6904495282948105751?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/6904495282948105751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=6904495282948105751&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6904495282948105751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/6904495282948105751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/la-preghiera-del-cardinale-e-quella-di.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-1801079292867352192</id><published>2009-11-05T08:37:00.000-08:00</published><updated>2009-11-05T08:40:31.804-08:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La preghiera fragile dei vecchi vicini a Dio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Carlo Maria Martini&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Pubblichiamo un’anticipazione di&lt;br /&gt;"&lt;strong&gt;Qualcosa di così personale. Meditazioni sulla preghiera&lt;/strong&gt;",&lt;br /&gt;nuovo libro di Carlo Maria Martini.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ho ben 82 anni di vita e la malattia di Parkison e gli acciacchi dell’età si fanno sentire. Ma probabilmente, per quanto riguarda la preghiera, sono ancora a metà del guado. Sento che la mia preghiera dovrebbe trasformarsi, ma non so bene in che modo, e sento anche una certa resistenza a compiere un salto decisivo.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;So che posso dire come Isacco: «Io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte» (Gen 27,2), ma di questo non ho ancora tratto le conclusioni. Cerco comunque di chiarirmi le idee riflettendo un po’ sull’argomento.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Mi pare che si possa parlare in due modi della preghiera dell’anziano. Si può considerare l’anziano nella sua crescente debolezza e fragilità, secondo la descrizione metaforica (ed elegante) del Qohèlet: «Ricordati del tuo Creatore / nei giorni della tua giovinezza / prima che vengano i giorni tristi / e giungano gli anni di cui dovrai dire: non ci trovo alcun gusto. / Prima che si oscurino il sole, / la luna, la luce e le stelle / e tornino ancora le nubi dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa / e si curveranno i gagliardi / e cesseranno di lavorare le donne che macinano, / perché rimaste poche / e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre / e si chiuderanno i battenti sulla strada: / quando si abbasserà il rumore della mola / e si attenuerà il cinguettio degli uccelli / e si affievoliranno tutti i toni del canto» (12,1-4. Ma anche fino al verso 8). In questo caso il tema sarà la preghiera (qui evocata dalle parole «Ricordati del tuo Creatore») di colui che è debole e fragile, di colui che sente il peso della fatica fisica e mentale e si stanca facilmente.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La salute e l’età non consentono più di dedicare alla preghiera i tempi lunghi di una volta: si sonnecchia facilmente e ci si appisola. Mi pare quindi sia necessario imparare a utilizzare al meglio il poco tempo di preghiera di cui si è in grado di disporre. Non riuscendo più a dedicare alla preghiera lo stesso tempo di quando si avevano più energie, e sentendola spesso come un po’ distante e poco consolante, è possibile che il proprio spirito venga catturato da un certo senso di scoraggiamento. Allora la tentazione sarà di accorciare ulteriormente i tempi da consacrare alla preghiera, limitandosi allo strettamente necessario.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia questo accorciare i tempi dell’orazione potrebbe essere molto pericoloso. Infatti la preghiera, per dare qualche conforto, deve essere di norma un po’ prolungata. Se si restringe il tempo, anche le consolazioni sorgeranno con maggiore difficoltà e si creerà una sorta di circolo vizioso, che porterà a pregare sempre meno.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma la preghiera dell’anziano potrebbe anche essere considerata la preghiera di qualcuno che ha raggiunto una certa sintesi interiore tra messaggio cristiano e vita, tra fede e quotidianità. Quali saranno allora le caratteristiche di questa preghiera? Non è facile stabilirlo in astratto e aprioristicamente: occorrerebbe piuttosto riflettere sull’esperienza dei santi, in particolare dei santi anziani. Perciò bisognerebbe dedicare, con pazienza, un po’ di tempo alla ricerca. Anzitutto nella Bibbia.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In molti Salmi si parla apertamente dell’anziano e della sua condizione con espressioni molto significative e suggestive. Ad esempio: «Sono stato fanciullo e ora sono vecchio; non ho mai visto il giusto abbandonato né i suoi figli mendicare il pane» (Sal 36,25). Si veda anche l’esortazione del Salmo 148,12: «I vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore». La Scrittura ci offre anche preghiere tipiche di un anziano. La più nota è la preghiera dell’anziano Simeone al tempio quando prende tra le sue deboli braccia il piccolo Gesù: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli» (Lc 2,29 ss.).&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La ricerca dovrebbe allargarsi ai Padri apostolici, come Ignazio e Policarpo, quindi ai Padri del deserto e ai grandi oranti di tutti i secoli. Non essendo qui possibile percorrere una tale via analitica, mi limiterò ad alcune riflessioni generali, aiutato anche dalla testimonianza di qualche confratello più anziano di me. Mi chiederò, cioè, quali potrebbero essere alcune caratteristiche positive nella preghiera di un anziano. Mi pare che possano emergere tre aspetti: un’insistenza sulla preghiera di ringraziamento; uno sguardo di carattere sintetico sulla propria vita ed esperienza; infine una forma di preghiera più contemplativa e affettiva, una prevalenza della preghiera vocale sulla preghiera mentale.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sul primo di questi tre punti riporto la testimonianza di un confratello: «Riguardo ai contenuti della mia preghiera in questi anni di vecchiaia - ho 85 anni - si distingue la preghiera di ringraziamento. Si sono sviluppati due motivi per ringraziare Dio: anzitutto per avermi concesso un tempo in cui mi posso dedicare (vorrei quasi dire "a tempo pieno") a prepararmi alla morte. E ciò non è dato a tutti. In secondo luogo per avermi mantenuto finora nel pieno dominio delle risorse mentali e, largamente, anche di quelle fisiche».&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Là dove invece non c’è questo vigore fisico e/o mentale la preghiera si colorerà soprattutto di pazienza e di abbandono nelle mani di Dio, sull’esempio di Gesù che muore dicendo: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). È così che i Salmi ci insegnano a pregare: «Tu salvi dai nemici chi si affida alla tua destra» (Sal 16,7); «Mi affido alle tue mani: tu mi riscatti, Signore, Dio fedele» (Sal 30,6); «Lo salverò, perché a me si è affidato» (Sal 90,14). Chi ha raggiunto una certa età è anche nelle condizioni di volgere uno sguardo sintetico sulla propria vita, riconoscendo i doni di Dio, pur attraverso le inevitabili sofferenze. Veniamo quindi invitati a una lettura sapienziale della nostra storia e di quella del mondo da noi conosciuto. E beati coloro che riescono a leggere il proprio vissuto come un dono di Dio, non lasciandosi andare a giudizi negativi sui tempi vissuti o anche sul tempo presente in confronto con quelli passati!&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La terza caratteristica della preghiera dell’anziano dovrebbe essere un crescere della preghiera vocale (e quindi una diminuzione della preghiera mentale) insieme a un inizio di semplice contemplazione che esprime con mezzi molto poveri la propria dedizione al Signore. Diminuisce la preghiera mentale per la minore capacità di concentrazione dell’anziano. Ma contemporaneamente bisogna aver cura di aumentare la preghiera vocale. Anche se un po’ assonnata o distratta, essa è comunque un mezzo per avvicinarci al Dio vivente. Sarebbe ideale arrivare a contemplare molto semplicemente il Signore che ci guarda con amore, oppure pensare a Gesù che ha bisogno di noi per rendere piena la sua lode al Padre. Ma qui sarà lo Spirito Santo che si farà nostro maestro interiore. A noi non resterà che seguirlo docilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: la Repubblica - 31 ottobre 2009&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-1801079292867352192?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/1801079292867352192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=1801079292867352192&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1801079292867352192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/1801079292867352192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/la-preghiera-fragile-dei-vecchi-vicini.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-7119373981849475773</id><published>2009-11-05T08:22:00.001-08:00</published><updated>2009-11-05T08:23:20.946-08:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;L'esempio di mio padre che porto nel cuore&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;di Benedetta Tobagi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non ho ricordi di mio padre da vivo: è morto troppo presto. In compenso sono cresciuta assediata dall’immagine pubblica di Walter Tobagi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte si trattava di rappresentazioni vere e proprie: ricordo il busto di bronzo inaugurato nel palazzo di un ente locale, che da piccola trovavo terrificante, oppure un ancor più terribile ritratto a olio di cui un artista sconosciuto aveva voluto omaggiare il nonno Tobagi. Era ricavato da una fotografia non molto riuscita di mio padre seduto alla macchina da scrivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla vecchia Olivetti usciva un lunghissimo foglio di carta bianco avorio che andava ad avvolgersi attorno al suo collo: non so se nelle intenzioni dell’autore dovesse simulare una stola vescovile, un regale ermellino o un cappio. In ogni caso, meglio lasciar perdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essere al centro di una tragedia pubblica aveva molti risvolti spiacevoli. Primo, mi collocava in una scomoda posizione di visibilità, del tutto indesiderata. Secondo, avevo l’impressione che l’invadenza di questa immagine pubblica, anziché avvicinarmelo e aiutarmi a conoscerlo, non facesse che spingere mio padre un po’ più lontano da me, come quando insegui un pallone tra le onde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi era davvero Walter Tobagi? Perché lo hanno ucciso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha confortato il fatto di non trovarmi sola nella difficoltà di dare un senso agli eventi. Che un giornalista progressista come lui sia diventato obiettivo dei terroristi di sinistra desta a tutt’oggi sconcerto. Ritrovo l’eco delle perplessità della mia infanzia nelle parole di un ex terrorista tedesco della Raf, che, guardando all’esperienza dei «compagni» italiani, si chiede perché mai, mentre in Germania si colpivano capitani d’industria ed ex nazisti, a sud delle Alpi sotto il piombo dei sedicenti rivoluzionari caddero più spesso i riformisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con gli anni, gli elementi materiali del contesto diventavano per me più intelligibili, ma si facevano avanti problemi di comprensione più sottili e insidiosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi è un fenomeno caratteristico che interferisce con la memoria delle vittime del terrorismo (ma il discorso può essere esteso anche ai «cadaveri eccellenti» delle mafie): una vita intera viene risucchiata, come in un buco nero, dalla potenza di una fine tanto drammatica. L’identità della vittima è schiacciata. Quel che resta è solo il simulacro scintillante, ma vuoto, dell’eroe; nel mio caso, un martire della libertà di stampa. Tutto ciò rende assai più difficile capire chi fosse realmente il defunto e tracciare un bilancio obiettivo della sua attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una professione in cui tutti urlano, arringano e calcano i toni, mio padre parlava piano, a voce bassa (...). La voce pubblica di mio padre riposa tutta intera nei suoi articoli. Noto una fraseologia ricca di espressioni come: «A me pare», «Si potrebbe convenire», «Se guardiamo ai fatti degli ultimi mesi», «Se consideriamo»: i tecnici li definiscono «atti linguistici di cortesia positiva». Non ha il gusto del paradosso, predilige il tono discorsivo, l’ironia velata. È bravo, a raccontare. Le coloriture efficaci sono divenute una cifra stilistica, come gli riconobbe anche Indro Montanelli. Negli articoli, una galleria di ritratti, freschi ed efficaci come schizzi a china.&lt;br /&gt;Papà la sente tutta la responsabilità di parlare a centinaia di migliaia di persone ogni giorno. Le sue convinzioni circa i compiti del giornalista si concentrano nella massima: «Poter capire, voler spiegare». Si sente vicino a quella che Bocca definisce la funzione maieutica della stampa: «Aiutare la gente a tirar fuori quello che ha dentro», informare con l’intento di fornire al lettore gli strumenti per ragionare e chiavi interpretative per intendere la realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scegliendo di montare tasselli poco chiari, si possono tessere trame verosimili, ma non verificabili, oppure riesumare polemiche già consumate contando sulla memoria corta dei mezzi d’informazione. Questo tratto accomuna molte vicende di terrorismo. Occorre cautela e profondo scrupolo, nel muoversi su terreni tanto scivolosi. In Italia manca davvero la verità intorno a troppe morti; trovo imperdonabile abusare della buona fede di tante persone indignate senza motivazioni più che solide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unico risvolto positivo in questa vicenda sfibrante sta nel fatto che mi ha portato a inciampare senza volerlo nell’unica vera lacuna nell’inchiesta sulla morte di mio padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta la P2 c’entra sul serio, anche se non si capisce bene in che termini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volantino di rivendicazione è stato analizzato in ogni maniera possibile, eppure, in tanto clamore, è passato sotto silenzio un fatto venuto alla luce nel marzo del 1981: copia del famigerato dattiloscritto fu ritrovata nientemeno che dentro alla valigia sequestrata nella ditta Giole di Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi, vicino ad Arezzo. Stava in una busta sigillata con la dicitura, molto generica, «Rizzoli - lettera Brigate Rosse», insieme ad altre cartelle selezionate di documenti riservatissimi, riguardanti tra le altre cose i piani di ricapitalizzazione e riassetto proprietario del gruppo Rizzoli - Corriere della Sera, elaborati nei primi mesi del 1980 da Bruno Tassan Din con Licio Gelli e l’avvocato Umberto Ortolani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengo a conoscenza di questo fatto grazie alla meticolosità del senatore Flamigni, che lo menziona nel suo libro sulla P2, Trame atlantiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provo stupore: in mezzo a tante polemiche, proprio sul volantino e sulla loggia P2, basate su indizi e suggestioni, com’è possibile che una notizia del genere non sia mai emersa? Temevo che la mia reazione nascesse da ingenuità. Quando ho visto le espressioni di sorpresa ogni volta che ho mostrato i documenti a persone assai più esperte e smaliziate di me, ho cominciato a preoccuparmi.&lt;br /&gt;Lo stupore cresce quando scopro che la magistratura lo seppe subito. Il giudice istruttore Giuliano Turone, responsabile della perquisizione con Gherardo Colombo, aveva girato il materiale al collega milanese incaricato dell’istruttoria sull’omicidio Tobagi, Giorgio Caimmi: ritrovo la lettera d’accompagnamento, controfirmata per ricevuta in data 14 aprile 1981.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il magistrato Armando Spataro mostra sincera sorpresa: «Non ne sapevo niente, questa sembra effettivamente una lacuna», ammette. Mi mette subito in contatto col giudice istruttore. Caimmi se la ricorda, invece, la busta, ma all’epoca era impegnato a tempo pieno nel verificare con riscontri certosini le dichiarazioni dei pentiti. Caimmi si era occupato fino ad allora di cause di fallimento, dopo l’omicidio Galli dovette cominciare a occuparsi di terrorismo e gli toccò istruire il processo-monstre. Del delitto Tobagi, ripete, si sapeva già tutto. «Non valutai che fosse un elemento rilevante», e la busta finì chissà dove. Nel fascicolo non riesco a trovarla. Mi viene spontaneo di obiettare che nel maggio dell’81 sulla vicenda P2 era caduto il governo, ma serve a poco. Spataro ha un’ironia triste negli occhi mentre riflette ad alta voce: «Se anche avessimo voluto seguire la pista, cos’avremmo potuto fare, interrogare Gelli». Già.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco dopo, il tribunale di Milano fu obbligato a trasmettere l’inchiesta penale sulla loggia deviata — e tutti i documenti relativi — a Roma, dove di fatto si arenò. A settembre dello stesso anno, venne costituita un’apposita commissione d’inchiesta parlamentare presieduta da Tina Anselmi. Tra i membri, salta all’occhio il socialista Salvo Andò, uno dei deputati condannati per diffamazione per la campagna stampa contro i magistrati milanesi per la verità sull’affaire Tobagi, esplosa nel conflitto istituzionale del 1985 (nel 1987 ai reati fu applicata l’amnistia in grado di appello con la conferma del risarcimento dei danni disposto dal Tribunale in primo grado). Usarono ogni argomento possibile, tranne questo. Forse, come altri commissari, non spese troppo tempo sui documenti acquisiti dalla commissione, nemmeno sul corpus centrale. Oppure tacque, e non dovrei stupirmene: intorno alla loggia P2 sembra vigere da sempre la consegna di minimizzare e riportare tutto al silenzio, al più presto. La commissione fece un lavoro straordinario, considerando l’enormità del compito. Quella particolare busta non poté essere oggetto di analisi specifiche.&lt;br /&gt;È cominciata così l’ultima piccola odissea per ricostruire la storia di come e perché, tra i pochi e selezionati documenti che il maestro venerabile aveva impacchettato per portarseli via, ci fosse anche il volantino di rivendicazione della «XXVIII Marzo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul come gli arrivò, c’è l’imbarazzo della scelta, tanto pervasiva era la presenza della P2 nel gruppo Rizzoli e al «Corriere». Mi sono concentrata allora sulle ragioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«C’è un metodo. La logica che guida Gelli nella costruzione del suo archivio è quella del ricatto e della disinformazione», mi spiega Giuliano Turone. È un uomo gentile, colto, limpido. In mezzo a tanti fantasmi, è uno di quegli incontri che mi rasserenano. Mi serve a ricordarmi che l’Italia è fatta anche di tante persone come lui. Lo conferma il magistrato Elisabetta Cesqui, che riprese in mano l’inchiesta arenatasi, purtroppo con scarsa fortuna. Se la ricorda bene, la busta: «Mi colpì che stesse in mezzo a quei documenti sulla ricapitalizzazione. Appariva incongrua». Rifletto sul contesto. I piani finanziari segreti conservati nella valigia furono tracciati a partire dai primi mesi del 1980. Il gruppo versava in condizioni disastrose per gli interessi passivi, gravato da testate deficitarie come «L’Occhio» e il «Corriere d’Informazione». Il direttore generale Tassan Din però rifugge ogni decisione riguardo a chiusure e licenziamenti: il sindacato del gruppo Rizzoli è forte e fa molta paura, può paralizzare il «Corriere» per giorni, provocando perdite ingenti (...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi tornano in mente i discorsi di mio padre, così vituperati: batteva sulle piccole grandi cose concrete, sui presupposti della libertà d’informazione, sulla necessità di affrontare sacrifici per avere testate dal bilancio sano, che non diventassero facile preda di «padrini» politici e finanziari. Per tenere a bada il sindacato poligrafici Tassan Din ricorre ad Adalberto Minucci, responsabile dell’informazione del Pci. Scelte vitali per il risanamento vengono colpevolmente rimandate, si batte la strada di manovre finanziarie illecite. Ai dirigenti allarmati che lo invitano a tagliare i rami secchi, Angelo Rizzoli replica: «Sto trattando la ricapitalizzazione del gruppo, non posso permettermi un Vietnam in azienda».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La loggia esercitava la propria influenza alternando le lusinghe all’intimidazione. Forse, quel documento tra gli incartamenti Rizzoli tradisce il progetto di utilizzare i dubbi suscitati da quella morte provvidenziale per intimidire un po’ quel sindacato rosso così poco governabile, un aiuto per tenere a bada i temuti «vietcong» con una manovra diversiva. Accanto alle seduzioni del direttore generale poteva essere funzionale far cadere sui sindacati l’ombra di un’accusa infamante: aver istigato, assistito, o quantomeno ispirato, l’omicidio di Tobagi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mare d’inverno è il mio rifugio. Ci vado da sola. Quando sono stanca, confusa, l’acqua e la luce mi calmano sempre. Guardando l’orizzonte, prima o dopo, penso sempre a papà. Mi sembra che sia più vicino. Chissà come mai: dall’Umbria a Milano, mare niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ho capito. Una coincidenza curiosa come una conchiglia integra, perfetta, sbucata dalla sabbia. Me l’ha regalata Marilisa, quasi una zia, mentre mi portava in macchina alla stazione dopo una breve visita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le chiedo a bruciapelo: «Papà preferiva il mare o la montagna?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il mare. Andare in montagna gli piaceva per la compagnia, ma lui amava di più il mare. Mi ricordo che una volta ha detto che gli piaceva soprattutto il mare d’inverno, quando è tutto vuoto, e si possono sentire le voci delle persone sulla spiaggia, in lontananza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho pianto in silenzio mentre l’auto percorreva i tornanti al buio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro posto dove vado da sola è il cimitero. Anche lì mi sento in pace. Papà riposa nel paese d’origine della mia nonna materna, un cimitero piccolo, raccolto, lontano dai rumori, a misura d’uomo. Ci sono tanti alberi. Non è un posto triste. Anche le lacrime, qui, sono un sollievo.&lt;br /&gt;Quando mi succede qualcosa di importante, ritaglio il tempo per andare a dirlo a mio padre, come farei se fosse vivo e abitassimo in due città diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli parlo. A volte parlo sul serio, seppure a bassa voce, per paura di esser presa per pazza. Bisogna provare per capire che fa una grossa differenza, lasciar uscire la voce. È un rito dolce e liberatorio.&lt;br /&gt;Quando vado a trovare papà al cimitero mi piace portargli una rosa, una sola, ma molto bella. In una delle infinite tonalità del rosa. La scelgo con cura prima di partire, ci metto del tempo, è importante.&lt;br /&gt;Non la lascio nel vaso, ma la incastro nella grata di ferro battuto perché sia più vicina alla sua fotografia. La lascio lì accanto, come una carezza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: "il Corriere della Sera" - 2 novembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-7119373981849475773?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/7119373981849475773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=7119373981849475773&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7119373981849475773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/7119373981849475773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/11/lesempio-di-mio-padre-che-porto-nel.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-737286257443103423</id><published>2009-10-29T14:40:00.000-07:00</published><updated>2009-10-29T14:41:34.270-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;ANCORA MIGRANTI A RISCHIO DI DEPORTAZIONE IN LIBIA. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;POSSIBILI GRAVI VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;DA PARTE DELL’ITALIA E DA MALTA. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;L’APPELLO DELL’ASGI&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Si dirige verso la Sicilia il barcone con oltre 300 migranti, tra i quali donne e minori, che da diversi giorni naviga nel mare in burrasca "scortato" dalla petroliera italiana Antignano. Ieri sembrava che le autorità maltesi avessero consentito ad una unità militare libico l’ingresso nella zona SAR di competenza maltese per “riprendere” i migranti e ricondurli in Libia. Come riferiva la Repubblica nel pomeriggio di domenica 25 ottobre, “l'imbarcazione si trova(va) in questo momento in acque Sar (ricerca e soccorso) di competenza maltese, ma le autorità dell'isola - secondo indiscrezioni raccolte alla Valletta - avrebbero autorizzato Tripoli a inviare la nave da guerra Al Hani per riportare in Libia gli immigrati”. Secondo il giornale, “tecnicamente non si tratterebbe di un vero e proprio respingimento, ma della rinuncia da parte dei Paesi dell'Unione Europea a prestare soccorso al barcone, delegando alla Libia ogni responsabilità”. E’ un fatto positivo che la petroliera Antignano, su richiesta delle autorità italiane abbia portato soccorso al barcone in difficoltà, rifornendolo di viveri, dopo il secco rifiuto maltese di intervenire in alcun modo. Tuttavia tale iniziale operazione di soccorso non può avere come sua conclusione quella di restituire i migranti stessi ad un’unità navale libica. Per questa ragione, anche se il barcone sembra ormai dirigere verso la Sicilia, occorre ribadire, anche per future vicende che potrebbero concludersi tragicamente, che in mare non può essere consentita alcuna omissione di soccorso, e che gli obblighi di salvataggio previsti dalle convenzioni internazionali vanno adempiuti con la massima tempestività, senza attendere l’intervento di mezzi militari in funzione di contrasto dell’immigrazione clandestina. Senza la eccezionale perizia del comandante della petroliera italiana Antignano, che nel mare in burrasca a forza otto ha coperto la navigazione del barcone carico di migranti, le scelte maturate a livello di governo tra Malta, l’Italia e la Libia avrebbero potuto avere oggi conseguenze tragiche con centinaia di vittime innocenti. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ASGI ritiene infatti che, in base al diritto internazionale, incomba su Malta o sull’Italia, paesi che hanno coordinato e gestito le operazioni di soccorso in questa ed in altre occasioni passate, l’obbligo di condurre i migranti, che non risulterebbero essere cittadini libici e tra i quali vi sarebbero molti potenziali richiedenti asilo, verso un “place of safety”, ovvero un porto sicuro, che non è certo configurabile in Libia, sia per gli abusi che in quel paese vengono inflitti ai migranti, sia perché la Libia non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati.  Questo obbligo va adempiuto adesso dall’Italia con la massima tempestività, senza attendere ulteriori accertamenti medici, dopo che si è diffusa la notizia che una imbarcazione militare italiana con alcuni medici a bordo sarebbe partita da un porto siciliano per andare incontro al barcone che a lento moto, dopo il rifiuto di ingresso frapposto dalle autorità maltesi, naviga ormai verso le coste italiane.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ASGI ricorda, per questo caso e per gli altri simili che si potrebbero verificare in futuro, alle autorità italiane e maltesi che l’art. 12 del Codice delle frontiere Schengen prevede che le autorità di polizia possano operare dei respingimenti nei confronti dei migranti che tentano di entrare nel territorio di uno stato dell’Unione in violazione delle norme sull’ingresso, ma che questo potere, come autorevolmente richiamato in modo costante dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo, non può essere esercitato in contrasto con i diritti fondamentali della persona, tra i quali va annoverato il diritto di chiedere asilo.&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il principio di  non refoulement ( non respingimento), sancito dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra e dal Protocollo 4 della CEDU , nonché il divieto di esporre ogni persona al rischio di subire torture o trattamenti disumani o degradanti di cui all’art. 3 della CEDU, si attuano senza alcuna limitazione territoriale anche al di fuori delle frontiere statuali, e quindi anche in acque internazionali, quando, come nel caso concreto, c’è il rischio che le persone respinte verso un paese terzo come la Libia che non è in grado di fornire alcuna protezione e dal cui territorio possano essere successivamente deportate verso i paesi di origine nei quali possono subire arresti arbitrari, torture o altri trattamenti disumani o degradanti. &lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Al fine di non porre in essere gravissime violazioni del diritto internazionale di cui sarebbero responsabili, e delle quali dovrebbero essere chiamate a rispondere di fronte alle autorità giudiziarie nazionali e di fronte agli organi comunitari, l’ASGI lancia un accorato appello alle autorità italiane e alle autorità maltesi affinché il barcone con i migranti venga tempestivamente portato in un porto sicuro, in Italia dopo che Malta ha rifiutato qualsiasi collaborazione. E che lo stesso venga fatto se in futuro si dovessero verificare altri casi simili. Non si può affidare alla perizia ed al coraggio di un comandante di una nave commerciale l’espletamento di una operazione di salvataggio che compete alle unità militari di un paese, le uniche ad avere i mezzi adatti per svolgere tali operazioni con la massima tempestività e sicurezza. Esattamente come avveniva nel 2008, fino a quando il governo italiano, a seguito degli accordi con la Libia, non ha deciso di modificare le regole di intervento delle unità militari italiane nelle acque del Canale di Sicilia, per non lanciare messaggi che secondo alcuni avrebbero addirittura incentivato le partenze dalle coste dei paesi nordafricani.&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Queste scelte del governo italiano si sono tradotte in centinaia di casi di respingimento collettivo verso la Libia per i quali l’ASGI ha presentato un esposto alla Commissione Europea e sui quali si dovrebbe pronunciare anche la Corte Europea dei diritti dell’Uomo.&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Auspichiamo che la giustizia internazionale, e gli organi comunitari, a differenza di quanto avvenuto finora in Italia, esprimano una forte censura verso i comportamenti omissivi dei governi e contribuiscano in questo modo ad evitare che i casi di omissione di soccorso finalizzati al respingimento collettivo, o, peggio, le operazioni di trasbordo violento, continuino a verificarsi impunemente nella totale assuefazione dell’opinione pubblica.&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italia, 26 ottobre 2009 &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-737286257443103423?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/737286257443103423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=737286257443103423&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/737286257443103423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/737286257443103423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/10/ancora-migranti-rischio-di-deportazione.html' title=''/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-8583765963592858560</id><published>2009-10-29T13:48:00.000-07:00</published><updated>2009-10-29T13:49:23.538-07:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Immigrati una risorsa incompresa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Giovanna Zincone&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È rapida, consistente, supera ormai la media europea, ha cospicue immissioni di irregolari, è ben radicata nel tessuto sociale. Nel Dossier Statistico sull’immigrazione italiana, presentato ieri da Caritas, questi caratteri emergono chiaramente.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gli immigrati sono circa 4.300.000, il 7,2% della popolazione. Con Spagna (+726%) e Irlanda (+400%), l’Italia (+292%) è tra i Paesi europei che hanno visto moltiplicare più in fretta la quantità di stranieri negli ultimi 10 anni. A nutrire la rapida moltiplicazione dei nostri immigrati sono stati anche, e molto, flussi irregolari. Lo dimostrano le cifre delle numerose regolarizzazioni, inclusa l’ultima, quella che ha registrato 300.000 richieste, ed erano solo lavoratori domestici. È una cifra enorme, se si pensa che esclude neo-comunitari come i romeni perché non ne hanno più bisogno. È una cifra enorme, se si considera che la crisi economica sta producendo importanti controesodi e che anche dall’Italia i rientri sono iniziati. In Spagna e in Germania il numero dei residenti immigrati è già sceso. Ma certo gli esodi non modificheranno il fatto che in Europa e in Italia l’immigrazione ha un carattere strutturale. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nostri immigrati - stando ai dati Caritas - sono lavoratori (2 milioni), studenti (629.000). Sono fonti di benessere perché producono il 10% della ricchezza nazionale e versano 7 miliardi di contributi previdenziali. Caritas, mentre evidenzia questi e altri aspetti confortanti, cerca di attenuare quelli preoccupanti: sbarchi di clandestini, immigrazione come fonte di aumento della criminalità e sfida all’ordine pubblico. Il Dossier, a ragione, rileva che gli sbarchi rappresentano una quota minima (1%) degli ingressi e soprattutto osserva che quelle navi trasportano disperati, molti dei quali hanno diritto all’asilo. Caritas ritorna a segnalare che la percentuale di devianti tra gli immigrati regolari corrisponde a quella tra gli italiani. Rileva pure che i tassi di attività e di occupazione degli stranieri sono più alti di quelli dei nazionali. Consiglia di non temere la comunità musulmana perché la vede in gran parte pacifica. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa determinazione all’ottimismo deriva dal suo impegno etico a difesa dei deboli. È degno perciò del massimo rispetto, anche se la realtà ne esce un po’ trasfigurata. Resta il fatto che il tasso di criminalità immigrata nel complesso è troppo alto. L’aumento della disoccupazione tra gli stranieri, che si accompagna a un aumento seppur minore tra gli italiani, genera tensioni. La quieta comunità musulmana ospita in grembo piccoli nuclei sovversivi che potrebbero produrre guai, come l’attentato milanese insegna.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L’immigrazione non è un valzer per signorine. È un percorso doloroso e difficile per chi emigra. È un fatto duro da metabolizzare per gli abitanti dei Paesi di immigrazione. A chi ha oggi difficoltà a metabolizzare suggerisco una visita, anche solo virtuale, al neonato Museo Nazionale dell’Emigrazione: sfata molti luoghi comuni e aiuta a mettersi nei panni degli altri. Gli italiani sono emigrati in massa anche dalla Padania, non solo dallo sciagurato Mezzogiorno. Nel 1890 il Prefetto di Vicenza informa che «all’emigrazione si abbandonano moltissimi contadini, i quali vi devono essere spinti non tanto dalla speranza di trovare in America di che arricchire rapidamente, quanto dall’impossibilità di campare più oltre la vita nella loro Patria». Anche i nostri immigrati varcavano le frontiere di frodo o con poco credibili permessi turistici. L’emigrazione italiana ha portato con sé non solo potenti mafie, ma anche gruppuscoli sovversivi e autori di attentati eccellenti. Le nostre comunità erano quindi considerate pericolose per l’ordine pubblico. Come se non bastasse, agli italiani si rimproverava pure di rubare il posto ai lavoratori locali. E, mentre il grosso dei nostri emigrati di fatto contribuiva ad arricchire i Paesi ricettori, indebite generalizzazioni anti-italiane da parte di politici e opinionisti di spicco finivano per legittimare cacce all’uomo e stragi. Come nel caso del linciaggio di 11 lavoratori italiani ad Aigues-Mortes, seguito dal prevedibile processo farsa. L’immigrazione purtroppo non è un valzer per signorine, perciò è bene che ci si impegni tutti, classi dirigenti italiane e straniere in testa, per evitare che degeneri in una danza macabra.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fonte: La Stampa – 28 ottobre 2009&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-8583765963592858560?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/8583765963592858560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=8583765963592858560&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8583765963592858560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/8583765963592858560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/10/immigrati-una-risorsa-incompresa-di.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-5943583638564234940</id><published>2009-10-29T13:37:00.000-07:00</published><updated>2009-10-29T13:38:45.937-07:00</updated><title type='text'>Rassegna stampa</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Quel Papa che pesca nell’acqua di destra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Hans Küng&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una tragedia: dopo le offese già arrecate da Papa Benedetto XVI agli ebrei e ai musulmani, ai protestanti e ai cattolici riformisti, ora è la volta della Comunione Anglicana. Essa conta pur sempre 77 milioni di aderenti ed è la terza confessione cristiana, dopo la chiesa cattolica romana e quella ortodossa. Cosa è successo? Dopo aver reintegrato l'antiriformista Fraternità San Pio X, ora Benedetto XVI vorrebbe rimpolpare le schiere assottigliate dei cattolici romani anche con anglicani simpatizzanti di Roma. I sacerdoti e i vescovi anglicani dovrebbero potersi convertire più facilmente alla chiesa cattolica, mantenendo il proprio status, anche di sposati. Tradizionalisti di tutte le chiese, unitevi - sotto la cupola di San Pietro! Vedete: il pescatore di uomini pesca soprattutto sulla sponda destra del lago. Ma lì l'acqua è torbida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo atto romano rappresenta niente meno che un drastico cambio di rotta: via dalla consolidata strategia ecumenica del dialogo diretto e di una vera riconciliazione. E verso una pirateria non ecumenica di sacerdoti, cui viene persino risparmiato il medioevale obbligo di celibato, solo per render loro possibile un ritorno a Roma sotto il primato papale. Chiaramente l'attuale arcivescovo di Canterbury, il Dr. Rowan Williams, non era all'altezza della scaltra diplomazia vaticana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo voler ingraziarsi il Vaticano apparentemente non ha compreso le conseguenze della pesca papale in acque anglicane. In caso contrario non avrebbe firmato il comunicato minimizzante dell'arcivescovo cattolico di Westminster. Le prede nella rete di Roma non capiscono che nella chiesa cattolica romana saranno solo preti di seconda classe, e che alle loro funzioni i cattolici non possono partecipare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comunicato fa sfacciatamente riferimento ai documenti realmente ecumenici della Anglican Roman Catholic International Commission (Arcic), elaborati in anni e anni di laboriosi negoziati tra il romano Segretariato per l'Unione dei Cristiani e l'anglicana Conferenza di Lambeth: sull'Eucarestia (1971), sull'ufficio e l'ordinazione (1973) nonché sull'autorità nella Chiesa (1976/81). Gli esperti però sanno che questi tre documenti, a suo tempo sottoscritti da entrambe le parti, non sono mirati alla pirateria, bensì alla riconciliazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi documenti di vera riconciliazione offrono infatti la base per il riconoscimento delle ordinazioni anglicane, delle quali Papa Leone XII nel 1896 aveva negato la validità con argomentazioni poco convincenti. Dalla validità delle ordinazioni anglicane deriva anche la validità delle celebrazioni eucaristiche anglicane. Sarebbe così possibile una reciproca ospitalità eucaristica, una intercomunione, un lento processo di unificazione tra cattolici e anglicani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la vaticana Congregazione per la dottrina della fede fece all'epoca in modo che questi documenti di riconciliazione sparissero il più rapidamente possibile nelle segrete del vaticano. «Chiudere nel cassetto», si dice. «Troppa teologia küngiana», recitava all'epoca un comunicato riservato della agenzia di stampa cattolica Kna. In effetti avevo dedicato l'edizione inglese del mio libro «La Chiesa» all'allora Arcivescovo di Canterbury, Dr. Michael Ramsey in data 11 Ottobre 1967, quinto anniversario dell'apertura del concilio Vaticano secondo: nella «umile speranza che nella pagine di questo libro si ponga una base teologica per un accordo tra le chiese di Roma e Canterbury».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi si trova anche la soluzione alla spinosa questione del primato del papa, che da secoli divide queste due chiese, ma anche Roma dalle chiese dell'Est e dalle chiese riformiste. Una «Ripresa della comunità ecclesiale tra la chiesa cattolica e la chiesa anglicana sarebbe possibile», se «da un lato alla chiesa d'Inghilterra fosse garantito di poter mantenere il proprio attuale ordine ecclesiale sotto il primato di Canterbury e dall'altro la chiesa d'Inghilterra riconoscesse il primato pastorale del soglio di Pietro come istanza superiore di mediazione e conciliazione tra le Chiese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Così», speravo io all'epoca, «dall'impero romano nascerà un Commonwealth cattolico!» Ma papa Benedetto vuole assolutamente restaurare l'impero romano. Alla Comunione Anglicana non fa alcuna concessione, intende piuttosto mantenere per sempre il centralismo medioevale romano,- anche se impedisce un accordo delle chiese cristiane su questioni fondamentali. Il primato del papa - dopo Papa Paolo VI bisogna ammetterlo il «grande scoglio» sulla via verso l'unità della chiesa - non agisce apparentemente come «Pietra dell'unità». Torna in auge il vecchio invito al «ritorno a Roma», ora attraverso la conversione soprattutto di sacerdoti, possibilmente in massa. A Roma si parla di mezzo milione di anglicani con venti o trenta vescovi. E gli altri 76 milioni? Una strategia dimostratasi fallimentare nei secoli passatie che condurrà nel migliore dei casi alla nascita di una minichiesa anglicana «unita» a Roma in forma di diocesi personali (non territoriali) . Ma quali sono le conseguenze odierne di questa strategia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Ulteriore indebolimento della chiesa anglicana: In Vaticano gli antiecumenici giubilano per l'afflusso di conservatori, nella chiesa anglicana i liberali esultano per l'esodo di disturbatori simpatizzanti cattolici. Per la chiesa anglicana questa scissione implica un'ulteriore corrosione. Essa soffre già in conseguenza della nomina inutilmente osteggiata di un pastore dichiaratamente omosessuale a vescovo in Usa - effettuata mettendo in conto lo scisma della sua diocesi e dell'intera comunità anglicana. La corrosione è stata rafforzata dall'atteggiamento discordante dei vertici ecclesiastici nei confronti delle coppie omosessuali: alcuni anglicani accetterebbero senz'altro la registrazione civile con ampie conseguenze giuridiche (tipo diritto di successione) e con eventuale benedizione ecclesiastica, ma non un «matrimonio» (da millenni termine riservato all'unione tra uomo e donna) con diritto di adozionee conseguenze imprevedibili per i figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Generale disorientamento dei fedeli anglicani: L'esodo dei sacerdoti anglicani e la proposta loro nuova ordinazione nella chiesa cattolica romana solleva per molti fedeli (e pastori) anglicani un pesante interrogativo: l'ordinazione dei sacerdoti anglicani è valida? E i fedeli dovrebbero convertirsi alla chiesa cattolica assieme al loro pastore? Che ne è degli immobili ecclesiatici e degli introiti dei pastori?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Sdegno del clero e del popolo cattolico. L'indignazione per il persistere del no alle riforme si è diffusa anche tra i più fedeli membri della chiesa. Dopo il Concilio molte conferenze episcopali, innumerevoli pastorie credenti hanno chiesto l'abrogazione del divieto medioevale di matrimonio per i sacerdoti, che sottrae parroci già quasi a metà delle nostre parrocchie. Ma non fanno che urtare contro il rifiuto caparbio e ostinato di Ratzinger. Ed ora i preti cattolici devono tollerare accanto a sé pastori convertiti sposati? Cosa devono fare i preti che desiderano il matrimonio, forse farsi prima anglicani, sposarsi, e poi ripresentarsi? Come già nello scisma tra Oriente e Occidente (XI sec.), ai tempi della Riforma (XVI sec.) e nel primo Concilio vaticano (XIX sec.) la fame di potere di Roma divide la cristianità e nuoce alla sua chiesa. Una tragedia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;fonte: La Repubblica - 28 Ottobre 2009&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8963645256879335184-5943583638564234940?l=stimmatinisezano1.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/feeds/5943583638564234940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8963645256879335184&amp;postID=5943583638564234940&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5943583638564234940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8963645256879335184/posts/default/5943583638564234940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stimmatinisezano1.blogspot.com/2009/10/quel-papa-che-pesca-nellacqua-di-destra.html' title='Rassegna stampa'/><author><name>Comunità Stimmatini</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8963645256879335184.post-2520840227859730855</id><published>2009-10-18T01:43:00.000-07:00</published><updated>2009-10-18T01:46:25.155-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La democrazia delegittimata&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Gustavo Zagrebelsky&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Si annuncia, anzi è in corso, una crisi istituzionale di vasta portata. A che cosa sia e a che cosa essa chiami coloro che occupano posti di responsabilità nel nostro Paese, sono dedicate le considerazioni seguenti, esposte in quattro punti concatenati tra loro, dall´astratto al concreto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1. Che cosa sono e a che cosa servono le istituzioni. Il genere umano ha scoperto le istituzioni per mettere a freno l´aggressività e l´istinto di sopraffazione che allignano – in uno più, in altro meno – in ognuno di noi, per diffondere fiducia e cooperazione, garantire un po´ di stabilità e sicurezza nelle relazioni umane e proteggere quel tanto di libertà che è compatibile con la vita associata. In una parola: per allontanare sempre di nuovo, ancora di un giorno, le “prove di forza” che accompagnano, come fantasmi che possono materializzarsi, i contatti tra gli esseri umani. Le istituzioni servono innanzitutto a questo: a neutralizzare i nostri istinti distruttivi e a civilizzarci. Poiché nel fondo siamo animali selvatici, possiamo anche dire: servono ad addomesticarci, incanalando e indirizzando le nostre energie in strutture, procedure, garanzie e controlli, così trasformandole, da distruttive, in costruttive di opere durature.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non sembri eccessivo che, per parlare delle opere e dei giorni del nostro Paese in questo momento, si proceda così da lontano e da fondo, cioè da questa piccola sintesi del celebre scritto di Sigmund Freud sul “disagio della civiltà” (1929). È una messa in guardia a proposito di ciò che accade quando le istituzioni s´indeboliscono o scompaiono, inghiottite dall´ego di coloro che le impersonano e le usano per i loro propri interessi. Oppure – ed è lo stesso – è un ammonimento circa i pericoli di quando si diffonde l´idea che esse siano impacci, o abbiano tradito la loro funzione e siano diventate semplicemente coperture della lotta politica. In breve, si tratta dello scatenamento delle energie peggiori, che le istituzioni e il “senso delle istituzioni” non riescono a controllare. Questo è esattamente il nostro rischio, la china su cui siamo messi a causa di ciò che, con un´espressione abusata di cui non si coglie più la drammaticità, chiamiamo “delegittimazione”. Senza istituzioni, tutto diventa possibile. La “prova di forza” pre-politica, cioè fuori delle regole che ci siamo dati per “istituzionalizzare” il fisiologico conflitto politico, è alle porte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2. Conflitto pre-politico. Guardiamo quello che accade. Lasciamo da parte i troppi che, come sempre accade, aspettano senza scoprirsi di capire come vanno le cose per schierarsi dalla “parte giusta”. Accanto ai molti indifferenti, presi dell´assillo d´altri problemi, coloro che si sentono parti in causa sono divisi da una frattura che non possono o non vogliono colmare. Da una parte, c´è chi giurerebbe sulla convinzione che è in corso una congiura contro il presidente del Consiglio e la sua maggioranza, condotta con metodi criminosi da oligarchie irresponsabili e magistrature corrotte politicamente, per un fine antidemocratico: contraddire il risultato di libere elezioni e mettere nel nulla la volontà di milioni di elettori. Sul fronte opposto, si giurerebbe sulla convinzione che, invece, il metodo criminoso è quello di un presidente del Consiglio che, per evitare di rispondere in giudizio di accuse penali assai gravi e infamanti, vuol porsi al di sopra della Costituzione e della legge, cambiandole a suo uso e consumo. Così, due accuse si fronteggiano: di attentato alla democrazia, da una parte; di attentato allo stato di diritto, dall´altra. Questa spaccatura è pre-politica. Non riguarda il come agire dentro le regole della politica che sono date dalla Costituzione, ma addirittura se starci dentro, o uscirne fuori. Vola, infatti, nei due sensi, l´accusa di tentare una forzatura. Qualcuno parla di “golpe”, senza rendersi conto di ciò che dice o forse rendendosene ben conto. Quando questo veleno entra in circolo, tutto – atti e parole che, nella normalità, sarebbero inimmaginabili o apparirebbero disgustose intimidazioni e prepotenze – diventa lecito, anche a fini preventivi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli storici diranno di chi è la responsabilità della stasis, del punto morto al quale siamo arrivati. Ma noi ora vi siamo dentro e non possiamo consolarci pensando, ciascuno sulle proprie posizioni, che la storia ci darà ragione. Abbiamo il dovere di districarci nella difficoltà, per noi e i nostri figli, ai quali vorremmo consegnare un Paese pacifico e civile. Non serve a nulla, a questo punto, la ricerca della responsabilità originaria. Serve solo ad attizzare il conflitto. Non serve a nulla lo scambio di accuse tra due fronti che sembrano non ascoltarsi più. Anzi, serve a scavare ancora il fosso e a dare spazio all´avventura. Nessuno ha da rinunciare alle proprie idee, al giudizio su sé e su gli altri. Ma ora si tratta di prendere atto che la spaccatura esiste come “dato”, come “cosa” che minaccia le istituzioni e, con esse, la convivenza ch´esse devono assicurare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;3. “Delegittimazione democratica” delle istitu
